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Bolgherese: le nuove annate
Risultati davvero soddisfacenti...
 
Sabato 28 aprile ci siamo ritrovati presso la sede del Consorzio dei vini di Bolgheri, per una degustazione riservata alla stampa, delle NUOVE ANNATE dei vini prodotti dai soci del consorzio.
La sede del consorzio è situata in un bellissimo contesto, all’inizio del Carducciano viale dei “cipressi, alti e schietti in duplice filar”, che con un lungo rettifilo ondulato conduce in poco meno di quatto chilometri al minuscolo ed affascinante borgo di Bolgheri, il quale – ristrutturato e rimesso a nuovo, grazie alla fama dei suoi vini (Sassicaia in primis) – è ormai stracolmo di enoteche e ristorantini.
Con poco più di una ventina di giornalisti, tra cui alcuni molto noti agli appassionati della bevanda di Bacco, si siamo dunque apprestati alla degustazione di ben 74 vini tra Doc Bolgheri ed Igt Toscana.

Prima di iniziare con la cronaca della degustazione volevamo fornire alcune informazioni relative a questa recente denominazione, non diremo invece nulla in merito alla Igt Toscana, poiché essendo un’indicazione geografica regionale, permette di utilizzare un numero elevatissimo, e quindi noioso da elencare, di vitigni diversi.
La doc Bolgheri, istituita nel 1994 e rivista nel 2001, prevede sia vini bianchi che rossi e rosati (per i rossi è prevista anche la tipologia Superiore), oltre al Vin Santo Occhio di Pernice ed al Sassicaia, vera Doc nella Doc, creata appositamente per togliere dal limbo dei vini da tavola questo prestigioso prodotto.
La denominazione comprende esclusivamente il territorio comunale di Castagneto Carducci, al quale Bolgheri appartiene.
Per quanto riguarda i vini bianchi sono previste diverse tipologie. Il Bolgheri Bianco, nel quale le uve principalmente utilizzate sono Trebbiano Toscano, Sauvignon
Blanc e Vermentino, oltre ad un massimo del 30% di altri vitigni a bacca bianca consentiti; il Bolgheri Sauvignon, prodotto con almeno l’85% delle omonime uve, e il Bolgheri Vermentino, anche in questo caso con almeno l’85% di uve Vermentino.
Per i vini rossi e rosati le principali uve utilizzate sono Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese, oltre ad un massimo del 30% di altri vitigni autorizzati.
Il Vin Santo Occhio di Pernice utilizza invece i classici vitigni rossi toscani: Sangiovese e Malvasia Nera, con l’aggiunta consentita di fino ad un massimo del 30% di altri vitigni a bacca rossa.
Il vitigno che costituisce il Bolgheri Sassicaia è il Cabernet Sauvignon, con un minimo dell’ 80%, il rimanente 20% può essere costituito da altri vitigni a bacca rossa consentiti; in realtà il Marchese Incisa della Rocchetta utilizza esclusivamente Cabernet, solitamente 85% Sauvignon e 15% Franc.

Venendo ora alla degustazione i campioni erano così suddivisi: vni bianchi, sia Doc che Igt; 16 campioni in totale, tra: Doc Bolgheri Bianco, Doc Bolgheri Vermentino ed Igt Toscana; non erano presenti Doc Bolgheri Sauvignon; 13 vini erano dell’annata 2006, 2 del 2005 e un campione apparteneva alla vendemmia 2004.
Vini rosati: 4 campioni dell’annata 2006, di cui 3 Doc ed 1 Igt.
24 i campioni di Doc Bolgheri Rosso, di cui 15 della vendemmia 2005 e 9 del 2004.
16 i Doc Bolgheri Rosso Superiore, tutti dell’annata 2004 tranne uno, che era del 2003.
Ed infine 14 Igt Toscana Rossi; in questo gruppo c’era una maggiore eterogeneità per quanto riguarda l’annata: 5 vini erano infatti del 2005, 6 del 2004, 2 del 2003 ed 1 del 2001.
La degustazione si è svolta ovviamente alla cieca, ovvero si conosceva esclusivamente la tipologia di appartenenza e l’annata dei campioni serviti; per ovvie ragioni di spazio faremo un commento e forniremo una valutazione solamente dei vini che abbiamo ritenuto più interessanti, senza togliere nulla a tutti gli altri.
Iniziamo dunque dai vini bianchi, dove abbiamo assegnato valutazioni abbastanza omogenee, senza eccessi di entusiasmo, dagli 81-82 agli 84 punti, con solamente 2 campioni che varcano la soglia degli 85 punti.
Abbiamo quindi valutato con 86 punti il Bolgheri Bianco Achenio di Campo alla Sughera, un blend di Sauvignon Blanc, Vermentino e Chardonnay, prodotto in 4mila bottiglie e che viene dichiarato con 6 mesi di affinamento in barrique (non sappiamo se il mostro fermenta nelle botticelle), e successivi 6 mesi di bottiglia prima di essere commercializzato, il vino era dell’annata 2006. Il vino si presenta con un colore giallo paglierino di media intensità; intense le note vanigliate al naso, dovute al legno, comunque mai fastidioso, con un sottofondo piacevolmente fruttato; intenso in bocca, dal buon corpo, quasi masticabile, anche qui il legno appare ben dosato, lunga infine la persistenza gustativa.
85 il punteggio attribuito al Bolgheri Vermentino 2006 di Guado al Tasso, vino prodotto in ben 180mila esemplari; paglierino scarico, tendente al verdolino il colore; molto pulito al naso, di media intensità olfattiva e con piacevoli sentori leggermente aromatici e vegetali; intenso l’ingresso di bocca, fresco, si sentono nuovamente i sentori vegetali, diremmo di erbe aromatiche, lungo il finale.
A due vini abbiamo assegnato 84 punti: al Bolgheri Vermentino 2006 di Casa di Terra, 6.500 le bottiglie prodotte: dal colore paglierino scarico con riflessi verdolini; dal naso pulito, leggermente vegetale e di buona intensità; fresco e pulito in bocca, leggermente vegetale, anche in questo caso riscontriamo le erbe aromatiche, di buona persistenza (vino molto simile al precedente); all'Igt Toscana Giovin Re di Michele Satta, vino prodotto in 4mila esemplari con uve Viognier, affinato in barrique (fermentato?) e con 6 mesi di bottiglia prima della commercializzazione. Giallo paglierino carico, quasi dorato il colore; intenso al naso, con sentori di vaniglia e nocciola tostata; intenso in bocca, di notevole struttura, molto lungo; nelle brevi note di degustazione abbiamo scritto: “Vino molto particolare, con curiose note gustative di olive in salamoia”.
Vini rosati: in questa batteria abbiamo trovato l’unico campione valutato con un punteggio inferiore a 80 (77 per l’esattezza); il vino ritenuto più interessante è il Bolgheri Rosato 2006 di Michele Satta, prodotto con 70% di Sangiovese, 10% Cabernet Sauvignon e altre per il rimanente 20%; le bottiglie prodotte sono 13.000 ed il punteggio assegnato è 83. Il colore è ciliegia scarico; al naso è molto pulito e di buona intensità, si percepiscono piccoli frutti di bosco e ciliegia; buona l’intensità anche alla bocca, buona l’acidità, nuovamente sentori di piccoli frutti rossi, soprattutto ciliegia, abbastanza lungo e dal buon aroma di bocca.
Bolgheri Rosso: ebbene qui ci siamo spinti sino ai 92 punti, e sono tanti per un vino appena presentato; il punteggio più basso assegnato è stato di 84.
Dicevamo 92 punti assegnati al Pean 2004 di Batzella, un produttore che non conoscevamo; classico taglio Bordolese (70% Cabernet Sauv. e 30% Cabernet. Franc), 12 mesi di barrique e 6 mesi di bottiglia, 10.000 le bottiglie prodotte. Granato di media intensità il colore; pulito e molto elegante il naso, con sentori vegetali (peperone verde) e leggere note di evoluzione; di media intensità gustativa, elegantissimo anche in bocca, dove ritroviamo il peperone verde, lunga la persistenza.
Con una valutazione di 89 punti troviamo quindi Le Macchiole 2005, dell’omonimo produttore, 10 mesi di barrique per questo blend di Merlot 40%, Cabernet Franc 30% e Sangiovese 30%, prodotto in 37.000 esemplari. Violaceo cupo il colore; frutta matura e note vegetali (peperone verde) al naso, molto pulito e di buona intensità; frutta speziata ben presente, ottima la struttura, imponente ma piacevole tannino, di lunga persistenza.
Tre i vini che ottengono 88 punti Innanzitutto citiamo il Felciaino 2005 di Giovanni Chiappini (70% Sangiovese, 15% Cabernet Sauvignon e 15% Merlot, 6 mesi in barriques di 3° passaggio, 15mila bottiglie prodotte) dal colore granato cupo; note di frutta rossa, tabacco, prugna secca, leggermente vegetale al naso; pulitissimo in bocca, di medio corpo, con tannino ben dosato e piacevolissime note vegetali, buona la persistenza. Ottimo prodotto.
Il Volpolo 2005 di Podere Sapaio (14 mesi di barrique e 6 mesi di bottiglia per questo ennesimo uvaggio bordolese prodotto in 31.000 esemplari; 70% Cabernet Sauvignon, 15% Merlot e 15% Petit Verdot) è granato cupo il colore; di buona intensità olfattiva, con sentori di prugna secca con leggera speziatura; buoni sua l’ingresso di bocca che il tannino, vi ritroviamo i sentori di frutta matura speziata, buona la lunghezza.
Il Patrimonio Tringali 2004 di Tringali Casanova (di nuovo un taglio bordolese, 60% Cabernet Sauv. e 40% Merlot; 6 mesi di barrique e 6 mesi di bottiglia e 19.000 pezzi prodotii) ha colore granato cupo; naso discreto, piacevole e molto elegante, con sentori di frutta rossa speziata (cannella); di media intensità l’impatto in bocca, di medio corpo, leggermente vegetale, buono il tannino e di grande eleganza.
Seguono quattro prodotti valutati tra 87 ed 88 punti:
Antero 2005 di Le Grascete; Campo al Mare 2005, dell’omonimo produttore; Il Bruciato 2005 di Guado al Tasso; e Mosaico 2004 di Casa di Terra.
Ci spiace non citare gli altri prodotti, poiché la qualità è molto elevata, ma temiamo di cominciare ad annoiare.
Bolgheri Rosso Superiore: sorpresa e stupore, per noi che non lo conoscevamo, infatti anche in questa serie il punteggio più elevato lo ottiene nuovamente Batzella, con il suo Tam; qui il range va da 85 punti ai 90-91 del vino citato.
Dunque 90-91 punti al Tam 2004 di Batzella, nuovamente un uvaggio bordolese ( 60-70% Cabernet Sauvignon e 30-40% Merlot), 12 mesi di barrique e 6-8 mesi di bottiglia, 10mila le bottiglie prodotte. Granato di media intensità il colore; di buona intensità olfattiva, pulito, elegante, con piacevoli note vegetali (peperone verde); di media intensità gustativa alla bocca, dove ritroviamo il vegetale e riconosciamo nuovamente il peperone, di grande eleganza e buona persistenza.
89-90 punti li assegniamo all’Ornellaia 2004 di Tenuta Ornellaia; 135mila bottiglie di un assemblaggio di Cabernet Sauvignon 60%, Cabernet Franc 20%, Merlot 15% e Petit Verdot 5%, affinato 18 mesi in barrique e con sosta successiva di 12 mesi in bottiglia. Dal colore granato intenso; vegetale al naso, pulito, elegante e di buona intensità olfattiva; fine, elegante, pulito in bocca, di medio corpo e buona persistenza.
Poniamo quindi due vini a pari punteggio (87-88): Arnione 2004 di Campo alla Sughera; l’uvaggio è simile al precedente vino (non sappiamo le percentuali), come pure simile è l’affinamento, 30.000 le bottiglie prodotte. Violaceo intenso il colore; vegetale al naso (peperone verde), di buona intensità olfattiva; leggermente vegetale anche in bocca, dal buon frutto, morbido e di buona eleganza.
Grattamacco 2004 di Colle Massari: anche in questo caso simile l’affinamento, mentre l’uvaggio è composto da: 65% Cabernet Sauvignon 20% Merlot e 15% Sangiovese; 25.000 le bottiglie prodotte. Granato di buona intensità il colore; fruttato, speziato, leggermente vegetale e di buona eleganza il naso; frutta speziata in bocca, leggermente vegetale, di buona persistenza.
A 87 punti collochiamo il Sapaio 2004 di Podere Sapaio: nuovamente Cabernet Sauvignon 70%, Cabernet Franc 10%, Merlot 10% e Petit Verdot 10%. 18 mesi di barrique e 10 mesi di bottiglia di cui ne sono prodotti 11mila esemplari. Violaceo molto intenso il colore, quasi cupo; leggermente vegetale il naso, di buona intensità; di medio corpo e buona tannicità, con sentori di prugna, elegante e di buona persistenza.
Passiamo infine agli Igt Toscana, caratterizzati, per quanto ci riguarda dalla notevole omogeneità dei giudizi; i punteggi assegnati potrebbero apparire un poco bassi, teniamo comunque conto che si tratta di vini appena immessi sul mercato, e che sono in molti casi concepiti per una lunga durata nel tempo, e quindi di lenta evoluzione. Curiosamente andiamo a collocare al primo posto, con l’identico punteggio (86-87), 2 vini dello stesso produttore: Le Macchiole.
Il Paleo 2003, un Cabernet Franc in purezza, affinato 18 mesi in barriques e feuillettes ( botticelle di capacità di circa la metà di una barrique – 112 litri), 19.000 bottiglie prodotte. Granato intenso il colore; intenso ed alcolico al naso, fruttato con note vegetali, di buona eleganza; di nuovo alcolico in bocca, di corpo non eccessivo, di buona intensità, vi troviamo frutta matura e spezie, lunga la persistenza.
Il Messorio 2003; Merlot in purezza, affinato 18 mesi in feuillettes, 7.000 le bottiglie prodotte. Granato intenso il colore; etereo al naso, di buona speziatura, elegante; tannino evidente in bocca ma non fastidioso, impressionante la persistenza gustativa.
Seguono due vini ad 86 punti: Sgariglia Oro 2004 di Campo al Noce (Cabernet Sauvignon 60%, Cabernet Franc 20%, Merlot 15% e Syrah 5%, 16 mesi di barrique e 4.100 le bottiglie prodotte) dal colore granato carico; sentori vegetali (peperone verde), frutta speziata, si percepisce l’uso del leggno, anche se la nota non è assolutamente fastidiosa; vegetale in bocca, ci pare di percepire un ricordo di asparagi, dal bel frutto, leggermente tannico, elegante e di buona lunghezza; e il Sonoro 2004 di Ceralti, un Merlot in purezza con 12 mesi di barrique ed altrettanti di bottiglia.Granato intenso e brillante il colore; frutta rossa matura e prugna secca speziata al naso, intenso; morbido, abbastanza tannico ed un poco evoluto in bocca.
Chiudiamo con Levia Gravia 2001 di Caccia al Piano, 70% Cabernet Sauvignon, 25% Merlot e 5% Syrah, 18 mesi di barrique e 10 di bottiglia, prodotto in 6.500 pezzi, 85-86 il punteggio assegnato. Granato molto intenso il colore; prugne secche al naso, evoluto (d’altra parte è il vino più vecchio tra quelli presentati) elegante; di medio corpo e tannino ancora evidente, buona la persistenza.
Lorenzo Colombo


 
13/5/2007