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Picolit 2006 en Primeur...
... ovvero "della riconoscibilità di un prodotto
 
“Picolit, antica grandeur e nuovi orizzonti” (Tutto ciò che volevate sapere sul Picolit ma non osavate chiedere), questo il titolo del convegno che si è tenuto sabato 13 ottobre, a Cividale del Friuli in occasione della presentazione alla stampa en primeur dell’annata 2006 del PICOLIT, la prima dopo l’ottenimento della Docg.
Relatori internazionali, introdotti con maestria e humor da Claudio Fabbro, moderatore del convegno; tra i vari saluti istituzionali abbiamo trovato molto interessante quello del sindaco di Cividale, Attilio Vuga, che nel suo intervento definisce il Picolit “... eccellenza derivata da un limite della natura”, probabilmente la definizione più appropriata per questo vino.
Ian D’Agata, nella sua relazione “Picolit ieri e oggi: un grande avvenire alle spalle, un futuro luminoso davanti”, dopo aver inquadrato la zona di produzione del Picolit, all’interno della regione Friuli e quindi della Doc Colli orientali del Friuli ed infine nella sottozona Cialla, ha descritto i caratteri ampelologici del vitigno e distringue i vini in tre tipologie organolettiche: varietale, appassito e botritizzato.
Il professor Enrico Peterlunger, dell’Università di Udine, in “Picolit: il fascino discreto di una varietà antica”, ci ha raccontato delle origini controverse del vitigno, da alcuni localizzato addirittura in terra d’Africa; elencato i sistemi di allevamento del passato e attuali, dalla Cappuccina al Guyot ad archetto; elenca i biotipi, tra cui il Picolit dal pedunclo rosso; ci ha informato sulle caratteristiche di clima e suolo preferite dal vitigno, terreno povero (possibilmente marnoso), buona esposizione e ventilazione, ci ha erudito sulle temperature ottimali e sulla concimazione (scarsa o nulla) necessaria.
Una varietà, il Picolit, che necessita quindi di “Genius Loci”.
Roberto Zironi ha ripercorso la strada compiuta per arrivare all’ottenimento della Docg, "La qualità del Picolit espressa nel disciplinare Docg”; partendo dall’estrema variabilità iniziale dei prodotti, dovuta a differenti tecniche produttive, spesso con elevate acidità volatili, sino alla descrizione del corretto processo di appassimento (non obbligatoriamente imposto dal disciplinare, ma praticamente necessario per arrivare a ottenere i minimo 24 grammi per litro di estratto secco).
“Picolit vino d’amore”, ricordi e testimonianze di Walter Filiputti, un personaggio storico ed emblematico del Friuli vitivinicolo, in grado di raccontarci anedotti e avvenimenti relativi al mondo del vino degli ultimi decenni nel Friuli Venezia Giulia.
Bernard Burtschy in “Il Picolit e i grandi vini dolci del mondo: realtà uguali e dissimili”, ha elencato i diversi stili dei vins de liqueur ma anche le loro affinità, partendo dagli zuccheri trasformati in alcol, per arrivare agli equilibri gustativi, conditio sine qua non di un grande vino dolce, nel paradosso: tanto zucchero ma tanta acidità; affermando quindi che, su circa diecimila cultivar nel mondo, solo una decina sono in grado di raggiungere questo equilibrio. Dopo aver infine analizzato i vari sistemi produttivi, dai Vins de Paille ai Vins de Glace sino alla Pourriture Noble, ha chiuso con un’amara conclusione “In Francia, il 95 per cento dei vini dolci, sono venduti tra il 15 ed il 31 dicembre”.
Ha concluso il convegno Peter Mc Combie, Master of Wine neozelandese che vive a Londra e conosce molto bene il mercato anglosassone, in “Picolit e mercato: visibilità e vendite”, ha elencate le problematiche e le difficoltà che il Picolit incontra all’estero, dalla scarsissima diffusione, alla scarsa o nulla conoscenza dei consumatori, dovuta anche alla poca attenzione degli addetti ai lavori; non aiuta certamente il non favorevole rapporto qualità-prezzo percepito. Vengono infine citate le tipologie di vini dolci più conosciuti e diffusi in Inghiltgerra, dal Moscato d’Asti ai Recioto di Soave e di Valpolicella, dal Passito di Pantelleria ai Vin Santo toscani.

Prima di della degustazione riservata alla stampa dei Picolit 2006 – 29 vini non ancora in commercio, proposti alla cieca – volevamo fornirvi alcune informazioni tratte dal nuovissimo disciplinare di produzione, che abbiamo tenuto in considerazione nell’analisi e nella valutazione dei vini proposti, unitamente a quanto emerso dalle varie relazioni del convegno, con particolare attenzione a quanto espesso dagli interventi di Ian D’Agata (“Importantissimo salvaguardare l’eleganza del Picolit”), Bernard Burtchy ("Il fin di bocca deve esse fresco”, equilibrio gustativo); Roberto Zironi "Estrema variabilità dei prodotti dovuti alle diverse tecniche di cantina”. Ecco, proprio in quest’ultima affermazione c’è la sintesi della nostra degustazione: grandissima variabilità dei prodotti, con enorme difficoltà di trovare un’identità comune. Il tutto poi suffragato dall’analisi delle schede tecniche dei vari prodotti, forniteci a fine degustazione.

Qualche dato, cominciando da quanto dice il disciplinare di produzione (versione integrale), utilizzandone in questa sede una sintesi dalla quale evidenziare quelle che sono le caratteristiche salienti.
La denominazione di origine controllata e garantita «Colli Orientali del Friuli Picolit» e' riservata al vino ottenuto esclusivamente da uve del vitigno «Picolit» provenienti da vitigni aventi, in ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica: Picolit per almeno l'85%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino anche le uve di vitigni a bacca bianca idonee alla coltivazione nella Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia in misura non superiore al 15% con esclusione del vitigno Traminer aromatico.
La produzione massima di uva ammessa e' di 4 tonnellate per ettaro di vigneto in coltura specializzata.
Alla vendemmia, le uve destinate alla vinificazione devono assicurare, al vino a denominazione di origine controllata e garantita «Colli Orientali del Friuli Picolit» un titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 13 % vol.
La resa massima dell'uva in vino non deve essere superiore al 55% pari ad una resa massima di 22 ettolitri per ettaro.
E' consentita la vinificazione e/o l'affinamento in botti di legno.
Le uve possono essere sottoposte a pratiche di appassimento sulla pianta e/o su graticci e/o in cassette all'aperto o in locali anche dotati di sistemi per il controllo di temperatura e/o umidita' e/o di ventilazione forzata.
I vini a denominazione di origine controllata e garantita «Colli Orientali del Friuli Picolit» all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: giallo dorato piu' o meno intenso;
odore: intenso, talvolta di vino passito, fine, gradevole, con eventuale lieve sentore di legno;
sapore: amabile o dolce, caldo, armonico, con eventuale sentore di legno;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15% vol;
acidita' totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 24 g/l.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Colli Orientali del Friuli Picolit» puo' essere posto in commercio dopo il 1° di settembre dell'anno successivo a quello di produzione delle uve.

E per quanto riguarda la sottozona "Cialla" aggiungiamo:
La denominazione di origine controllata e garantita «Colli Orientali del Friuli Picolit», seguita dalla specificazione «Cialla» e' riservata al vino ottenuto esclusivamente da uve provenienti da vigneti aventi nell'ambito aziendale la seguente composizione ampelografica: Picolit 100%.
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare al vino a denominazione di origine controllata e garantita «Colli Orientali del Friuli Picolit» - sottozona «Cialla» un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 14% vol.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «ColliOrientali del Friuli Picolit» - sottozona «Cialla», all'atto dell'immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: giallo dorato piu' o meno intenso;
odore: delicatamente profumato, caratteristico, talvolta di vino passito;
sapore: amabile o dolce, caldo, armonico, delicato, con eventuale sentore di legno;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 16% vol;
acidita' totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 24 g/l.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Colli Orientali del Friuli Picolit» - sottozona «Cialla», puo' utilizzare come specificazione aggiuntiva la dizione «Riserva» allorche' venga sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore a quattro anni calcolati a decorrere dal primo novembre dell'annata di produzione delle uve.


Vediamo ora le caratteristiche che presentavano i vini proposti, rilevati appunto dalle schede tecniche fornite dai produttori.
Data di vendemmia: i più precoci nel vendemmiare dichiarano quindici settembre, i più ritardatari ventotto ottobre; si tratta di uve che poi subiranno un appassimento dopo la raccolta; l’unico produttore che dichiara un appassimento in pianta (ovvero una vendemmia tardiva) si spinge sino al quattro di novembre.
Durata dell’appassimento: la media dice 37 giorni, con un’estrema variabilità, si va infatti da un minimo di dieci giorni a un massimo di oltre novanta.
Percentuale delle uve appassite: la maggior parte dei produttori (79 per cento) appassisce la totalità delle uve; negli altri casi si parte di un minimo del sessanta per cento.
Zucchero residuo (stimato): qui la forbice si dilata enormemente, se la media dice 126 gr/litro, nello specifico si parte da 13 gr/litro (dichiarati da tre produttori), sino a 322 gr/litro. Una differenza enorme, che certamente sconcerta il consumatore finale, che non riesce più a capire se si tratta di vini dolci (direi molto dolci) o appena abboccati; e certamente il disciplinare non viene in aiuto nel chiarire il dubbio.
Acidità totale (stimata): la media dice 6,1 gr/litro, nel dettaglio si parte da un minimo di 5 gr/litro, con un massimo di 7 gr/litro; anche qui una bella differenza.
Data di commercializzazione: un solo prodotto era già in commercio alla data della degustazione, commercializzato dal dodici ottobre, mentre per un altro si parlava di messa in commercio stimabile tra il 2010 ed il 2011. Ovviamente le caratteristiche dei prodotti erano – e saranno – completamente diverse.

Ma venendo alla degustazione, quello che appariva evidente sin dalla prima analisi visiva, era la notevole differenza di colore dei vari vini. Si andava infatti dal giallo dorato scarico, per non dire giallo paglierino carico, sino all’ambrato, al topazio, al ramato, colori non contemplati nel disciplinare di produzione. Estremamente diverse anche le caratterische olfattive e gusto-olfattive dei vari campioni, ma in questo caso il disciplinare poco ci aiuta; alcuni vini infatti, se degustati senza saperne la denominazione, ben difficilmente sarebbero stati riconosciuti come Picolit, indipendentemente dalle loro caratteristiche qualitative.
Tutto questo non è frutto della nostra semplice opinione, ma è emerso chiaramente nel dibattito che si è tenuto a fine degustazione, con valutazioni assai diverse da parte dei vari componenti del panel di degustatori provenienti da ogni parte del mondo, c’erano anche giornalisti dalla Corea.
I valori assegnati ai diversi campioni sono quindi condizionati dall’idea che noi avevamo del Picolit, come già evidenziato all’inizio; da ricordare inoltre che la maggior parte dei vini erano prove di botte, vini quindi non ancora “finiti”. Per questo motivo, allo scopo di meglio capire le valutazioni, forniamo la data di messa in commercio. Alcuni vini inoltre, si presentavano talmente in fase embrionale che non abiiamo ritenuto corretto fornirne una valutazione.
La Magnolia: molto bello il colore, giallo dorato luminoso, brillante; elegante e molto pulito il naso, con sentori di albicocca sciroppata e pasta di mandorle; morbido in bocca, equilibrato, delicato, con una buona acidità, note agrumate e sentori di zucchero caramellato nel finale. (87 punti), in commercio dal mese di ottobre 2007.
Ronco delle Betulle: giallo dorato scarico di buona luminosità; buona l’eleganza olfattiva, con note agrumate (cedro) e di frutta candita; in bocca si presenta delicato, fine, elegante, non molto strutturato, con note agrumate, buona la persistenza. (86+), in commercio dal 2009. (Questo, secondo la nostra opinione, può essere considerato un prototipo dei Picolit).
Bandut-Colutta Giorgio: color oro brillante; delicato al naso, un poco chiuso; piacevole in bocca, agrumato, molto giovane. (86 punti), in vendita da giugno 2008.
Il Roncal: giallo dorato, non limpidissimo; poco intenso al naso, delicato, un poco chiuso; di media struttura e discreta eleganza, forse un poco pungente. (86 meno meno), in commercio da dicembre di quest’anno.
Cecchini Marco: dorato carico, di buona luminosità; di buona eleganza olfativa, ricorda il succo di mela; in bocca è semplice, piacevolmente agrumato, si ripropone la mela. (85+), in commercio da dicembre 2007.
Buiatti Livio e Claudio: color oro carico, quasi ambrato, luminoso, molto bello; di media intensità olfattiva, si propone con note di miele e di mela molto matura; in bocca è di buona morbidezza pur evidenziando una buona nota acida, abbastanza semplice, con sentori di mela. (85 punti), in commercio da dicembre 2007.
Valle: dorato scarico, luminoso; mela matura al naso, semplice, un poco monocorde,di buona intensità; pulito in bocca, di buona eleganza, si ripropone la nota di mela. (85 punti), in commercio da marzo 2008.
La Sclusa: dorato chiaro, leggermente appannato; bel naso, delicato; di buona eleganza in bocca, agrumato, un poco bruciante. (85 punti), in commercio da gennaio 2008.
Colutta Gianpaolo: dorato abbastanza carico, di buona luminosità; di media intensità olfattiva, pulito, abbaswtanza semplice; in bocca ricorda il panettone, buona l’acidità. (85-), in commercio dal mese di ottobre 2007.
Rocca Bernarda: dal colore dorato carico; intenso al naso, leggermente pungente, sentori di miele ed uva passa; in bocca è molto dolce, pur se con buona acidità; ricorda la pasticceria, i fichi secchi, i datteri. L’avremmo scambiato per un vino del Sud. (85 meno meno), in commercio da settembre 2008.
Cozzarolo G.B.: paglierino carico, luminoso, brillante; naso delicato, di buona eleganza, con note agrumate; in bocca si pone in modo completamente diverso, molto dolce seppur con note agrumate, un poco bruciante, quasi aggressivo. (84-85 punti), unico prodotto già commercializzato al momento della degustazione.
Ronco di Prepotto: color ambra, topazio; di media intensità, con note leggermente ossidative; intenso in bocca, alcolico, leggermente bruciante, ricorda i fichi secchi, i datteri, lo zucchero caramellato. (84-85 punti), sarà messo in commercio tra il 2010 ed il 2011.
Butussi: color ambra, topazio; intenso al naso, leggermente pungente, ricorda la mela cotta; alcolico in bocca, molto dolce, ricorda i fichi secchi ed il caramello, buona la nota acida. Anche questo prodotto ci ricorda alcuni vini del Sud. (84-85 punti), in commercio da settembre 2008.
Conte d’Attimis Maniago: dorato, quasi ambrato, luminoso; di buona intensità olfattiva e media eleganza, ricorda il miele; non perfettamente armonico in bocca, alcolico, note di miele e di caramello. Altro vino che avremmo definito meridionale. (84++), in commercio da giugno 2008.
Perusini: di colore ambrato; miele al naso, fichi secchi, datteri, con note agrumate; dolcissimo in bocca, caramello, quasi pastoso, con note agrumate. L’avremmo scambiato per un passito siciliano. (84+), in commercio da novembre 2007.

A margine del convegno e delle degustazioni abbiamo avuto la possibilità di partecipare a due cene nel bellissimo Castello Canussio a Cividale del Friuli, buona parte del pavimento di questo castello privato, è costituito da lastre di vetro, e nel sottosuolo sono visibili numerosi e ben conservati resti di epoca romana preimperiale; durante le cene la parte del leone l’ha avuta naturalmente il Picolit, servito, nelle sue varie interpretazioni, con la più ampia varietà di pietanze, dalla ostriche crude a piatti con tartufo, sino ai più classici abbinamenti: fois gras e dessert.
Lorenzo Colombo

28/10/2007