RESPIRI
a Piero Mastroberardino
"Mi sono seduto per terra
accanto al pagliaio della vigna vecchia
Leonardo Sinisgalli"
1.
I respiri si nascondono negli anfratti
tra le botti, cercano l’odore umido
del rovere, si affacciano, poi
di nuovo indietro nella memoria custodita
nel nero della notte che raccoglie il fiato
quasi a riscaldarla, vivere un grumo di Storia
nella corsa che ti affaticava bambino.
2.
I respiri ritornano (interrotti per un attimo)
si trasformano in figure, poi salgono
gli odori, si rinnovano i volti. Avvicinando
le voci si scopre che i brindisi nascondono
l’assenza accantonata: il silenzio, lo stesso cercato
nel bicchiere da consumare. Così mutano le forme
ma non i volti: sono tutte belle donne
vestite con tinte differenti, ognuna ricorda
il vagabondare della mente dopo i sorsi consumati
dai calici trasparenti.
3.
I respiri al cigolio, sotto la luna sui campi
sul terreno vestito di giorni bruniti, ricucendo
in vestito sartoriale le stoffe dai rattoppi
e si dispongono in linee vitigni geometrici
perfetti da non vedere la fine, la curva marina
che fa immaginare l’infinità del mondo
e da quell’infinito un volto consumato
tra foglie che coprono frutti sugosi, grappoli
neri e odorosi i morsi dolci nei baci.
4.
I respiri anche tra le dune, lungo ogni passo
percorso tra il fango della vigna vecchia,
fruttifica ancora grappoli dolci
tra foglie scostate per cogliere il sole: il racconto
si cela tra le fronde, gli amori rubati
alle ombre, al sole che ci guarda.
LE MASCHERE SCANDALIZZATE
Amo i colori della notte l’alone
del lume esoso li respinge stampa
il giallo negli interni di Ensor.
Coprono maschere volti anziani
o tali nel balbettio dei corpi
nell’anima bruciata accanto al vino.
Soli si nascondono crogiolanti
dirimpetto al tavolino seduti
sulla sedia vecchia il cielo funge
azzurro fuori si intravede il bianco
della neve. E’ giorno cigola
la notte svenduta nella sorte.
GODO IL MIO VINO
Godo il mio vino -frutto acerbato -
nocciole dure e salate sono la terra,
frante le zolle morbida lingua assapora
ma l’olfatto ha mietuto già prima.
Fresca miniera: l’oro in cantina!
QUESTA SERA VENGO A CERCARTI
Questa sera vengo a cercarti
nel sapore di un vino corposo
che nasconde le tue carni nude
dal vezzo cerimonioso, è un nebbiolo
d’oltrepò pavese, dove sgorga
la poesia nelle frescure del mattino
e solo nella notte a pensarti cingo
la mano al bicchiere, i tuoi esili
polsi. È un gioco fermarti
e stringere fino a che il sapore
sgorga rubandoti alla bocca.
LUNA ROSSA
Anche la luna rossa è andata via
scorrendo i vicoli, scovando
la faccia sonnambulocaustica
dei portoni abbandonati: sospiri
tra i fremiti dolciastri dei fichi
rinsecchiti al vento. Lo starnuto
di mezzanotte è il rintocco atteso
poi il resto è teso al gelo spastico
che rinfaccia il gomito e il viso
elastico, drasticamente rivolto
all’ultimo goccio della bottiglia
gialla. Il rosso cherubino svilisce
tra le ombre della slitta in soffitta
pronta a rinnovare le sue lame
sulla neve attesa. Vino e ghiaccio
per la notte fioca priva e inerme
sotto la superficie in sottovuoto
per l’anno cominciato. Imbusto
gli alberi del Natale appena scorso
le cortecce dure del cartongesso
già sbucciato e l’aria freme
oltre il sottovuoto svuotato
e i germi ammuffiti sul paese
rifugiati per l’ultimo del mese.
LE POESIE
Le poesie vanno lette ubriachi
rilassati nel vuoto del vino
in declino e riemersi
solo così si colgono i respiri
gli affanni affacciati
dalle ampolle dei versi.