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Vinexpo: una indagine su vino e alcolici
Presentata da Vinexpo in occasione della conferenza stampa per l’edizione 2001
È con grande piacere che proponiamo ai nostri lettori
la versione integrale della presentazione di un ponderoso "studio
di settore" (oltre 400 pagine) presentato in
occasione della conferenza stampa per l’edizione 2001 di "Vinexpo", in programma
a Bordeaux dal 17 al 21 giugno.
L'indagine è stata commissionata dagli organizzatori della
importante rassegna a un noto istituto di ricerche di mercato
e i risultati che ne emergono sono davvero molto, molto interessanti.
Buona lettura.
SITUAZIONE DEL MERCATO MONDIALE
DEL VINO E DEGLI ALCOLICI
E PREVISIONI A CINQUE ANNI (FINO AL 2005)
indagine di mercato commissionata da Vinexpo
prima parte:
TENDENZE E PREVISIONI MONDIALI DI PRODUZIONE,
CONSUMO E DISTRIBUZIONE
LA SUPERFICIE DEI VIGNETI A LIVELLO
MONDIALE
La superficie dei vigneti a livello mondiale copriva 5,84 milioni
di ettari nel 1999, cioè l'8% in più rispetto al
1994.
L'aumento della superficie coltivata si è rivelato più
considerevole nei paesi del Nuovo Mondo,
tra cui la Nuova Zelanda, che ha
esteso la propria superficie di vigneti del 71,4%, l'Australia
(+47,8%) e il Cile (+43%). In compenso,
tutti i Paesi produttori dell'Europa
Occidentale e dell'Europa dell'Est, salvo la Romania che ha registrato
un aumento dello 0,4%, hanno ridotto la propria superficie coltivata.
Questa diminuzione si è rivelata particolarmente marcata
nei Paesi tradizionalmente grandi produttori, come l'Italia
(-10,3%) e la Spagna (-11,3%).
Prospettive per i prossimi 5 anni
La tendenza all'espansione della coltivazione di vigneti nei Paesi
nuovi produttori di vino, la stabilità nell'Europa dell'est
e la riduzione nell'Europa occidentale, dovrebbe proseguire. Il
Cile, in particolare, dovrebbe vedere la propria superficie coltivata
aumentare di un altro 32,5%, il Sudafrica registrerà un
aumento del 30%, la Nuova Zelanda del 25% e la Cina del 15%.
È opportuno ricordare, tuttavia, che l'Europa occidentale,
con le sue 2 964 migliaia di ettari di superfici coltivate rappresenta
più della metà della superficie coltivata mondiale
nel 1999.
PRODUZIONE VINICOLA MONDIALE
Le ultime cifre indicano che nel 1999 sono stati prodotti 272
milioni di ettolitri di vino e che la produzione
mondiale è aumentata del 18,3% rispetto al 1994.
La produzione ha fatto un balzo del 200% in Giappone
e del 26,7% in Cina.
In Europa, la Bulgaria è il
paese che ha maggiormente aumentato la propria produzione negli
ultimi cinque anni (+75,49%), insieme alla Spagna
(+75,2%). Sono stati registrati aumenti anche in Oceania
(+50,9%), in Nordamerica (+40,5%)
e in Sudafrica (+40,5%).
Gli unici Paesi ad aver registrato una diminuzione
della propria produzione sono l'Argentina
(-12,6%) e l'Italia (-1,5%). Tuttavia,
in entrambi i casi, queste diminuzioni sono la conseguenza di
misure di ristrutturazione intraprese nella produzione vinicola
da un lato, e di un ritorno verso la produzione di vini di qualità
a scapito della produzione di massa, dall'altro lato.
Prospettive per i prossimi 5 anni
Si prevede che nel 2005 sui mercati internazionali saranno disponibili
per il consumo circa 282 milioni di ettolitri di vino.
Il Sudafrica e il Cile
(+33,9% e +33,2% rispettivamente) avranno la tendenza a registrare
gli aumenti più importanti in termini di produzione vinicola.
Tuttavia, nel resto dei nuovi Paesi produttori, l'aumento dei
volumi è dimezzato rispetto alla situazione verificatasi
nel corso degli ultimi cinque anni. In Europa occidentale, solo
la Spagna dovrebbe aumentare i propri
volumi (+10%), mentre la Germania
dovrebbe rappresentare il calo di produzione più importante
al mondo (-13,6%).
CONSUMO MONDIALE DI VINO
Gli amanti del vino di tutto il mondo nel 1999 hanno consumato
188,42 milioni di ettolitri
di vino, che rappresenta un aumento dell'8,1% in cinque anni.
L'Asia, l'Europa
del nord e il Nordamerica
registrano un notevolissimo aumento del proprio consumo. Effettivamente,
il consumo è aumentato rispettivamente di 67,3%, 24% e
19,9% tra il 1994 e il 1999.
In Europa, sono i Paesi non
produttori come il Belgio, i Paesi Bassi e il Regno
Unito ad avere maggiormente contribuito a questo aumento.
L'aumento del consumo di vino si è rivelato del 36,4% in
Belgio, tra il 1994 e il 1999, mentre
nei Paesi tradizionalmente produttori, come la Francia,
si è registrata una diminuzione dell'1,7%; per quanto riguarda
l'Europa dell'est, la diminuzione
è stata del 5,6%.
Benché la quantità di vino consumato in Asia rimanga relativamente scarsa
(8,2 milioni di ettolitri) rispetto ai mercati più stabili,
ad esempio, dell'Europa occidentale (con i suoi 119,2 milioni
di ettolitri), l'infatuazione per il vino in Cina
come in Giappone, è semplicemente
molto notevole.
Nel corso degli ultimi cinque anni, i cinesi hanno aumentato il
proprio consumo del 53,2%, e i giapponesi l'hanno più che
raddoppiato (+109,4%), e questo, malgrado la crisi economica asiatica,
nel 1998. Sembra che, al contrario, la diminuzione del potere
d'acquisto in Giappone abbia incoraggiato i consumatori di questo
paese a provare una gamma più estesa di vini meno dispendiosi,
e abbia così prodotto un aumento di volume del loro consumo.
Le ragioni dell'aumento mondiale del
consumo di vino sono spesso specifiche di Paesi e mercati
particolari, ma resta il fatto che i messaggi positivi riguardanti
il suo consumo moderato e i suoi effetti benefici sulla salute
hanno avuto un impatto non trascurabile su questa tendenza. Questa
constatazione si verifica soprattutto a livello del consumo di
vino rosso, le cui proprietà antiossidanti
sono state largamente diffuse presso il pubblico.
Oltre ai fattori di salute pubblica, si distingue l'emergere di
due gruppi importanti di nuovi consumatori
di vino (le donne e i giovani), coniugato alle nuove energiche
politiche di esportazione
dei nuovi Paesi produttori (Australia, Argentina, Cile, Nuova
Zelanda, Sudafrica, Uruguay e Stati Uniti).
Prospettive per i prossimi 5 anni
Nel 2005, si stima che saranno consumati annualmente circa 198,1
milioni di ettolitri di vino, cioè il 5,1% in più,
rispetto al 1999. È nel Regno Unito
che l'aumento sarà più marcato, con +36,6%, davanti
al Giappone (+20,3%), alla Cina (+ 13,2%) e al Canada
(+11,1%). Nei Paesi produttori come la Francia,
la Germania e l'Italia,
la tendenza sarà verso un consumo più scarso ma
di qualità.
Consumo annuale per abitante
I cinque Paesi con un consumo più elevato nel 1999 erano:
l'Italia: 59,5 litri per persona
all'anno;
la Francia: 58,2 litri per persona
all'anno;
l'Argentina: 36 litri per persona
all'anno;
la Spagna: 35,5 litri per persona
all'anno;
l'Ungheria: 30,3 litri per persona
all'anno.
Il Regno Unito si collocava in
ottava posizione, (19,3 litri), davanti all'Australia,
alla Nuova Zelanda, al Cile
e agli Stati Uniti, tutti Paesi produttori.
La situazione osservata in questi Paesi negli ultimi cinque anni
riflette le tendenze generali del consumo. In Asia,
i giapponesi sono passati da un consumo di 1,2 litri di vino per
persona all'anno, a 2,8 litri, cioè un balzo del 133,3%;
tuttavia il consumatore cinese, passando da 0,2 litri a 0,3 litri,
ha bevuto il 50% di vino in più.
Comunque l'aumento più marcato,
in termini di consumo per abitante nel mondo, dopo quello del
Giappone e della Cina, è quello registrato nel Regno
Unito. L'aumento constatato è del 22,9%, cioè
un balzo da 15,7 litri nel 1994 a 19,3 litri nel 1999.
In Italia e in Francia,
al contrario, dove il consumo per abitante è tradizionalmente
il più importante al mondo, si è registrata una
diminuzione rispettivamente di -3,6% e di -0,2%.
Prospettive per i prossimi 5 anni
In Europa occidentale e nell'Europa
dell'est, il consumo per abitante dovrebbe aumentare in media
dell'1,7% fino al 2005. Il consumo pro capite nel Regno
Unito dovrebbe aumentare del 14,5%. Questa tendenza dovrebbe
allineare il consumo britannico a quello della Germania
che si colloca a 22 litri, ancora molto lontano e dietro a quello
della Francia, con i suoi 58,9 litri,
e quello dell'Italia (60 litri). La Gran
Bretagna sta comunque per rafforzare la propria immagine
di "nazione consumatrice di vino".
Anche il mercato americano
è destinato a un brillante avvenire in materia, con un
aumento del consumo stimato a 18,1% (cioè una media di
12,4 litri per persona). Ma è l'Asia
che spera nella crescita più rapida con, in testa, la Cina,
il cui consumo dovrebbe aumentare da 66,7% a 0,5 litri, e il Giappone,
che raggiungerà i 4 litri, cioè un aumento del 42,9%.
IL MERCATO INTERNAZIONALE DEGLI ALCOLICI:
IL CONSUMO
Dopo un crollo nel 1998, il mercato mondiale degli alcolici ha
ripreso il proprio progresso
nel 1999. Questa ripresa è essenzialmente frutto delle
nuove tendenze alla crescita nelle economie che avevano subito
un declino nel 1998, e del mantenimento della crescita sugli altri
mercati.
Nel 1999, le quote di mercato
erano le seguenti: vodka 16,5%, rhum 3,4%, whisky 2,9%, gin 1,6%,
tequila 0,8%, cognac 0,3%.
Tendenze attuali
Gli alcolici chiari (vodka,
rhum bianco, gin, tequila, shochu...) dominano sempre il mercato.
La vodka è al primo posto,
con 16,5% del mercato mondiale, e conta 18 dei 120 marchi internazionali
più rappresentati in termini di volumi. L'ascesa della
vodka in prima posizione è restata regolare dal 1995, per
raggiungere una crescita cumulativa del 9,2%.
Tuttavia l'aumento più spettacolare è quello della
tequila, la cui crescita sul mercato
ha fatto un balzo dell'82,8% nel corso degli ultimi cinque anni.
Da 1 044 migliaia di ettolitri nel 1995, il consumo di questo
alcolico è passato a 1 908 migliaia di ettolitri nel1999.
Il mercato del gin, del whisky
e del cognac è crollato tra
il 1995 e il 1999, e ciononostante il whisky contava, nonostante
tutto, 15 dei suoi marchi fra le 120 migliori vendite nel 1999,
e il cognac si è venduto particolarmente bene in quell'anno.
In termini di strategie di marketing, i marchi privilegiano sempre
più la fascia 18 - 24 anni e le donne, a fini espansionistici
di mercati target.
In termini di diversificazione di prodotti, si è potuto
osservare un nettissimo aumento del numero di bevande
alcoliche aromatizzate e di cocktail pronti da bere.
Questa tendenza si è verificata soprattutto sul mercato
americano e su quello australiano.
Sulla fascia alta di mercato,
si registra una tendenza dei consumatori a optare per prodotti
di grande qualità, benché siano numerose le marche
che ampliano la propria gamma di prodotti con questa nuova evoluzione
all'alcolico, e che al contempo colgono l'occasione per aumentare
i propri budget promozionali e i propri prezzi.
Per quanto riguarda il mercato di fascia
bassa, sono i prodotti locali che rafforzano la propria
posizione per rispondere ai nuovi fabbisogni dei loro consumatori,
i quali cercano buoni rapporti qualità-prezzo piuttosto
che prodotti a basso prezzo.
Il consolidamento continua
ad essere la parola chiave in un mercato dominato da 10
marchi e 5 gruppi (UDV, Diageo, Allied Domecq, Bacardi
Ltd, Seagram et Pernod Ricard). I dieci migliori marchi per volume
(Stolichnaya, Jinro Soju, Pirassununga 51, Ginebra San Miguel,
Bacardi, Smirnoff, Moskovskaya, Tandy, Ricard, Johnny Walker Red
Label) rappresentano la metà delle vendite in volume dei
120 marchi più rappresentati.
Sul mercato di fascia alta, i dieci migliori marchi di lusso (Bacardi,
Smirnoff, Ricard, Johnnie Walker Red Label, Absolut, J&B,
Jack Daniels, Gordon's Gin, José Cuervo et Ballantine's)
rappresentano un terzo delle vendite in volume, fra i 100 marchi
più rappresentati.
Prospettive per i prossimi 5 anni
Se si avvereranno le previsioni del Fondo monetario internazionale
sulla crescita economica mondiale (+3% entro il 2005), il mercato
degli alcolici dovrebbe registrare una crescita
del 16% nel corso dei prossimi cinque anni. La crescita economica
costituisce un fattore determinante per lo sviluppo di un settore
degli alcolici in ebollizione, e le economie asiatiche in particolare
sono la chiave della sua sorte a medio e lungo termine.
Tutti i segnali concordano nell'indicare che gli alcolici chiari
continueranno a dominare il mercato e rappresentare una funzione
trainante per il resto del settore.
Entro il 2005, il consumo mondiale di vodka
dovrebbe raggiungere vendite dell'ordine di 46 388 migliaia di
ettolitri, quindi un aumento del 12,7%.
La tequila dovrebbe registrare la
crescita più importante in termini di volumi di vendite,
con un aumento del 44,8% a 2 763 migliaia di ettolitri, considerando
che la produzione, e più specificamente i raccolti di agavi,
soddisfano la domanda.
Le vendite di gin e di rhum
dovrebbero stabilizzarsi intorno all'1,7% e al 4,1% delle rispettive
crescite. Tuttavia il crollo che ha colpito le vendite di whisky, di cognac
e di altri alcolici scuri dal 1995, dovrebbe essere contenuto
da un rinnovato interesse dei consumatori e di conseguenza, da
una crescita in termini di quote di mercato in questo settore.
Questa ripresa del mercato degli alcolici
scuri sarà frutto, essenzialmente, degli sforzi
di marketing dedicati a questi prodotti per renderli più
attraenti presso i giovani consumatori, ad esempio facendo ricorso
al cognac nei cocktail moderni. Sui mercati sviluppati, come il
Regno Unito e l'Australia, si prevede un aumento della domanda
per le bibite pronte da bere.
Evoluzione del consumo in volume,
dei principali tipi di alcolici, tra il 1999 e il 2005: tequila
+44,8%, whisky irlandese +34,9%, cognac e armagnac + 21,6%, cocktail
pronti da bere +13,8, vodka +12,7, rhum +4,1, whisky + 4,1, gin
+1, bourbon -3, whisky canadese - 10%.
IL MERCATO INTERNAZIONALE DEGLI ALCOLICI:
LA DISTRIBUZIONE
In Europa, all'inizio degli anni Novanta, una bottiglia di vino
e di alcolico su due poteva essere acquistata in un negozio al
dettaglio. Oggi questa proporzione è solo di una bottiglia
su tre e, fatto ancora più sorprendente, una bottiglia
su 4 nei mercati tradizionali di Paesi consumatori di vino come
la Francia.
Nel 1999, i grandi magazzini/grandi superfici
rappresentavano tra 60% e 70% delle vendite totali di vini e alcolici
nell'Europa occidentale, in
termini di volume. Il loro dominio in materia è il più
marcato in Belgio (83%), davanti
alla Francia (77%). La Gran
Bretagna arriva al terzo posto, con il 71%. Benché
l'Italia arrivi alla fine dell'elenco
con il 29% delle vendite effettuate nei supermercati, questa cifra
mostra una crescita dell'11% rispetto alle cifre del 1995. La
situazione è simile in Germania,
che ha visto la quota degli ipermercati e supermercati aumentare
del 23% nel 1995, a 59% nel 1999.
È fondamentale comprendere bene, comunque, il contesto
regionale di ognuno di questi Paesi, nei quali gli acquisti realizzati
direttamente presso i produttori rappresentano 78% e 69%.
Uno dei fenomeni più spettacolari degli ultimi cinque anni
è stata la tendenza mondiale della concentrazione
degli acquisti di vino da parte delle reti internazionali della
distribuzione. Il distributore americano Wal
Mart (proprietario delle catene tedesca e britannica Wertkauf
e Asda) è attualmente la prima catena di questo tipo al
mondo, seguita da vicino da Carrefour-Promodes (Francia) e da
Metro AG (Germania).
Prospettive per i prossimi 5 anni
Gli ultimi due anni sono stati testimoni del moltiplicarsi di
siti web dedicati al vino.
L'assenza di struttura nelle vendite su Internet rende difficile
la produzione di cifre significative, ma secondo i diversi operatori
internazionali, le vendite dell'anno 2 000 si collocano all'incirca
da 500mila a 1 milione di bottiglie, rispetto alla distribuzione
in negozio che rappresenta 30 milioni di bottiglie vendute.
Le indicazioni attuali ci fanno pensare che il prossimo successo
delle vendite di vino su internet
dipenderà, in larga parte, dalla capacità delle
principali catene di distributori di commercializzare le proprie
gamme di prodotti attraverso questo nuovo mezzo.
Le opinioni sullo sviluppo del commercio elettronico in materia
di distribuzione di vino sono divergenti, vale a dire se questa
tendenza avrà sbocco su di un nuovo Eldorado o no. Come
in tutto quello che si riferisce al commercio in rete, la difficoltà
logistica che consiste nel fare consegnare i vini acquistati al
consumatore è fondamentale, e costituirà certamente
l'elemento determinante tra i vincenti e i perdenti per le quote
di mercato interessate. Aggiungete a questo il problema delle
diverse aliquote d'imposta e delle tasse all'importazione che
sono attualmente in corso tra i diversi Paesi (e per quanto riguarda
gli Stati Uniti, tra i diversi Stati), e il puzzle del commercio
elettronico mondiale del vino non è ancora vicino alla
soluzione.
Studio realizzato da VERTUME
International & Associés per Vinexpo. Gennaio 2001.
seconda parte:
VINO E ALCOLICI IN ITALIA
IL VINO
Superfici coltivate
Le piantagioni di vigneti italiane subiscono una profonda riduzione
della propria superficie viticola (-11,4% tra il 1994 e il 1999).
Secondo gli esperti, la superficie coltivata nella produzione
reale raggiungerebbe soltanto 600 milioni di ettari nel 1999 (58%
in zone collinari, 34% in pianura e 8% in montagna).
Tre regioni si dividono il 50% delle Doc: il Piemonte,
la Toscana e il Veneto.
Produzione
In proporzioni relativamente equivalenti alla diminuzione delle
superfici viticole, la produzione di vino in Italia
è diminuita dell'1,5% tra
il 1994 e il 1999. Nonostante tutto, gli anni 1998 e 1999
sono segnati da progressioni annuali interessanti, vale a dire
+8,7% ('98/97) e +6,4% ('99/98). Tuttavia sembra che l'aumento
della produzione nel 1999 sarà il risultato di condizioni
climatiche particolarmente favorevoli e che convenga considerare,
in prospettiva del 2005, più di 55 milioni di ettolitri
di quantità di vino prodotti. La produzione di vino italiana
si suddivide praticamente in parti uguali tra i vini
bianchi (49,45% nel 1999) da un lato e i vini
rossi e rosé (46,19% nel 1999) dall'altro lato.
Esportazione
Le esportazioni italiane di vini segnano una forte aumento
tanto in volume (+19,2%) quanto in valore (+15,6%) tra il 1998
e il 1999. Se le esportazioni di vino in bottiglia sono particolarmente
dinamiche, raggiungendo 6,3 milioni di ettolitri nel 1999, lo
sfuso rappresenta ancora una grande parte delle vendite e aumenta
del 56% nello stesso periodo. Nel 1999, più del 56% del
volume delle esportazioni italiane è stato destinato a
tre Paesi dell'Unione europea:
la Germania (34%), la Francia
(14,2%) e il Regno Unito (8,4%).
Importazione
Le importazioni di vino in Italia hanno subito una diminuzione
in volume tra il 1998 e il 1999, del 15,2% dopo aver conosciuto
un forte aumento da diversi anni. In valore, questo capovolgimento
di situazione si traduce in una diminuzione di meno del 4,6% nel
1998. Dal 1995, il valore delle importazioni è comunque
aumentato del 43%: è passato da 227 miliardi di lire nel
1995 a 325 miliardi nel 1999. Queste importazioni provengono essenzialmente
da paesi dell'Unione europea,
mentre la Francia conserva più
dell'80% di quota di mercato in valore nel 1999.
Consumo
Il mercato italiano conosce un'evoluzione del proprio consumo
interno simile in tutto e per tutto agli altri grandi Paesi viticoli
europei: una erosione costante dei volumi consumati ma un aumento
progressivo per i prodotti di qualità.
Il consumo di vino è aumentato del 6,4% tra il 1994 e il
1999 e rappresenta il 18,6% del consumo mondiale nel 1999.
Consumo pro-capite
Come il consumo globale, il consumo pro capite si stabilizza
a 59,5 litri all'anno per abitante nel 1999. L'Italia
si colloca in 1a posizione per quanto riguarda il consumo pro
capite a livello mondiale e dovrebbe raggiungere i 60 litri all'anno
per abitante entro il 2005.
GLI ALCOLICI
Produzione
La produzione italiana degli alcolici raggiunge gli 874mila ettolitri
per l'anno 1999.
Esportazioni
Le esportazioni di alcolici registrano una bellissima
performance nel 1999, soprattutto in volume, dove l'aumento
raggiunge il 68,5% per arrivare a 768 078 ettolitri nel 1999.
Le acquaviti di vino (come la grappa)
rappresentano il 45,8% del volume esportato nel 1999. I liquori
si conquistano la parte più bella in valore, con circa
il 59% del mercato segnano un calo dell'8,9% in valore rispetto
al 1998 e soprattutto del 33% in volume.
Consumo
Il mercato italiano degli alcolici resta relativamente stabile in volume per il periodo 1995-1999,
in compenso il valore aumenta del 13,3% nello stesso periodo,
il che suggerisce un possibile aumento dei prezzi o un consumo
che si orienta verso prodotti di qualità superiore.
Importazioni
Nel 1999 le importazioni di alcolici aumentano
del 10,7% in volume. Gli acquisti di acquaviti di vino aumentano
del 17,9% tra il 1998 e il 1999, mentre il resto degli alcolici
diminuisce di circa il 6,5%.
In valore, l'evoluzione è verso l'aumento per le due categorie
di prodotti.
Nel settore degli alcolici, i whisky
sono i più importati con il 36% nel 1999. Il rhum
e gli alcolici chiari registrano
un forte rialzo. Per quanto riguarda il cognac,
esso registra un aumento del 22,8% tra il 1998 e il 1999.
I principali Paesi fornitori in volume
nel 1999 sono il Regno Unito (36,34%),
la Francia (22,96%) e la Spagna (9,07%). In valore
i principali Paesi fornitori sono il Regno
Unito con 42,9%, la Francia,
17,9% e la Spagna con 8,7%.
Distribuzione
La distribuzione di vino in Italia è ancora oggi largamente
dominata dalla vendita diretta
presso il produttore. L'analisi del consumo per circuito, nel
1999, mostra comunque che il settore del consumo
fuori casa (costituito essenzialmente dalla ristorazione)
rappresenta ancora il 40% del mercato. La distribuzione
moderna (vendita attraverso punti della grande distribuzione)
si è rafforzata del 55% tra il 1994 e il 1998 e rappresenta
il 60% del mercato del vino in Italia.
La distribuzione di alcolici in Italia è dominata dalla
distribuzione moderna; rappresenta il 60% del mercato totale in
volume nel 1999.
LE PROSPETTIVE
per il vino...
Il fenomeno di fondo è la riduzione costante e notevole
della superficie viticola riservata ai vini da tavola, con una
riconversione delle superfici verso una produzione di vini di
qualità superiore.
per gli alcolici...
Il mercato degli alcolici in Italia si comporta piuttosto bene
e i prossimi anni dovrebbero conservare le tendenze attuali, vale
a dire un aumento delle esportazioni, in particolare di acquavite
di vino, ma soprattutto un aumento delle importazioni.
Si ringraziano i Saloni
internazionali francesi di Milano, rappresentanti nel nostro Paese
di "Vinexpo", per la preziosa collaborazione prestataci
nella pubblicazione di questo rapporto.
21/3/2001 |