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| Trucioli nel vino |
| Sos qualità: contro i "vini di legno" |
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Vini con un falso effetto barrique e senza saperlo: l’inganno per i consumatori
sarebbe la prima conseguenza di un provvedimento dell’Unione Europea che
potrebbe autorizzare nei prossimi mesi l’uso di TRUCIOLI DI LEGNO
per simulare i processi di invecchiamento dei vini in botte, il tutto senza
alcun obbligo di indicarlo in etichetta. Le nuove norme non farebbero alcuna
differenza tra i vini realmente invecchiati in botti di legno e quelli aromatizzati
con i tannini stimolati "artificialmente" . Inutile dire quanto tutto
ciò andrebbe a discapito dei vini italiani di qualità e soprattutto
di quelli toscani.
In una conferenza stampa tenutasi a Firenze, presso l’enoteca "Le
volpi e l’uva" si sono dati appuntamento Ermete Realacci,
presidente onorario di Legambiente; Giampaolo Pioli, coordinatore
delle Città del Vino della Toscana; Giovanni Ricasoli Firidolfi,
presidente della Fondazione per la tutela del territorio del Chianti Classico;
Luigi Cappellini presidente del Movimento turismo del vino
Toscana; Giuseppe Liberatore vicepresidente Federdoc e direttore
del Consorzio Chianti Classico; Piero Baronti, presidente di
Legambiente Toscana.
L’iniziativa ha voluto richiamare l’attenzione sull’uso dei
trucioli, ed è stata l’occasione per lanciare in Toscana la
petizione promossa da Legambiente e Città del Vino al fine di
bloccare l’approvazione della nuova normativa a livello comunitario. Tra
i primi firmatari il presidente del Senato, Franco Marini; il deputato della
Margherita, Ermete Realacci; la senatrice dei Verdi Loredana De Petris; i giornalisti
e critici enogastronomici Edoardo Raspelli e Paolo Massobrio; l’Associazione
italiana stampa agroalimentare (Asa) e la Federazione Italiana Sommelier Albergatori
e Ristoratori (Fisar); il professore universitario Attilio Scienza, uno dei
massimi esperti di vitivinicoltura in Italia; la cantina siciliana Planeta;
il famoso enologo Giacomo Tachis; i comuni di Asti, Duino Aurisina (Trieste),
Montefalco (Perugia), Donnas (Aosta), Suvereto (Livorno).
Inoltre nei giorni scorsi 25 parlamentari di tutti i partiti hanno sottoscritto
una mozione della senatrice Loredana De Petris che chiede al Governo italiano
di contrastare in ogni sede l’ipotesi di autorizzare la pratica enologica
dei trucioli di legno.
Sempre nei giorni scorsi Giacomo Tachis, uno dei massimi enologi
italiani, ha definito senza mezzi termini un inganno l’uso dei trucioli
nel vino: “Secondo l’enologia classica e seria chi impiega i
trucioli commette un errore perchè usandoli si fa una concia del vino",
ha dichiarato Tachis a Città del Vino e Legambiente. "Allora
tanto vale fare un’infusione di legno e aggiungerlo al vino per aromatizzarlo.
L’uso dei trucioli non solo è una truffa ma anche un’interpretazione
errata sul piano tecnico dell’enologia e dell’uso del legno”.
“A vent’anni dal metanolo l’Italia oggi è prima nel
mondo per esportazione di vino, grazie alla qualità che caratterizza
le sue produzioni – ha dichiarato Ermete Realacci,
presidente onorario di Legambiente – il vino italiano mostra quindi
che si può vincere la sfida della competitività scommettendo con
coraggio sulla qualità, sull’innovazione e sul territorio, più
che sulle grandi quantità a basso prezzo. Purtroppo questo è il
contrario di quanto sembra indicare la le tecniche d’invecchiamento non
naturali. Ci batteremo perché questo non sia possibile e quantomeno con
trasparenza siano indicate al consumatore le diverse modalità di produzione".
“La pratica enologica in uso nei nuovi Paesi produttori e che si vuole
autorizzare anche in Europa va decisamente contro la tradizione e l’identità
vitivinicola europea e italiana in particolare", ha detto Floriano
Zambon, presidente dell’Associazione Città del Vino. "Il
vino di qualità non è una bevanda che si ottiene per aggiunta
di ingredienti, ma il risultato di un lavoro serio e attento. Avremmo preferito
un sistema di regole per un uso corretto delle barrique. Se invece verrà
autorizzato l'uso dei trucioli per i vini da tavola sarà necessario riportare
informazioni chiare in etichetta affinchè il consumatore sia messo in
condizione di scegliere consapevolmente e le imprese che fanno qualità
e che usano i metodi tradizionali di competere alla pari, visto che altrimenti
rischiano di essere penalizzate nella concorrenza”.
Per chi utilizza il truciolato i costi di produzione sono inferiori di almeno
il 50% rispetto ai tradizionali processi d’invecchiamento in botte, e
questo tipo di concorrenza ha già messo in crisi le grandi produzioni
francesi. I produttori del Chianti toscano temono che la viticoltura di qualità
esca danneggiata dalla riforma europea delle pratiche enologhe, ma non vogliono
neppure rimanere con un vuoto legislativo che in questi anni ha diffuso l’utilizzo
dei trucioli. In questo senso l’Ue non stà facendo che regolarizzare
un processo già in atto, ma che non per questo deve essere favorito.
In questo caso, l’obbligo della trasparenza dell’etichettatura sarebbe
solo il primo di una serie di provvedimenti da adottare in difesa dei vini di
qualità.
“L’Unione Europea ci invita a brindare con i vini invecchiati
con il trucco", ha dichiarato Piero Baronti, presidente
di Legambiente Toscana. "Nuove pratiche enologiche che introducono
l’uso di trucioli di legno per il processo di invecchiamento dei vini
minacciano le produzioni tradizionali legate al territorio e potrebbero danneggiare
uno dei settori più forti del Made in Tuscany”.
"Riteniamo molto grave il fatto che certe pratiche rischino di impoverire
un processo di vinificazione che nel nostro Paese è inteso come un rito
e un aspetto culturale importante da salvaguardare anche dal punto di vista
comunicativo e ambientale", ha commentato Luigi Cappellini,
presidente regionale Movimento turismo del Vino. "Il turismo del vino
in Toscana, per esempio, è un settore che ha senso di esistere proprio
in virtù della complessità delle tecniche e delle antiche radici
culturali che caratterizzano le nostre produzioni. Anche il Movimento per il
Turismo del Vino è quindi in prima fila per sostenere e mantenere i tradizionali
processi di produzione che costituiscono il valore aggiunto della nostra regione,
anche per i turisti. Non è forse un paradosso che sia stata vietata un
antica pratica contadina come quella di aromatizzazione il vino con i bulbi
di fiori e si vada incentivando il ricorso ad agenti chimici per ottenere lo
stesso risultato".
Durante la conferenza stampa di Firenze si è ribadita l’importanza
del lavoro svolto da organi di controllo come i consorzi di tutela, che garantiscono
un ulteriore garanzia di qualità per il consumatore.
“Per i vini di qualità siamo contrari all’ introduzione
dei trucioli, oltretutto senza l’obbligo di etichettatura",
ha dichiarato Giovanni Ricasoli Firidolfi, presidente della
Fondazione per la tutela del territorio del Chianti Classico e della Libera
associazione agricoltori senesi. "La differenza tra i vini invecchiati
in barrique e quelli a cui si aggiungono addittivi chimici che apportano al
vino l’aroma del legno è una differenza tecnica e qualitativa sostanziale,
che deve essere intesa come un valore aggiunto per i nostri vini, invecchiati
con un tradizionale procedimento che necessita di tempo ed arte. Nel caso invece
dei vini da tavola, dobbiamo stare attenti a non lasciare i produttori italiani
fuori dalla competitività europea".
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| 14/6/2006 |
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