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Il vino italiano in Giappone
 Una "conferenza dedicata" durante il Vinitaly
 
In Giappone sono cinque le tipologie di consumatore di vino: c’è il consumatore non abituale, quello immaturo nella pratica, l’elitario, l’informato e quello sensibile agli eventi. Un identikit così variegato pone chi vuole esportare vino nel Paese del Sol Levante di fronte alla necessaria riflessione sul target che si vuole raggiungere.
Proprio sul profilo del consumatore si è centrata quest’anno la CONFERENZA di Vinitaly dedicato al Giappone, dove il Vinitaly World Tour tornerà nel novembre prossimo.

Per il consumatore normale giapponese il vino non è una bevanda quotidiana, ma per le occasioni speciali. Fra i giapponesi di età superiore a 20 anni l’85% dichiara di bere bevande alcoliche. Tra questi, il 50% non beve vino, il 30% ne consuma solo un paio di volte all’anno, il 14% beve vino ogni tanto e solo il 6% ha un consumo di vino quasi quotidiano. Il consumo medio pro capite è di soli 2,2 litri, mentre nell’area di Tokyo e Yokohama si beve ben il 47% di tutto il vino acquistato in Giappone, grazie a un consumo pro capite di 5,4 litri.
Fornitore principale è la Francia, seguita da Italia e Stati Uniti. Nel 2007 l’import italiano è cresciuto dell’1,2%, per un valore di 100,6 milioni di euro.

Il consumatore immaturo nella pratica dichiara la sua difficoltà a scegliere un vino guardando l’etichetta e a stappare una bottiglia con il tappo di sughero, ma anche non poterla finire influisce sui consumi. Altra storia quella del consumatore elitario giapponese, quarto al mondo per valore del vino d’importazione acquistato, pur essendo solo il dodicesimo in quantità. Il consumatore informato, invece, più che bere studia e affronta il vino con molta serietà leggendo molte riviste specializzate. Infine c’è il consumatore sensibile agli eventi: nel 2001, per esempio, nell’anno dell’Italia in Giappone, il consumo del vino italiano è cresciuto del 16% rispetto all’anno precedente e anche le Olimpiadi invernale di Torino ha fatto aumentare il consumo di vino italiano, piemontese in particolare.
Alla luce dell’indagine presentata nel corso del focus è evidente come le strategie di approccio debbano essere pensate attentamente. A iniziare dalla promozione, con seminari mirati, ma anche con la realizzazione di eventi mediatici e di marketing. A questo proposito I francesi, con il Beaujolais Nouveau hanno qualcosa da insegnare a tutti: nel 2006 sono stati importate in Giappone quasi 11milioni di bottiglie di Beaujolais Nouveau per 30 miliardi di yen in un mese (pari a più di 10% del valore del commercio del vino in Giappone). Tra le chiavi del successo di questo capolavoro del marketing sicuramente l’essere riusciti a creare l’attesa per un evento annuale che giustifica, agli occhi del consumatore giapponese, l’occasione speciale per bere vino.
E se i giapponesi hanno difficoltà con il tappo e si dispiacciono se non consumano per intero una bottiglia, chi vuole importare può anche provare a pensare di accontentarli proponendo screw cap anche nelle fasce alte (i francesi già lo fanno) e i piccoli formati.

Nella loro conquista del mercato giapponese i vini del Bel Paese possono contare su 50mila ristoranti di buona e alta qualità che fanno cucina italiana e il consumo di piatti della nostra tradizione gastronomica è quotidiano. Il vino italiano, inoltre, offre qualità a prezzi interessanti e una varietà molto apprezzata dai giapponesi, seppure difficile da capire. Per questa ragione Vinitaly e il Concorso enologico internazionale diventano per i giapponesi una garanzia nel momento dell’acquisto. Ne è convinta la catena distributiva Isetan, nei cui store vengono promossi i vini vincitori del concorso grazie a un accordo con Veronafiere.

5/4/2008