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| Il Maestro mi ha detto... |
| ... "tutto ciò che vediamo o sembriamo non è che un sogno dentro un sogno" |
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La mia scoperta di JOSKO GRAVNER (a destra nella foto, con l'autore dell'articolo) – colui che è conosciuto come il più radicale dei viticoltori italiani, ma che per me, dopo averlo incontrato, è diventato “ il Maestro” – è recente. Circa quattro mesi fa da amici ho saputo di un vino che passa una macerazione in anfore come facevano al tempo dei romani e che da esse prende il nome “Ribolla gialla-Anfora”. Ho sempre avuto un’attrazione irresistibile per i pazzi, quelli che si ribellano al conformismo imperante, quelli che non hanno paura degli istinti, non si lasciano convincere a non dargli troppo ascolto, anzi li sfidano, quelli che vivono per dare concretezza all’impossibile…
E’ stato facile navigando in rete scoprire trovare notizie sull’autore di questo vino e la sua storia, ma l’interesse è cresciuto dopo aver degustato questa Ribolla gialla che a prima vista sembra un vino come quelli che facevano una volta i contadini, mi sono reso conto che la mancanza di limpidezza che nell’esame visivo di solito è considerato un difetto deriva dal fatto che il vino non viene filtrato. Ho scoperto così che questi vini che credevo estinti esistono ancora ma anche che non bisogna farsi condizionare dalla limpidezza e scoprire nuove tonalità di colore (ambrato, ramato) quando poi si passa all’esame olfattivo e a quello gustativo ci si dimentica delle perplessità iniziali e ci si abbandona al fascino di questo vino, vino da meditazione …vino da perderci le ore con il naso per cercare di decifrarne tutte le sensazioni olfattive.
A questo punto sono stato accolto dall’irresistibile desiderio di incontrare questo personaggio, che viene qualificato dagli opinionisti del settore come scorbutico, folle, inaccessibile, aspro, lunatico, retrogrado, reazionario, provocatore, antistorico e via con appellativi che fanno subito pensare che si tratta di un personaggio scomodo… una nota stonata in un mondo globalizzato dove i modelli da imitare sono i produttori che fanno del lusso sfrenato e della tecnologia il loro dio…
Ho fatto allora la cosa più semplice che c’era da fare ho telefonato a casa Gravner mi ha risposto la signora Maria, la moglie del Maestro, a cui ho chiesto di poter visitare la cantina delle anfore; la mia temerarietà è arrivata al punto di proporre una data in cui avevo già pianificato di fare un tour sul Collio per visitare alcuni produttori a cui sono affezionato. La signora per la verità mi ha lasciato in sospeso e mi ha chiesto di richiamare in prossimità della data stabilita per avere la conferma di essere ammesso “in the court of Crimson King”.
Siamo così arrivati a otto giorni dal giorno x in cui, timidamente, ho richiamato la signora Maria che mi ha confermato la disponibilità del Maestro chiedendo solo di sapere in anticipo quanti amici avrei portato con me. Per la verità avevo sognato questo incontro senza testimoni proprio per rendere ancora più esclusivo e quasi mitico questo evento. Alla fine mi sono ritrovato solo (stranamente tutti i discepoli di Gravner che si erano entusiasmati nella degustazione dei suoi vini, si sono defilati e hanno dato forfait). Alla fine ho ritenuto che la cosa non sarebbe dispiaciuta al Maestro, notoriamente restio ad incontrare gruppi rumorosi; tuttavia ho ritenuto che sarebbe stato utile far partecipare all’evento due persone che simbolicamente rappresentassero due elementi fondamentali della conoscenza l’elemento femminile e un amico professore universitario, quale rappresentante della saggezza maschile (il filosofo sociale).
Quello che segue è il resoconto – per alcuni delirante per altri appassionante – di quanto il Maestro mi ha detto, ho lasciato che parlasse senza quasi interruzioni, ho preso questi appunti cercando di non perdere neppure una goccia di queste perle di saggezza…
Il mondo è uno specchio.
Dentro di noi portiamo un esatto duplicato del mondo che ci circonda perchè il mondo è uno specchio dell'anima e l'anima uno specchio del mondo.
Ho voluto ritornare alle origini del mondo …ai primordi del tempo…dove è nato il vino? Caucaso Anatolia, Mesopotamia: è lì che i greci oltre 5000 anni fa hanno scoperto la vite e il vino che veniva conservato in anfore di terracotta, né cadmio né metalli…bisogna eliminare l’acciaio che uccide il vino… l’acciaio è una scoperta recente …è il nemico del vino…sono andato fino ai piedi del monte Kazbek 5047 metri (Caucaso, nella foto) per portare qui le anfore che vengono fabbricate nello stesso modo in cui si producevano agli albori della civiltà e se il vino è arrivato fino a noi non è merito dell’acciaio ma delle anfore…ho camminato per la mia strada fin dagli albori del tempo…non è stato facile farsi capire … portare le anfore in qui…in una terra dove tutti girano armati e bisogna farsi scortare per evitare spiacevoli incontri… durante il trasporto di 60 anfore acquistate la metà è andata perduta per incuria o sabotaggio…l’unico pericolo ora che sono arrivate qui è il terremoto altrimenti l’anfora è eterna…
Mi sono chiesto in che modo possiamo fare alta qualità senza diventare schiavi della tecnologia …la tecnologia è alla portata di tutti basta avere i soldi…quando abbiamo la terra abbiamo l’uva e la solforosa unico antiossidante naturale…dopo 6 mesi di anfora l’annata 2005 resterà in botte fino al febbraio 2009…oggi ho 4 annate in casa: 2002 ancora da imbottigliare, 2003 e 2004 in botte e il 2005 ancora nelle anfore…
qual è il segreto?
produco mezzo chilo di uva per ceppo, vigne alternate ad alberi e piante da frutto…niente concimi e antiparassitari chimici. Per la macerazione del vino le anfore devono essere rivestite internamente da catrame minerale altrimenti si usa la cera d’api…”
Quando avremo la fortuna di assaggiare la prima annata di Pignolo (2003)?
“Non prima del 2013 …deve passare la fanciullezza in botti per essere pronto…il vino non filtrato è vivo è come un uomo…bisogna lasciare crescere come un bambino…
Qui c’è la terra migliore…queste terre hanno il vantaggio del bosco…se voglio avere una grande uva devo investire in nuovi alberi…il bosco è il polmone della terra e poi qui sul Collio abbiamo la fortuna di essere in una zona molto ventilata …il dio Eolo ci sta guardare e ci vuole bene…
il contadino deve solo tornare indietro nel tempo e riscoprire le proprie origini…uso solo botti di rovere da 13 a 35 ettolitri …ho abolito le tecnologie moderne …ha visto il mio torchio è tutto in legno…il vino deve essere naturale come si faceva una volta….sono le scuole enologiche la rovina del vino, spesso sponsorizzate dalle multinazionali dell’industria chimica che vogliono imporre la legge del denaro e cancellare ciò che resta della tradizione…anni per costruire attimi per distruggere e tutto per avidità….
Vogliono convincerci che solo la tecnologia è quella che conta …e farci dimenticare che la terra è quella che fa la differenza…i francesi lo sanno bene…mentre qui in Italia si sacrifica tutto al dio acciaio…un dio fasullo…un dio che non ha un’anima…come la botte…intagliata nella pianta sacra agli dei…
Non ho ancora potuto imbottigliare il 2002 per mancanza di spazio… attualmente l’area destinata allo stoccaggio delle bottiglie è in ristrutturazione…uso solo malta biologica…calce e sabbia e la mano del muratore…il tetto sarà tutto ricoperto in tavole come tutta la cantina…quando faccio il vino e scopro una cosa che non mi piace l’abbandono.. se io voglio avere il massimo devo scegliere il terreno…”.
A questo punto il maestro ci fa entrare nella sua umile cantina e ci fa assaggiare direttamente dalle botti il suo figlio prediletto Breg 2005 una cuvèe di Sauvignon, Chardonna , Pinot Grigio, Riesling Italico in ordine decrescente di quantità (non tutto il vino è infatti ancora nelle anfore chiuse con pietra di granito (nella foto) per la seconda fase di maturazione, dopo il primo passaggio in anfora il maestro ha scelto di metterne una parte in botte forse per farlo assaggiare ai suoi fortunati ospiti?).
“Questo vino va trattato come un bimbo in fasce…come si degusta il mio vino? Si apre una bottiglia, si assaggia e poi si ritappa, si lascia passare un giorno e si riassaggia…ogni giorno si scopre qualcosa di nuovo… dobbiamo farlo durare almeno un mese per scoprirne tutti i suoi segreti…è così che si conosce se un vino ha carattere…
Non uso concime chimico…è come la droga per l’uomo…15 anni fa ho smesso di usare concimi chimici…come se avessi smesso di drogarmi…di fumare ..da allora non sono diventato ricco perché mi accontento di quello che ho ottenuto…non mi interessa fare milioni di bottiglie per sentirmi importante…ciò che mi interessa è che il mio vino una volta che si trova nel bicchiere venga apprezzato…il vino con l’irrigazione è diventato una bibita come la coca cola…se filtro il vino tolgo lieviti, batteri, enzimi, è come togliere tre gambe di un tavolo…il vino deve essere più puro possibile… l’anfora amplifica le caratteristiche del vino non importa che sia buono o cattivo…il tappo deve essere di sughero…il vino per essere vivo deve poter respirare…il vino filtrato è come un uccello imbalsamato…il sughero fa da cuscinetto fra il vino e l’Universo…il silicone è una perversione…il tappo di vetro è seducente bello da vedere ma non lascia respirare il vino…”.
Come sarà l’annata 2005?
“La Ribolla 2005 è stata torchiata prima del previsto l’8-9 marzo 2006 mentre la Ribolla 2002 è stata torchiata il 25-26 aprile 2003… il vantaggio di questa annata è la botrite nobile solo su uva bianca è un grande pregio perché consuma l’acqua...e pensare che fino al 1998 buttavo via il vino attaccato dalla botrite nobile…con l’uva bianca la macerazione nelle anfore può durare fino a 6-7 mesi cosa impossibile con le uva rosse… perché mi sono innamorato della Ribolla gialla? A 16 anni ho impiantato il primo Chardonnay, i vitigni autoctoni sono stati trascurati per anni…poi mi sono accorto di aver sbagliato…diceva mio padre: "La terra è di Dio, di madre natura"… non c’è giornata della mia vita che non penso a mio padre e lui amava la Ribolla perché è la vite più adatta per questa terra…terra e vite…le nozze chimiche… ciò che sta sotto è uguale a ciò che sta sopra. Ciò che sta sopra è uguale a ciò che sta sotto affinchè si compia il miracolo dell’unità…ho fatto molti errori nella mia vita, anche io ho usato i tini di acciaio e le barriques…poi mi sono detto ma che gusto c’è a fare un vino simile a tanti altri che si possono bere nella zona?… ho messo del tempo per trovare la mia strada… alla fine ho fatto il contadino come mio padre …per farlo contento…ho scelto la ribolla perché era la sua amante preferita…fare il vino è come fare la musica…non conta che lavoro fai ma come lo fai…adesso che ho trovato le mie radici amo la mia terra e le mie viti…".
Il sogno è la realtà in assenza di tempo…ecco mi sono ritrovato a vivere un sogno…il Maestro parla come se il tempo per lui non fosse importante …quel tempo che condiziona la nostra vita e ci impedisce di godere le cose belle che ci accadono…così senza rendercene conto ci risvegliamo come se tutto fosse accaduto in un sogno…un bellissimo sogno interrotto sul più bello quando avremmo voluto che quell’incontro non finisse e gustare le parole del maestro e i suoi vini, figli ancora immaturi per chi è destinato a diventare immortale…
Alla fine di questo incontro la vita di un povero mortale seguace finora del Dio acciaio e di mamma barrique non sarà più quella di prima…certo non mi cospargerò il capo di cenere e rinuncerò ai miei vini preferiti (Vintage tunina, Lowengang Chardonnay, Ronco delle acacie) per nutrirmi solo di Anfora Ribolla e Breg in religiosa attesa di poter finalmente nel lontano 2013 assaggiare il mitico Pignolo del Maestro… certo il peccato di Adamo è mortale perché è una caduta nel tempo, ma l’uomo non può morire può soltanto uccidersi la morte è sempre un suicidio, è tempo per l’uomo libero di tornare a casa di risvegliarsi dal suo sonno e riprendersi ciò che è di suo diritto l’immortalità perduta.
Ora so qual è la risposta che Tutti si aspettano dopo questo incontro:
Ma allora chi è costui? Chi è veramente Josko Gravner?
Il contadino come lui si definisce? L’ultimo dinosauro di un mondo perduto? Giovanni Battista, voce di colui che grida nel deserto? L’ultimo sacerdote pagano della Grande Madre Terra? Una icona dei no-global? Gandalf il mago delle radici che non gelano? L’ultimo samurai? Il filosofo? Uno che sogna di far parlare la terra? Un provocatore? L’ultimo degli immortali?
Certo Tutto questo e molto di più…per aiutarmi a riassumere in una frase la mia impressione sono ricorso a questa perla di saggezza presa dai Ching: "Non hai bisogno di un gregge per essere sicuro del tuo successo, nella vita sono le piccole cose che rendono importante il tuo percorso e ti rendono unico ed alle volte irraggiungibile".
Josko Gravner è sicuramente un maestro un maestro di vita e con il suo esempio ci vuole indicare la strada per ritrovare noi stessi, dobbiamo tornare alle origini per diventare consapevoli da dove veniamo quando quando il mondo era giovane e uccelli e bestie e i fiori erano tutt’uno con l’uomo e la morte non era che un sogno…
Sono andato fino a Oslavia per incontrare un viticoltore bizzarro e sono tornato a casa consapevole di aver riconosciuto un Maestro, quando ormai dubitavo che mai ne avrei incontrato uno in questo mondo dove ci siamo abituati a un gusto omologato…
Certo mi piace immaginare che quest’uomo un giorno, stanco di vivere in questo mondo caotico larvale illusorio, ritornerà nel suo viaggio verso le origini a un mondo dove dimorano solo bellezza e verità.
Mi piace immaginare che il Maestro abbia raggiunto la consapevolezza di sé e della meta che lo aspetta. Così un giorno partito per il Caucaso con la scusa di acquistare nuove anfore per la sua cantina, trovandosi di nuovo faccia a faccia con il monte Kazbek si incammini verso la vetta del monte Analogo “ la montagna che unisce cielo e terra, via che deve materialmente esistere altrimenti la nostra esistenza sarebbe senza speranza......” (R.Daumal).
Giacomo Busulini
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| 8/6/2006 |
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