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Davide Gaeta
e la Confederazione italiana della vite e del vino
di Guido Montaldo
 


Sempre più spesso l’appassionato consumatore di vini di qualità vuole sapere e conoscere cosa si cela dietro a ogni etichetta, dietro a ogni cantina e territorio che l’hanno prodotto. Tra le fila di questi consumatori “intelligenti”, che per fortuna si infoltiscono ogni giorno che passa, ben pochi sono a conoscenza che il processo di evoluzione dei vini italiani di qualità durante tutto questo secolo è stato promosso e garantito dall’Unione Italiana Vini.
L’Unione Italiana Vini, l’associazione per la tutela generale e per il coordinamento delle attività del ciclo economico vinicolo, è nata nel 1875 e oggi conta ben 13 laboratori di analisi a servizio dei produttori sparsi su tutta la penisola, due sedi centrali (a Milano e a Roma) ed edita il settimanale “Il Corriere Vinicolo” e l’annuario “Enotria”, oltre a importanti codici per gli addetti ai lavori e volumi di ampio respiro culturale.
Alle soglie del nuovo millennio l’Unione Italiana Vini si è data una natura confederale, trasformandosi in Confederazione italiana della vite e del vino, allo scopo di tutelare la filiera vitivinicola nel suo complesso e riunendo, perciò, al suo interno le principali componenti del settore vino sotto un’unica egida, pur rispettando le singole specificità.
La natura composita della Confederazione italiana della vite e del vino la rende un’organizzazione di categoria unica nel suo genere: al suo interno vivono e convivono, infatti, tutti gli attori della filiera rappresentati nelle tre federazioni, rispettivamente dei viticoltori e produttori di vino, degli industriali vinicoli e del commercio vinicolo. Il ruolo della confederazione è quello di esercitare uno strenuo esercizio, come gruppo di pressione, presso le specifiche sedi istituzionali – come l’Unione europea, il ministero per le Politiche agricole, le Regioni e le Province – nell’intento di tutelare gli interessi della filiera.
Presidente della Confederazione è Vittorio Vallarino Gancia e i vicepresidenti sono Piero Antinori, Luigi Cecchi e Ambrogio Folonari, protagonisti di primo piano del mondo vinicolo italiano.
Al presidente e al consigliere delegato sono demandati i compiti gestionali dal Consiglio che resta in carica tre anni.
Alla carica di consigliere delegato è stato chiamato Davide Gaeta, docente di marketing dei prodotti alimentari presso la facoltà di Agraria dell’Università degli studi di Milano e specializzato presso aziende del settore per le problematiche commerciali, di marketing e gestionali della filiera vitivinicola.
Una scelta fondamentale, che ha mostrato che la nuova strada intrapresa dalla Confederazione è sistematicamente legata al marketing e alla ricerca scientifica. Abbiamo chiesto a Davide Gaeta quali novità potrà apportare la politica di trasformazione dell’Unione Italiana Vini nel mondo dei vini italiani.

”Bisogna fare una premessa: il cambiamento dell’Unione Italiana Vini in una confederazione non è solo un termine di facciata, ma una svolta che ha bisogno di tempo e che vuole raggiungere l’obiettivo della Confederazione di diventare una vera e propria “Casa del vino italiano”, sotto il cui tetto lavoreranno all’unisono tutti i membri della filiera, rispettando le singole differenze soprattutto dal punto di vista di peculiarità di categoria; l’aspetto confederativo non permette a una componente di prevalere sulle altre.
All’interno della Confederazione, ad esempio, verrà attribuita una crescente attenzione ai problemi dei viticoltori, con un’offerta di servizi crescenti, in modo che si sentano più tutelati”.

Quali saranno i vantaggi per i consumatori?

“L’obiettivo di riunire tutte le parti componenti la filiera vitivinicola italiana avrà una ricaduta fondamentale sulla qualità dei vini prodotti. Basti pensare che viticoltori, produttori, imbottigliatori e commercianti siederanno tutti allo stesso tavolo per lavorare all’unisono alla garanzia finale del prodotto. Questo tipo di “accordo di filiera” ha già permesso in Francia una grandiosa crescita delle singole categorie interprofessionali, con evidenti vantaggi sia per i consumatori sia per l’economia dei territori”.

Quale percorso intende seguire la Confederazione per venire incontro ai consumatori?

“Da studioso di marketing parto proprio dal consumatore per giungere al produttore. È il consumatore che crea il mercato e, quindi, sulle sue esigenze bisogna organizzare le strategie per arrivare ai prodotti. Questa risoluzione, che da tempo ha trasformato il settore agroalimentare, è giunta in ritardo nel mondo del vino e quindi, per favorire l’apertura mentale di cui ha bisogno il settore, dobbiamo studiare e ricercare molto: è a questo punto che diventa indispensabile il dialogo con le Università, che significa garanzia etica di un settore che vuole trasformarsi.
Tutti i servizi offerti dalla Confederazione devono perciò tendere alla soddisfazione del consumatore e noi vogliamo offrire una società di “pluriservizi” che le singole aziende non sono in grado di dare, quali indagini di marketing, assistenza tecnico-legale e informazione tecnica, scientifica e culturale per aumentare la comunicazione che nel mondo del vino italiano è sempre stata carente”.

Che tipo di consumatore è Davide Gaeta?

“Sono un grande appassionato di bollicine italiane, ma quando visito nuovi territori voglio subito conoscere e degustare i vini e i prodotti tipici. Ritengo, infatti, che il consumatore del futuro sarà quello che esplora i territori man mano che si sposta lungo la penisola, portando con sé quella curiosità che sarà uno dei motivi dell’affermazione del prodotto tipico italiano”.

 
22/1/2001