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Vite e vino in Brianza dai Celti a oggi
Una mostra-manifestazione fino al 27 marzo
Il Museo Civico “Carlo Verri” di Biassono e il Gruppo ricerche archeostoriche del Lambro, supportati dall’Assessorato alla cultura del Comune di Biassono, hanno realizzato una MOSTRA-MANIFESTAZIONE dedicata alla vite e al vino in Brianza, nel passato e nel presente.
La mostra resterà in museo sino al 27 marzo; lo spunto il voler ricordare Carlo Verri, cui è intitolato il Museo, nella sua veste di agronomo illuminato, innovatore delle tecniche di coltivazione.
La passione per l’agricoltura nacque in Carlo proprio a Biassono dopo il 1787, quando ereditò la villa, oggi Palazzo Municipale, con i terreni annessi. Educato alla cultura francese illuministica del tempo, iniziò leggendo i testi dei più accreditati agronomi europei, iniziando poi a sperimentare la coltivazione di gelsi e viti con propri criteri. Giunse a concludere che queste piante attecchivano perfettamente, purché opportunamente curate, e potevano rappresentare una importante risorsa per l’economia del territorio della Brianza.
Consigli, piccole scoperte e curiosità trovarono illustrazione in numerosi suoi volumi. In particolare ricordiamo due opere che trattano della vite e del vino: Saggio di agricoltura pratica sulla coltivazione delle viti, uscito nel 1803, e Del vino discorsi quattro uscito postumo vent’anni più tardi nel 1823. Le pubblicazioni originali verranno presentate in mostra.
La mostra si articola in diverse sezioni. Si inizia con la documentazione archeologica, per la quale il nostro Museo civico possiede numerosi e importanti oggetti legati alla conservazione e al consumo del vino, di provenienza locale. Molti reperti archeologici d’età e tradizione celtica sono stati rinvenuti alla Cascina Marianna: i cosiddetti “Vasi a trottola”, destinati a contenere vino, a testimonianza che già oltre duemila anni fa in Biassono era presente la coltivazione della vite e il vino era molto apprezzato. Era una bevanda considerata dono divino, il cui consumo avveniva collettivamente, permettendo una “estasi dionisiaca”. La passione, anche eccessiva, dei Celti per il vino era tradizionale. I riti legati aDioniso e al “simposio”, in origine greci, giunsero da noi, in età molto alta (VI secolo a.C.), tramite il commercio con gli Etruschi.
Una seconda sezione si occupa della vite e del vino in età romana, con la produzione locale, per la quale abbiamo le Olpi (brocche con manico di allora) per la conservazione e le tazze per il consumo. Molti reperti provengono dagli scavi archeologici di Giussano, Verano, Biassono e Vimercate. La produzione di vini era locale e ne abbiamo preziose testimonianze letterarie antiche (nelle Georgiche di Virgilio, che si riferiva proprio alle coltivazioni padane). Ma i prodotti più pregiati e costosi giungevano dall’Italia centrale e meridionale, dalla Grecia, dall’Africa. Viaggiavano in anfore e attraversavano i mari sulle navi. Localmente invece già si usavano, per la fermentazione e la conservazione, botti simili a quelle moderne, oltre ad otri in pelle e ad altri contenitori.
La terza sezione, dell’altomedioevo, del medioevo, sino all’età moderna (XVIII secolo), vede il consumo di prodotti solo locali, però molto apprezzati dai “barbari” giunti dal Nord (Goti e Longobardi). L’importazione è diventata difficile. Il vino però diviene uno dei momenti centrali della celebrazione dei riti cristiani: nella Messa si trasforma nel sangue di Cristo e con esso ci si comunica. L’immagine della vite diviene un simbolo fondamentale delle rappresentazioni paleocristiane, specie sui sarcofagi, e nella decorazione delle chiese. Attraverso la coltivazione della vite si produce il vino, che apre la via della salvezza eterna.
Ma il vino anche, in un mondo nel quale l’acqua si conserva solo nelle cisterne e si raccoglie nei pozzi, diviene l’unica bevanda perfettamente asettica. Al povero, sino ad età recente (XVIII secolo), la carità pubblica assicurava “pane e vino”, spesso distribuendo appositi gettoni.
Importante era l’aspetto nutrizionale del vino, utilizzato a volte anche come pagamento di prestazioni lavorative.
La quarta sezione, alla quale già si è accennato, vede la nascita dell’agricoltura moderna e le iniziative di Carlo Verri, del quale il Museo possiede una documentazione bibliografica originale molto ricca. Nell’Ottocento i vini brianzoli furono anche declamati da poeti, primo fra tutti Carlo Porta che tra gli altri celebra quelli a noi vicini Quij grazios – de la Santa e d’Osnagh, / Quell magnifegh de Omaa, de Buragh, / Quell de Vaver posaa e sostanzios, / Quell sinzer e piccant de Casal, / Quij cordial – de Canonega e Oren, / Quij mostos – nett e s’cett e salaa / De Suigh, de Biasson, de Casaa ...
Si tratta, con parte del XIX secolo, dell’ultima epoca nella quale la coltivazione della vite ebbe qualche fortuna nella nostra Brianza. Successivamente la coltivazione industriale del gelso (per nutrire i bachi da seta), più remunerativa, la ridusse progressivamente, fino alle distruzione operate dalla Fillossera, alla fine dell’800, portataci dalle viti americane, che distrusse tutti i vigneti. Giocò anche negativamente la diffusione dei migliori vini prima piemontesi e poi meridionali, convenienti economicamente (a Milano si aprirono i “Trani”, dall’omonima città pugliese).
Si diffuse una cultura “borghese” del vino e dei liquori, da consumare nelle riunioni di famiglia e con gli ospiti, acquisendo tradizioni anche transalpine, inglesi e francesi.
Il ritorno alla viticoltura e alla produzione, con tecniche modernissime, nel territorio della Brianza, che sembrava aver dimenticato lo splendore dei vigneti, è ora tornato di attualità tra di noi. Un’ultima sezione quindi è dedicata alle produzioni che iniziano ad affacciarsi sul mercato enologico, con prodotti di alta qualità, che certamente avranno notevole importanza nel futuro economico della Brianza e nella nostra provincia.
Le nuove aziende brianzole sono soprattutto quelle ubicate nella zona di Montevecchia e della Val Curone.
Concluderà la mostra-manifestazione la presentazione dell’unico vigneto oggi presente nella neonata provincia di Monza e Brianza. In eccezionale anteprima sarà presentato il primissimo vino prodotto nella nostra provincia, il Crodello di Oreno di cui, nell’occasione, sarà annunciata la richiesta di riconoscimento.
28/12/2009 |