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Donnafugata e la "soft economy"
Se ne parla in un libro di Antonio Cianciullo ed Ermete Realacci
L’azienda vitivinicola siciliana diventa un esempio del made in italy
che fa qualita’, cultura e bene all’ambiente.C’è un
Italia di successo, un Italia che non declina e che riesce ad essere innovativa
e di talento. E’ il nuovo "made in Italy" della SOFT
ECONOMY, “... un’economia basata anche sull’identità,
la storia, la creatività, la qualità; un’economia in grado
di coniugare coesione sociale e competitività e di trarre forza dalle
comunità e dai territori”.
Antonio Cianciullo, inviato di Repubblica, ed Ermete
Realacci, presidente onorario di Legambiente e oggi anche presidente
della Fondazione Symbola, con Soft Economy, edito nei Bur della Rizzoli, compiono
un viaggio alla scoperta di questa Italia capace di competere nella sfida globale,
mettendo insieme tradizione e hi-tech, parchi e centri di ricerca, turismo e
industria innovativa.
Venticinque storie di originalità imprenditoriale e vocazione al territorio,
esempi di aziende di successo a livello internazionale, espressione di un Made
in Italy che non conosce ostacoli e che continua ad avere il vento in poppa,
nonostante tutto. Tra questi casi, c’è anche Donnafugata,
marchio storico del vino di qualità ed, oggi, avanguardia di una filosofia
produttiva che sotto il motto di “Impresa, natura e cultura” ha
totalmente rivoluzionato il profilo enologico di una terra che sino a qualche
decennio fa subiva il peso di produzioni di massa.
“C’è un’Italia produttiva – spiega José
Rallo – che non teme il confronto, anzi dai mercati riceve nuovi stimoli
ad andare avanti sulla strada della qualità, del rispetto dell’ambiente
e dei valori del territorio. E’ su questo orizzonte che dobbiamo saper
immaginare il futuro del Paese, senza tradire lo stile e l’immagine dell’Italia
più bella e suggestiva".
8/1/2006 |