Ghias ud-Din Abul Fath ‘Umar bin Ibrahim Khayyam
Quartine
Tu hai rose e vino, amici di gaia ebbrezza:
Godi dunque un istante,che questo è vera Vita.
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Rosa rossa è il vino, la coppa è d’acqua di rosa – sembra.
Nel fior di cristallo, riposa un rubino vergine – sembra.
Nell’acqua della vite, folgora un rubino fuso – sembra.
Il dolce chiar di luna è il velo ombroso del sole – sembra.
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Di non bere vino non andar fiero:
se non bevi mai vino non biasimare i bevitori.
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Con una accanto, al cipresso pari, più rugiadosa di fiore,
Non posare la coppa di vino, non perdere il velo del fiore,
Pria che, repente, stinga allo spiro del vento di morte,
La veste della vita nostra, come mantello di fiori.
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O Coppiere! Aiuola e roseto son giubilo di luce.
Gusta l’istante: sette altri dì son solo cenere e polvere.
Cogli rose, bevi vino, ché mentre la contempli,
Ogni rosa cade in terra, e il prato ingiallisce.
Quando l’ebbro usignolo trovò la via del giardino,
Scoprii la ridente rosa e il calice del vino,
All’orecchio mio pigolò con cinguettio misterioso:
– Ricorda che i giorni passati non hanno mai domani –
Vino liba in chiaro cristallo, al suon del triste liuto,
Prima che giaccia a terra, in pezzi, il tuo cristal di Vita.
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Se bevi vino non berlo che con uomini saggi,
O con idolo, pari a tulipano sotto i cieli.
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Sotto un rosaio, presso un idolo, a un ruscello col vino
Gusterò la mia gioia, finché vorrà il Destino.
Fin quando fui, sono e sarò, nel mesto mondo,
Bevvi, bevo e berrò, avidamente, il vino!
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Da una mano la coppa, e dall'altra, belle trecce,
Seduti al bordo di un prato di buon presagio e gaiezza,
E bere, bere non pensando alla sfera ove girano i cosmi,
E bere, bere da crollare, ebbri insieme del vin d'ebbrezza!
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Nella sfera dei Cosmi, la cui notte fonda nessuno ha sondato,
V’è una coppa, porta a turno,cui tutti è dato bere.
Quando il tuo verrà, non gemere di tristezza.
Bevi quel vino in gioia, ch’è la tua volta di bere.
Un uomo viene al mondo, un altro alla terra è preso,
Ma a nessuno è permesso sondar l’estremo mistero,
Ecco quanto può saper del Fato il nostro misero spirto:
La Vita è coppa, dove ognuno beve e si disseta.
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Se l’ansar del mondo è veleno,
antidoto è il vino.
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Mesci il vino, rosso al pari di un tulipano, in purezza,
E dall’ampolla, spandi il sangue di purezza:
Ché, oggi, io, non ho, tranne il calice del vino,
Un amico che in sé contenga un cuore d’egual purezza.
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Or che d'ogni sollazzo, l’ombra sola ti resta,
E oltre al vino fedele, nessun vecchio amico ti resta,
Da un’alacre coppa di vino, bada a non divezzar la mano,
Nel dì in cui il calice, sul palmo, è quanto ti resta.
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Quando lascerò il mondo, col vino lavatemi il corpo,
Poi da ciocco di vite, traete il legno della mia bara.
Voglio bere tanto vino, che l’odor di vin sì dolce
Sbuchi da terra, il dì che di sassi sarò coperto.
E Tanto! che un beone, presso la mia tomba,
All’odor del vin che bevvi, prenderà solenne sbronza.
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Non bisogna, il cuore gioioso, logorarlo di pena,
Nè con pietra d'affanno triturare il tempo felice.
Nessuno sa del mistero di ciò che sarà nel futuro:
E ci abbisogna vino, e amanti, e lieto riposo.