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La musica in Paradiso
L'esperienza di Carlo Cignozzi a "Il paradiso di Frassina"
 
Sono stato in paradiso e ho scoperto che la realtà supera la fantasia. Questo luogo è situato in posizione molto appartata ma facile da raggiungere, sulla strada che da Buonconvento porta a Montalcino ad un certo punto trovate sul ciglio un piccolo cartello che indica “IL PARADISO DI FRASSINA”; percorrete per circa un chilometro una strada sterrata e vi ritrovate in Paradiso. La prima cosa che vi stupisce scendendo dall’auto è una piacevole musica che vi avvolge e che sembra provenire dai vigneti che si estendono attorno alla struttura di un podere ristrutturato, dimora e luogo di incontro per coloro che vogliono gioiosamente assaporare il piacere di esaltare i propri sensi.

L’ascolto
La musica sui vigneti che proviene da casse stereofoniche opportunamente collocate su querce o cipressi che fiancheggiano i vigneti è quella di Johan Sebastian Bach ma nel periodo di crescita fogliare della vite in cui ci troviamo si alterneranno nel corso della giornata Mozart, Vivaldi e Scarlatti. Se invece fossimo arrivati nel periodo della maturazione – ci è stato poi spiegato dal Signore del luogo, Carlo Cignozzi, ideatore di questa progetto innovativo –ci avrebbe accolto con musiche di Beethoven, Mahler, Ciakovskji per finire, quando siamo prossimi alla vendemmia, con la cavalcata delle Valchirie di Wagner. In verità questo suono melodioso crea un’atmosfera di pace e serenità che ci prepara all’incontro con la vista.

La vista
Parcheggiata l’auto e superato il fabbricato ci troviamo davanti ad uno scenario indimenticabile. Ora vi rendete conto come il sogno possa diventare realtà e come il paradiso si trovi alla portata di tutti , ma nascosto ai più, irraggiungibile solo per chi non sa cercare…
L’occhio gode di una splendida vista a 360 gradi su dolci colline a pascolo che sembrano mai prima abitate da esseri umani. In verità scorgiamo in lontananza qualche casolare ma sembra disabitato, l’unico suono che sentiamo oltre alla musica che proviene dagli altoparlanti è il cinguettio degli uccelli e improvvisamente un tintinnio di campanelle. Non si tratta di un mix creato artificialmente dal nostro ospite ma di un gregge di pecore che scorgiamo in lontananza.
Tutto quello che vediamo ci sembra un sogno dentro un sogno…non c’è un dettaglio che stoni in questo paesaggio dove i colori della campagna nella sua fioritura si abbinano in perfetta sintonia con quelli del cielo tipicamente primaverile dove i raggi solari si affacciano tra le nuvole scure che minacciano pioggia. Poi improvvisamente ecco i primi tuoni…il temporale ma non pensiamo assolutamente a ripararci … che cosa si può temere in paradiso?
Poi però l’abitudine ci porta istintivamente a ripararci all’interno del fabbricato che avevamo finora trascurato affascinati dalla vista del paesaggio circostante.
Il nucleo abitativo è stato mantenuto nella sua struttura originaria, riuscendo a contenere oltre alla dimora del viticoltore, la cantina, la sala con il caminetto, due piccoli appartamenti e tre suites per gli ospiti che vogliono immergersi in questa oasi situata nelle vicinanze di Montalcino e rilassarsi dopo una giornata in tour fra degustazioni, visite a cantine, siti d’arte e ateliers dei sapori locali.

L’olfatto e il gusto.
In verità non occorre allontanarsi di qui per assaggiare vini prestigiosi, infatti Carlo Cignozzi, dopo averci guidato in una piccola ma molto funzionale cantina e istruito sulla tecnica di lavorazione, ci porta fra le barriques e ci fa assaggiare due dei tre vini che rappresentano il frutto della sua opera.
Immaginazione? Suggestione? Fantasia? Tutto questo e poi? La prova della degustazione è alla fine quella che conta.
Il primo vino è un Sant'Antimo rosso 2002 che prende il nome da una divinità della terra, "Gea" e dal nome dell’ultima figlia di Carlo; così mi sono permesso di chiamarlo per nome fin dal nostro primo incontro, forse perché l’avevo già incontrato in una precedente esistenza? L’ho incontrato a una di quelle manifestazioni dove gli “infiltrati” pensano solo ad arraffare il buffet e mentre il suo vino veniva bevuto, come sostituto della coca cola, per dissetare gli incolti parvenu imperturbabile nella calca e nella confusione circostante presentava il D0 2002 come se fosse su un palcod i fronte ad una platea attenta e estasiata.
Il Gea 2002 (prodotte 15mila bottiglie) si presenta con un colore rosso rubino intenso tipico del sangiovese grosso presenta profumi netti di piacevolezza fruttata con sentori di ciliegia. Equilibrato e di beva suadente sorprende per la morbidezza dei tannini (grazie alla maturazione in barriques?) oltre alla piacevole persistenza in bocca.
Purtroppo non è stato possibile assaggiare il Brunello di Montalcino 2001 ormai esaurito di cui sono state prodotte 4800, bottiglie ma ci siamo rifatti ampiamente con il Do 2003, una cuvèe di 12 uve prodotta in 12mila bottiglie, comprendente due cloni i sangiovese (25%), Cabernet sauvignon (20%), Cesanese d’affile (10%), Syrah (10%), petit Verdot (8%), Marcelan (6%), Ancellotta (6%), Alicante Bousce (4%), Tannat (3%), Canaiolo (3%).
E’ praticamente impossibile definire gli aspetti sensoriali di questo vino che, data la complessità clonale delle uve, muta in continuazione nel corso dell’assaggio. Così mentre ci vengono suggeriti sentori fruttati al successivo ascolto ecco profumi di vegetale, e quando riavviciniamo al naso il bicchiere la spezia, il tabacco, i minerali e così via.
Ci troviamo in presenza di una sinfonia di sensazioni e di emozioni in continuo divenire…l’opera alchemica?
Le nozze chimiche…il segreto di Sofia…è un vino o una bevanda magica? Se qualcuno ha definito il vino il nettare degli dei ora scopriamo perché… e per fortuna che si tratta di un vino che deve ancora offrire il meglio di sé…infatti Carlo ci suggerisce di aspettare per berlo e non essere golosi ma aspettare che l’opera completi la sua maturazione in bottiglia.
Questo è un vino in cui per frutto di una biodiversità clonale si fondono, complice la barrique, si realizza un’armonica complessità di toni, accenti , profumi, proprio come in un’elegante composizione musicale.
Ecco perché bevendo questo vino mi è venuta l’intuizione di abbinarlo a…una buona musica come le quattro stagioni di Vivaldi.
L’abbinamento con un piatto della tradizione contadina selvaggina o formaggi stagionatici ci distoglierebbe dalle note che emergono da questa sinfonia olfattiva che solo la musica può esaltare anziché assistere ad una sfida fra vino e cibo dove alla fine uno dei due inevitabilmente soccombe.
Lo so che questa intuizione va contro le sacre regole del gioco degli abbinamenti, ma Carlo con le sue creazioni ci insegna che bisogna uscire dagli schemi cercare nuovi sentieri che nessuno finora ha mai percorso.

Progetto Suono e Musica
La terra del Brunello sempre all’avanguardia nel settore vitivinicolo ha assistito incredula e scettica al nascere del progetto di Carlo: portare la musica sui vigneti.
Si sa che ormai ogni produttore che si rispetti ha provveduto a insonorizzare la sua cantina che sempre di più assomiglia ormai ad una discoteca. Perché la musica dovrebbe creare un’atmosfera piacevole solo per l’uomo e non anche per la vite?
E’ da qui che è nata l’idea di sperimentare la diffusione della musica nei vigneti utilizzando delle casse acustiche speciali che non temono intemperie, resistenti alla pioggia, al gelo e al caldo estivo.
Questo esperimento iniziato nel 2000 sta dando i suoi frutti e presto avremo i primi riscontri scientifici. Infatti Carlo con la collaborazione del professor Stefano Mangano, docente di patologie agrarie dell’Università di Firenze, ha dato vita al progetto “variazioni biochimiche e fisiologiche di Vitis Vinifera in seguito ad esposizione a differenti fonti sonore”.
Questo esperimento ha lo scopo di confermare le ricerche compiute in questo settore in altri paesi (Cina e Corea del sud) secondo cui il suono a bassa frequenza non solo non danneggia la struttura delle cellule ma aumenta anzi l’attività degli enzimi, la fluidità delle membrane cellulari, la sintesi del Dna e la sincronizzazione del ciclo cellulare. I risultati preliminari di queste sperimentazioni hanno dimostrato che l’esposizione al suono può incrementare la produzione di una coltura e controllare gli attacchi degli insetti in diverse specie vegetali. Questa è la prima sperimentazione al mondo sulla vite.
In questo momento siamo nella fase 1 del progetto, che consiste nella sperimentazione della durata di un ciclo vegetativo, utilizzando piante di due/tre anni allevate in contenitori riempiti con la stessa tipologia di suolo presente all’interno dell’azienda.
Questa prima fase si svolge sul posto, un gruppo di sei piante sono sottoposte a un ciclo quotidiano di almeno 8 ore di esposizione a un suono a bassa frequenza. Un altro gruppo di piante pari al precedente non subisce alcuna perturbazione sonora.
In questo momento siamo nella fase dell’analisi dello sviluppo vegetativo in cui vengono messe a confronto le performance delle viti allevate in prossimità della fonte sonora con quelle ottenute dalle piante in assenza di perturbazioni sonore.
I risultati sono visibili ad occhio nudo e la crescita fogliare è già evidente nelle viti situate in prossimità della fonte sonora, mentre quelle che non godono di questa vicinanza sono in evidente ritardo di crescita, lo sviluppo è evidentemente in ritardo e le prime foglie stentano a nascere.
Ora non sappiamo se siamo agli albori di una nuova era e di una rivoluzione nell’allevamento delle viti. Non sappiamo se Carlo (a destra nella foto, dove è ritratto con l'autore dell'articolo, ndr.) diventerà l’apostolo di una nuova religione, non sappiamo se l’invidia e lo scetticismo di fronte alla conferma scientifica lasceranno il posto a una emulazione a livello mondiale, sappiamo che società come Bose e Sony si sono già fatte aventi per sfruttare questa nuova area di business, che inevitabilmente si aprirà non appena i risultati delle ricerche scientifiche verranno resi pubblici e diffusi al pubblico degli appassionati.
Quello che possiamo augurarci è che il Paradiso di Frassina, questo sito ancora sconosciuto dove abbiamo trascorso un week-end indimenticabile sia preservato dal turismo di massa e dallo scempio a cui abbiamo potuto assistere a pochi chilometri di cui dove il paese di Montalcino è stato trasformato in una gigantesca enoteca dove si può trovare il Brunello a buon mercato, venduto come un santino ai pellegrini inconsapevoli (?) di acquistare in realtà solo un’etichetta anziché il sogno di ogni gourmet.
Giacomo Busulini

 

 

 

 
13/5/2006