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Buon Compleanno Loazzolo
Dieci anni festeggiati il 22 giugno 2003
 
A LOAZZOLO si è festeggiato domenica 22 giugno il decimo anno della omonima denominazione di origine controllata, attribuita al vino passito, ottenuto dalle uve moscato bianco, prodotte da queste parti.
Siamo nella Langa Astigiana dove, dopo aver percorso e risalito panoramiche colline, siamo giunti nel paesino di Loazzolo, fiero dei suoi 385 abitanti con quatro cittadini, insigniti della cittadinanza onoraria proprio domenica 22, a seguito del convegno "Vigne e boschi, il privilegio di Loazzolo". Si tratta dei quattro Padri del Loazzolo, nomi di spicco del panorama enogastronomico italiano: Luigi Veronelli, che come dalle parole di Nichi Stefi, che lo ha introdotto, è un personaggio "solitario e pieno di iniziativa"; Carlo Petrini, presidente di Slow Food, un uomo dalle grandi capacità organizzative che ha puntato sulla capillarità della sua associazione nel diffondere il "diritto al piacere"; Vittorio Gancia, definito "imprenditore illuminato", e Giacomo Bologna, un protagonista assoluto del sud astigiano, il cui conferimento è stato ritirato dalla moglie, signora Anna.
Un convegno che ha visto questo epilogo in grande stile e al quale hanno partecipato più di duecento persone, stipate all'interno dello spazio, del tutto singolare, in cui si è tenuto: la Chiesa sconsacrata "Dei Battuti".
Preziosi e interessanti gli interventi, a partire da quello di Vincenzo Gerbi, docente di enologia alla Facoltà di agraria di Torino, che ha encomiato il Loazzolo quale vero vino passito. Flavio Caroli e Gianfranco Miroglio hanno toccato temi, l'uno legato all'arte e l'altro all'aspetto ambientale e naturalistico in particolare alla realtà boschiva, che contorna il paesino di Loazzolo, che deve essere oggetto di seria tutela.
Abbiamo poi ascoltato Piero Sardo, vice presidente di Slow Food, che ha ribadito l'importanza di far parlare un territorio, fatto che grazie alla sinergia con i prodotti alimentari, ma soprattutto con il vino, viene ad essere un obiettivo sicuramente raggiungibile.
Interessante poi il commento di Luigi Cremona, da parte del Touring Club Italiano, che ha sottolineato l'esempio che una piccola realtà come Loazzolo può dare.
Più strettamente legata al vino, la conversazione di Alberto Alpi (Seminario Veronelli), che ha trattato anche della rigida severità del disciplinare di produzione del Loazzolo, sottolineando la validità di legare il nome del vino al nome del territorio, da cui nasce (Francia docet!).
Il consigliere delegato della Martini e Rossi, Guidi Bili, si è soffermato sull'importanza che la Doc Loazzolo viene ad avere anche nella valorizzazione della più nota Doc Asti.
E' toccato quindi a Luigi Dezzani, Presidente del Consorzio Vini d'Asti del Monferrato fiero del momento felice che sta vivendo il Barbera, con cui suggerisce di accompagnare un pranzo da cena, da concludersi però con di Loazzolo.
Dopo il convegno, nel borgo di Loazzolo, vestito a festa, abbiamo visitato gli spazi di degustazione, sia del Loazzolo (con la proposta di 6 vini, di differenti produttori e di annate diverse), che di prodotti, sotto "tutela" dei Presidi di Slow Food, tutti accompagnati da elegante accompagnamento musicale. Per le vie del paesino era stata allestita la mostra fotografica "Paesaggi e Personaggi".
Durante tutta la giornata le cantine dei produttori di Loazzolo, otto in tutto, di cui sei stanno già commercializzando questo vino (le altre due stanno aspettando i tempi "disciplinari" di iinvecchiamento) hanno aperto le loro porte.
Per via del tempo tiranno abbiamo potuto visitare solo tre degli otto produttori, che ci hanno accolto con grande entusiasmo, cosa che ci ha fatto immenso piacere soprattutto perché testimonia, che, oltre alle giornate classiche deputate all'apertura delle cantine, ci sono tante altre occasioni in cui ,con maggior tranquillità, è possibile visitare le aziende vinicole, incontrare gli uomini e le donne del vino, ben disponibili a parlarci della loro terra e dei loro prodotti.
Abbiamo incontrato e scambiato quattro chiacchiere con gli "amici" di Forteto della Luja, di Borgo Maragliano e dell'Azienda Piancanelli, che ci hanno parlato della non facilità di ottenimento del Loazzolo, la cui uva ­ il moscato bianco, tradizionalmente impiegato per la produzione dell'Asti, che cresce su ripidi pendii da viticoltori eroi ­ viene raccolta con una vendemmia tardiva oppure posta a essiccare su graticci, ma ci può essere anche un mix delle due soluzioni, a seconda dell'intento del vignaiolo.
Dopo la fermentazione è previsto un soggiorno in botte piccola del nettare prima di passare all'imbottigliamento, evoluzione, che, da disciplinare è di almeno due anni dall'anno di produzione delle uve con una permanenza minima in legno piccolo (contenitori al massimo di 250 litri) per sei mesi. Particolare interessante è che uno dei produttori incontrati (Piancanelli) impiega contenitori per l'evoluzione in essenze legnose differenti, cosa che ci portato alla mente la tecnica di produzione dell'aceto balsamico tradizionale.
Cosa ci ha ricordato il Loazzolo? I profumi del suo vitigno, il moscato con note di muschio, la frutta candita e per via del soggiorno in piccoli contenitori, una gradevole vaniglia. Un gusto dolce ma non stucchevole è quello che abbiamo trovato in bocca. Dolce più evidente nelle annate giovani (il 2000) e più amalgamato man mano che va avanti l'affinamento.
Dicevamo che ora sono otto i produttori di Loazzolo (i già citati Borgo Maragliano, Forteto delle Luja e Piancanelli a cui si aggiungono Borgo Moncalvo, Borgo Isolabella, Borgo Sambui, C. Bianca e Pianbello) ma nel 1987, quando si cominciò a tessere la trama per produrre questo vino, erano in quattro, quattro "angeli pazzi", come allora li aveva descritti un giornalista tedesco. E se la pazzia è quella di fare un vino che identifica un territorio, che ci da piacere e che è di qualità, ben vengano pazzi di questo tipo.
A loro e al Loazzolo auguriamo non 100 ma mille di questi giorni, con la speranza che anche se il tour a Loazzolo ci ha permesso di godere di panorami spettacolari, tutti i produttori promuovano una campagna conoscitiva del loro interessante vino, che merita di essere noto a un numero sempre maggiore di persone.
Mirka Frigo e Giorgio Luppi

Per ulteriori informazioni:
Comune di Loazzolo
telefono 0144 87130

2/7/2003