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  giugno 2006
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Barbera meeting "blind tasting"
Una occasione per consocere meglio questo grande vino
 
20 giornalisti, provenienti da 10 Paesi del mondo hanno partecipato alle degustazioni cieche di oltre 200 Barbera, nell’ambito della nona edizione di BARBERA MEETING, svoltasi ad Asti, dal 13 al 16 giugno; noi di Vinealia abbiamo avuto il piacere di fare parte di questo gruppo anche se – a causa di altri eventi concomitanti – siamo stati costretti a essere presenti solamente nella giornata di mercoledì 14, durante la quale venivano presentate le Barbera Superiore dell’annata 2004 e le Barbera dell’annata 2003; ci spiace naturalmente di non aver potuto partecipare a tutte le sessioni di degustazione, ma non ci è stato possibile fare altrimenti in questo periodo di "iperaffollamento" di eventi, fiere e manifestazioni legate al mondo del vino.
Nella sessione mattutina abbiamo quindi degustato, in blind tasting, 45 campioni in una sala appositamente attrezzata, presso l’Hotel Salera di Asti, per poi spostarci nel pomeriggio a Rosignano Monferrato, dove oltre 70 produttori proponevano in degustazione i loro prodotti, non solo Barbera, nelle magnifiche sale sotterranee del Castello di Uviglie; seguiva quindi una cena offerta dagli stessi produttori; una giornata quindi estremamente impegnativa, tenuto conto che poi dovevamo rientrare a casa.

LE QUATTRO DENOMINAZIONI
Prima di mettervi al corrente dei risultati dei nostri assaggi, volevamo evidenziare alcune note relative alla produzione di barbera delle quattro Doc coinvolte nella degustazione: su poco più di 2 milioni di hl di vino Vqprd (Docg e Doc) prodotti nell’annata 2004 in Piemonte, quasi un quarto erano barbera, e di questi, poco più della metà erano Barbera d’Asti.
La Barbera d’Asti –prodotta in 118 comuni della provincia di Asti, ed in 51 di quella di Alessandria –occupa una superficie vitata di poco inferiore ai 5mila ettari che forniscono poco meno di 250mila ettolitri di vino; dalla vendemmia 2000 sono state definite tre sottozone, adatte a produrre esclusivamente Barbera Superiore, che forniscono vini con caratteristiche di particolare pregio; a distanza di cinque anni solo una di queste, la sottozona Nizza, sta ottenendo un riscontro oggettivo, sia tra i produttori che i consumatori: sono infatti 85 gli ettari vitati, con una produzione di poco inferiore ai 4mila ettolitri.
Le altre due sottozone (Tinella e Colli Astiani) sono praticamente rimaste virtuali, non essendoci praticamente produzione, se non in quantitativi risibili; ci chiediamo – a questo punto – che senso abbia richiedere una denominazione se poi i primi a non crederci sono gli stessi produttori.
La seconda denominazione, per quantità di vino prodotto, è la Barbera del Monferrato, che si inserisce negli stessi 118 comuni della provincia di Asti, più 99 di quella di Alessandria; qui la superficie dei vigneti è di poco inferiore ai 2mila ettari e gli ettolitri prodotti sono stati poco meno di 100mila nel 2005.
La Doc Barbera d’Alba, 54 comuni tutti in provincia di Cuneo, ha prodotto nel 2005, poco più di 90mila ettolitri di vino su una superficie a vigneto di circa 1.600 ettari.
La più piccola delle quattro denominazioni è la Colli Tortonesi, 30 comuni in provincia di Alessandria, dove, su circa 250 ettari, vengono prodotti poco meno di 10mila ettolitri di vino.
Tra le quattro denominazioni esistono piccole differenze produttive che riguardano le rese per ettaro, il grado alcolico minimo, la durata dell’invecchiamento etc., la maggiore diversità, oltre ovviamente al cosiddetto terroir, è la tipologia delle uve utilizzate, che nella Doc Barbera d’Alba devono essere esclusivamente Barbera, mentre nelle altre tre possono concorrere sino al 15% di uve a bacca rossa, consentite dalla province.

LA DEGUSTAZIONE
La degustazione si svolgeva completamente alla cieca, sapevamo a priori esclusivamente l’annata e la tipologia e solo in seguito potevamo consultare l’elenco dei vini; 20 i prodotti del 2004 per la tipologia Superiore, e 25 le Barbera 2003; innanzitutto evidenziamo di aver riscontrato un’estrema variabilità nei campioni in assaggio; i migliori si presentavano ben caratterizzati dalla corretta nota acida, eleganti e puliti; i peggiori, onestamente pochi esemplari, erano grossolani, pesanti e poco puliti; nel mezzo una serie di vini nei quali il legno, l’estratto, il frutto e l’alcolicità la facevano da padroni; in alcuni campioni dell’annata 2003 si sentiva poi la maturazione non corretta delle uve, causata dall’andamento siccitoso dell’estate; in alcuni vini erano ben presenti note di surmaturazione delle uve, che presumiamo non volute, che rendevano i prodotti un poco pesanti.Barbera Superiore 2004
In questa batteria di vini non erano presenti prodotti dei Colli Tortonesi, i vini che abbiamo maggiormente apprezzato, in ordine di valutazione sono:
Barbera d’Alba Superiore Bric Loira, di Cascina Chicco (85-86 punti): vino dal colore impenetrabile, con intensi sentori di frutta matura al naso, soprattutto ciliegia, molto intenso l’impatto gustativo, con frutta molto evidente e grande corpo; un vino muscoloso, al quale se dovessimo trovare una pecca, potremmo dire non elegantissimo.
Barbera d’Asti Superiore Rive, di Antica Contea di Castelvero (85 punti): anche per questo vino il colore si presenta impenetrabile, buona l’intensità olfattiva, con note leggermente tostate; buono il frutto in bocca, dove si ripresentano le sensazioni di tostatura assolutamente non fastidiose; leggermente amarognolo, seppur piacevole, il finale.
Barbera del Monferrato Superiore Vigneto Mongetto, prodotto da: Il Mongetto (84-85 punti): bellissimo e profondo il colore, naso di buona intensità con sensazioni di frutta matura, di buona la struttura in bocca, con piacevole finale amarognolo.
Barbera d’Alba Superiore Croere, di Terre da Vino (84-85 punti): granato cupo il colore, di media intensità olfattiva, buono il corpo, con frutta presente in bocca, unita a note di caffè; persistenza elevata.
Barbera d’Asti Superiore sottozona Nizza Bricco Dani, di Villa Giada (84-85 punti): intenso al naso, tostato ed un poco vegetale, grande l’impatto gustativo, dove la sensazione vegetale è presente e molto piacevole.
Barbera d’Alba Superiore Vinum Vita Est, di Terre del Barolo (83-84 punti): di color rubino non molto intenso, interessante il naso, piacevole ed elegante, con note fruttate; buono il corpo, discreto il tannino, con finale leggermente amarognolo.
Barbera d’Asti Superiore Altea, di Cantine Sant’Agata (83 punti): granato scarico, poco intenso al naso, buono il frutto in bocca, con note di caffè. Barbera 2003
Il prodotto al quale abbiamo assegnato il punteggio più elevato in assoluto (86 punti) è stato il Colli Tortonesi Barbera Vignalunga, di Boveri Luigi: impenetrabile alla vista, grande frutto al naso, bocca di grande impatto, molto pulita, dove si ritrovano le medesime sensazioni avute all’olfatto; vino muscoloso.
Barbera d’Asti Monte Colombo, di Tenuta Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy (85-86 punti): di colore granato, naso pulito e di buona intensità, con piacevoli note di caffè; buono il frutto alla bocca; molto elegante.
Barbera d’Asti Nuj Suj, di Icardi (84-85 punti): elegante il naso, con buone sensazioni fruttate; di grande impatto gustativo, vino fruttato e muscoloso ma molto pulito.
Barbera d’Alba Pian Romualdo, di:Prunotto (82-83 punti): intenso al naso, con piacevoli sensazioni di frutta fresca; anche in bocca la sensazione fruttata è piacevole, anche se si presenta poco matura.
Barbera d’Asti L’Alfiere, di Terre dei Santi (82-83 punti): pulito e discreto il naso, buono il frutto in bocca, anche se un poco verde.
Seguono altri sei vini valutati 82 punti.

Una nota curiosa relativa alla degustazione dei vini dell’annata 2003: dopo aver visionato la lista dei campioni appena degustati ci siamo accorti di un prodotto che compariva due volte, il Barbera d’Asti Ca’ d’Galdin del Cavalier Dario Bersano. Ebbene, avevamo assegnato ai duevini delle valutazioni e dei commenti molto diversi (5 punti di differenza), ritenendone uno elegante al naso (82-83 il punteggio), e l’altro poco pulito e poco elegante (78 punti); dopo un primo momento di smarrimento (pensavamo ad un vino civetta proposto 2 volte per saggiare la capacità dei degustatori), notando che altri componenti del panel avevano la medesima espressione confusa, abbiamo richiesto in visione le bottiglie; cambiava solamente il colore dell’etichetta e una piccola scritta evidenziava che uno dei due aveva avuto un’affinamento in legno; a nostro parere non ci pare una grande espressione di chiarezza nei confronti del consumatore finale, già confuso da una miriade di sigle poco chiare.
Lorenzo Colombo

 
20/6/2006