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“La luce della costa”
Il 2000 presentato dalla associazione Grandi Crus della Costa Toscana
 
A margine della bella manifestazione “Castagneto a Tavola”, si è tenuta domenica 29 aprile una strepitosa DEGUSTAZIONE, riservata alla stampa, di ben 23 vini rossi dell’annata 2000, organizzata dall’Associazione Grandi Crus della Costa Toscana. Per maggiori dettagli su questa associazione vi rimandiamo all’articolo pubblicato nel mese di giugno del 2006, relativo alla manifestazione “Anteprima dei Grandi Crus della Costa Toscana” tenutasi a Lucca; basta qui ricordare che ne fanno ormai parte un’ottantina di produttori delle province toscane che si affacciano sul mar Tirreno: Massa Carrara, Pisa, Lucca, Livorno e Grosseto; e che tra i produttori associati ci sono nomi del calibro di: Tenuta San Guido (leggi Sassicaia), Michele Satta, Grattamacco, I Giusti & Zanza, Moris Farms, Petra e tantissimi altri nomi superblasonati nel mondo vitivinicolo.
Per raggiungere la sede della degustazione, situata in un edificio ristrutturato e immerso nei boschi, si debbono percorrere una decina di chilometri su una stradina privata sterrata, sino a giungere a quasi 400 metri sul livello del mare, da dove si domina la pianura sottostante, sino a giungere al mare. Lo spettacolo che ci appare è tale da mozzare il fiato, nella sua grandiosità e bellezza.
L’annata 2000, probabilmente anche per il valore simbolico dato a questo numero, è stata quasi immediatamente definita, in più parti del mondo viticolo, come l’annata del secolo, fatto sta che poi ne seno seguite altre di “annate del secolo”.
In Toscana l’andamento climatico è stato caratterizzato da un’eccellente primavera, con buon equilibrio delle piante e con un’invaiatura leggermente anticipata; l’estate si è poi rivelata molto calda, soprattutto dalla seconda metà di agosto, portando a maturazioni precoci e ad una vendemmia anticipata, in alcuni casi di una decina di giorni rispetto alla norma.
All’interno della sala appositamente attrezzata abbiamo trovato una serie di tavoli rotondi, preparati per due postazioni ciascuno, sui quali erano in bella mostra i calici numerati e già contenenti i preziosi liquidi che abbiamo degustato; il tutto ovviamente alla cieca.
Abbiamo dunque assaggiato, assaporato e valutato i 23 campioni assieme alla ventina di giornalisti partecipanti e ad alcuni produttori che si sono cimentati nel riconoscimento del proprio vino.
La composizione dei vini è molto eterogenea, la parte del leone comunque la fa il Cabernet Sauvignon, mai solo, ma sempre in assemblaggio, anche se spesso in percentuali notevoli (sin’anche al 90 per cento) lo ritroviamo infatti in ben 14 vini; segue il Merlot, presente in 11 prodotti ma generalmente in percentuali più basse; il Sangiovese, sempre in assemblaggio lo ritroviamo in 7 vini, il Cabernet Franc in cinque, lo Syrah in tre, il Petit Verdot e la Malvasia Nera in due. Per quanto riguarda i monovitigno abbiamo assaggiato due Sangiovese e due Syrah in purezza, un Merlot e un Ciliegiolo.
Ma veniamo ora alle note di degustazione, che come sempre, teniamo a precisare, sono estremamente personali, anche se sovente condivise da altri degustatori.
In tutti gli appunti relativi al colore appare la parola “granato”, in diverse tonalità, intensità, sfumature, in rare volte abbinato al rubino, ma il granato c’è sempre (ricordiamoci che abbiamo assaggiando l’annata 2000 e quindi i vini sono al loro settimo anno).
All'olfatto si ritrova spesso la frutta rossa, ciliegia, amarena, prugna, spesso speziata, che in qualche caso si trasformano in confettura; in alcuni vini abbiamo percepito già all’olfatto note alcoliche un poco elevate. Generalmente i vini sono comunque puliti ed eleganti e le note terziarie sono presenti in tutti; il legno (si tratta di vini che affinano in barrique) non è mai stato fastidioso.
In bocca la prima nota percepita è quella tannica, mai aggressiva o sgradevole, comunque molto presente. Teniao presente che si tratta quasi sempre di vini concepiti per durare nel tempo. I vini sono comunque quasi sempre morbidi, fruttati, in alcuni casi con leggere e piacevoli sfumature vegetali, armonici, di buona persistenza gustativa e soprattutto piacevolissimi da bere.
Nella scheda approntata per la degustazione c’è una tabellina che recita: punteggio sotto 70: eliminato; 71-75: ordinario; 76-80 corrente; 81-84 buono; 85-90 ottimo; 91-100 eccellente.
Se avete avuto la pazienza di leggere la cronaca di qualche nostra precedente degustazione, vi sarete accorti che molto raramente arriviamo ad assegnare punteggi superiori ai 90 punti, solamente nel caso di grandissimi vini, ed anche così ben difficilmente arriviamo ad assegnare valutazioni superiori ai 92-93 punti.
Ebbene, in questa batteria tutti i vini sono stati ritenuti degni di alti punteggi. A un solo vino abbiamo infatti assegnato 84 punti e a un altro 84-85; tutti gli altri hanno varcato la soglia degli 85 punti e ben quattro quella dei 90.
Andiamo con ordine: due vini sono stati valutati con 92 punti. Entrambi sono il frutto del classico taglio Bordolese, Cabernet Sauvignon e Merlot:
"N’Antia", di Badia di Morrone (80% Cabernet Sauvignon e 20% Merlot: granato profondo e brillante alla vista; delicato, discreto ed elegante al naso, con sentori di frutta rossa e note vegetali, molto intrigante; armonico, molto discreto ed elegantissimo in bocca, molto equilibrato e di buona persistenza.
"Petra", dell’omonimo produttore (65% Cabernet Sauvignon e 35% Merlot: granato di media intensità; discreto, non molto intenso e di grande eleganza al naso, sentori di frutta rossa e curiose ma piacevolissime note di fiori appassiti; morbidissimo, estremamente equilibrato in bocca, con sentori di frutta rossa speziata e buona persistenza; molto interessante).
Segue con 91 punti (praticamente non c’è differenza) il "Sassicaia", di Tenuta di San Guido, composto di solo Cabernet, 85% Sauvignon e 15% Franc: granato intenso e brillante il colore; abbastanza intenso all’olfatto, di notevole eleganza, con note terziarie di cuoio e tabacco; morbido ed elegante in bocca, leggermente vegetale, di buona struttura e di lunga persistenza; grande prodotto.
I 90 punti li abbiamo assegnati al Tenuta di Valgiano, dell’omonimo produttore: qui entrano in gioco altri vitigni, 60% Sangiovese, 25% Syrah e 15% Merlot; granato molto luminoso alla vista; frutta matura al naso, confettura, ciliegia sotto spirito, con una leggera nota pungente dovuta all’alcolicità; mordido in bocca, di notevole corpo ed alcolicità, il tannino è molto presente ma ottimamente calibrato, buona la persistenza.
89 punti al "Paleo", di Le Macchiole (Cabernet Sauvignon 85% e Cabernet Franc 15%, la stessa composizione del Sassicaia): granato cupo profondo; di media intensità olfattiva, pulito ed elegante, con nota vegetale di peperone verde, un poco alcolico; elegante in bocca, con note vegetali ( nuovamente il peperone), con notevole tannino e buona persistenza.
"Ultimo Sole", di Fattoria Poggio Gagliardo (88-89 il punteggio; nuovamente Cabernet Sauvignon 85% e Cabernet Franc 15%: granato di media intensità, non estremamente limpido; di media intensità olfattiva e buona eleganza, con sentori di sottobosco e note leggermente animali; morbido e di buona eleganza in bocca, tannino molto presente ma assolutamente equilibrato, buona la persistenza).
Due i vini valutati con 88 punti: "Nero della Spinosa", di Colleverde (Syrah in purezza: granato con ricordi rubino; abbastanza intenso al naso, con frutta rossa speziata, di buona eleganza e leggermente alcolico; in bocca è leggermente vegetale, presenta un’ottimo corpo ed il tannino è molto presente ma ben dosato, buona la persistenza) e "Saffredi" di Le Pupille (Cabernet Sauvignon 50%, Merlot 35% e Alicante 15%: granato profondo il colore; prugna secca speziata al naso, abbastanza intenso, alcolico; morbido in bocca, dove si ripresenta la prugna, di buona alcolicità e con tannino ben dosato).
Altri due vini si sono collocati a quota 87-88 punti."
"Capatosta" di Poggio Argentiera (95% Sangiovese e 5% Alicante: granato di media intensità; naso un poco chiuso all’inizio, delicato, di media intensità olfattiva; di medio corpo e buon tannino, vino non muscoloso, dal buon frutto e dalla notevole persistenza);
"San Lorenzo" di Sassotondo (Ciliegiolo in purezza: dal colore rubino-granato, abbastanza profondo; elegante al naso, con note di cioccolato al latte, alcolico; abbastanza morbido in bocca, dal tannino discreto, di buona eleganza e media struttura).
87 punti assegnati al "Nambrot", di Tenuta di Ghizzano (70% Merlot, 20% Cabernet, sia Sauvignon che Franc e 10% Petit Verdot: granato con riflessi cardinalizi; intenso ed alcolico al naso, leggermente vegetale e con qualche nota animale; pulito in bocca, leggermente vegetale, dal notevole tannino ed alcolico).
Chiudiamo queste brevi note di degustazione con il "Lupicaia", di Castello del Terriccio (Cabernet Sauvignon 90% e Merlot 10%: granato cupo il colore; intenso al naso, frutta matura, prugna secca, cioccolatoso, dalla notevole nota alcolica; in bocca ritroviamo la prugna speziata – cannella e chiodi di garofano –, il tennino è ben presente e lunga è la persistenza).
Abbiamo inoltre degustato: Grattamacco, di Collemassari; Il Fortino, di Fattoria di Buonamico; Rosso delle Miniere, di Fattoria Sorbaiano; I’Rennero, di Gualdo del Re; Dulcamara, di I Giusti & Zanza; Cavaliere, di Michele Satta; Avvoltore, di Moris Farms; Sabiniano di Casanova, di Podere la Chiesa; La Regola, di Podere la Regola; Grotte Rosse, di Salustri; Marsiliana, di Tenuta Marsiliana, e scusate se è poco.
Dopo la degustazione è seguito un interessantissimo dibattito-confronto durante il quale tutti gli intervenuti sono stati invitati a esprimere la propria opinione, coordinati e moderati dall’efficientissimo Paolo Valdasti del Consorzio di Bolgheri; dopo di che è stata svelata la lista dei vini in degustazione, e qualche sorpresa c’è stata.
E’ poi seguito un sontuoso buffet, dove le magnum dei vini precedentemente assaggiati venivano aperte senza nessun risparmio e dove abbiamo anche potuto apprezzare un grande Aleatico dell’Elba prodotto da Piermario Cavallari.
Un grazie anche ai sommelier della Fisar che hanno svolto un lavoro egregio sia durante la degustazione che nel servizio del buffet.
Lorenzo Colombo

 

 
6/5/2007