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| Nella vigna di Radikon |
| L'impegno per un "ritorno al futuro" |
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“Quando si crede di aver capito di solito si sta tornando indietro: per allungare la vita dei vini bianchi bisogna ritornare al passato”
Questa è l’essenza del pensiero di STANKO RADIKON (nella foto a sinistra con l’autore dell’articolo), uno di quei produttori che ha scelto di fare vino in modo da ottenere un prodotto privo di additivi chimici, nel massimo rispetto del territorio e dell’ambiente. Il luogo scelto non poteva che essere Oslavia, sulle alture di Gorizia, che è divenuto l’epicentro di questa nuova (?) vitivinicoltura. Qui i fautori del vino naturale hanno trovato il clima più adatto per esprimere la propria libertà di sperimentare senza dogmatismi. Così questa zona del Collio Goriziano, al confine con la Slovenia, è diventata terra di eresia. A pochi metri da Radikon, sulla stessa strada, è situata la casa di Josko Gravner, il cui sito è immediatamente riconoscibile dalla strada per la presenza di alcune grandi anfore. La casa di Radikon è invece nascosta e per arrivarci è necessario avere avuto precise indicazioni dal Signore del luogo…situata non a caso sul versante opposto della collina gode di uno splendida vista sui vigneti sottostanti alcuni dei quali appartengono al confinante Gravner (foto sotto).
I due sono amici ma Stanko ci tiene subito a far presente che il suo percorso, anche se simile, è personale e assolutamente originale. E’ inutile provocarlo sui contenitori migliori da usare: anfore o botti di legno? risponde “... la qualità del vino deriva dal lavoro fatto in vigna e dalla gestione della cantina non dal contenitore”.
La rivoluzione di Radikon, che si fa aiutare dal figlio Sasa, inizia in vigna: su dieci ettari di vigneto non vengono usati concimi chimici, ma concimazione a macchie con uso di letame. Mentre per i trattamenti sulle viti antiparassitari con garanzia di assoluta innocuità per la salute del consumatore, a base di rame e zolfo in polvere.
Ma per Radikon la vera rivoluzione si fa in cantina dove, dopo la diraspatura, si procede alla macerazione sulle bucce anche per i vini bianchi, che si protrae per questi ultimi da un minimo di 30 giorni a un massimo di 6-7 mesi. Tutte le fasi della lavorazione avvengono esclusivamente in recipienti di legno (botti di rovere di Slavonia) dove il vino matura per circa tre anni prima di essere imbottigliato. Durante questo periodo viene periodicamente soggetto a travasi qualora se ne ritenga la necessità per evitare il rischio di quella che Stanko chiama “riduzione” (mancanza di ossigeno).
L’assenza di additivi chimici viene realizzata anche in cantina e lo strumento usato per vinificare in assenza di solforosa è proprio la macerazione sulle bucce, che funziona da protettore del vino che sta maturando nelle botti. Per perfezionare questo metodo di vinificazione delle uve bianche, che è una riscoperta di vecchie metodologie praticate nel Collio fino agli anni Trenta, Stanko ha scelto di invecchiare in botti separate l’Oslavje 2004 (assemblaggio di uve Charonnay 40% Pinot Grigio e Sauvignon 30%) uve macerate sulle bucce rispettivamente per 40 giorni, 3 mesi e 9 mesi (fino a giugno 2005).
Anche se alla degustazione non è immediatamente percepibile la differenza di evoluzione dei tre vini, a parte una leggera differenza di colore e di profumi, sarà il tempo che ci dirà qual il tempo giusto per ottenere il migliore risultato. Quello che è certo è che quello che può sembrare un difetto del vino (una leggera velatura che appare anche nel vino pronto per essere degustato) è invece il metodo naturale che consente di ottenere un vino che presenta un colore giallo oro molto carico, non filtrato né chiarificato, proprio per mantenere quella intensità e complessità in bocca che contraddistinguono i grandi vini rossi e perché no anche i grandi vini bianchi: “Senza alcuna filtrazione né chiarifica durante la fase di imbottigliamento le tracce di solforosa presenti nei miei vini sono prodotte dai lieviti con un processo totalmente naturale”.
La domanda più facile da fare a Stanko anche se provocatoria è “quanto può durare questo vino?”. Questa la risposta di Radikon: “Il segreto della durata di un vino sta proprio nella velatura, per avere più limpidezza bisogna togliere al vino un po’ di sostanze questo lo porta ad accorciare inevitabilmente la sua vita. La velatura leggera diventa un conservante…. Siamo partiti a vinificare senza solforosa nel 1999 io credo che dopo 10 anni nel 2009 potremo avere conferma di essere riusciti a far durare i vini bianchi naturalmente senza ricorrere ad additivi o pratiche di cantina invadenti, allora potremo dire di avere scritto una nuovo pagina nella storia del vino”.
Ma chi è in definitiva Stanko Radikon? Un reazionario? Un rivoluzionario?
Sicuramente un ricercatore “Colui che ama il sapere, lo cerca disperatamente, anela a possederlo nella sua pienezza, ma in senso proprio non sa nulla; e perché non sa, ma vuole sapere, è vero filosofo, amante della conoscenza” (Socrate). “L’obiettivo – ci dice Radikon – è quello di capire la natura e rispettare la natura e ottenere un prodotto il più naturale possibile. Ciò non può succedere se non ci si guarda intorno ci si apre e ci si guarda dentro, ci si ascolta, solo così si vedono orizzonti altrimenti irraggiungibili”.
A questo punto non ci resta che congedarci dando appuntamento a Stanko al 2009 e prenotandoci fin d’ora per la data che ci auguriamo storica.
Radikon ci saluta facendoci dono di una massima che vuole essere un avvertimento a chi vuole seguire la via per ritrovare i sapori veri dell’uva nel vino: “Ci sono più parassiti intorno al vino che in vigna!”. Con questo messaggio lo salutiamo, pensando alla sua nuova fatica, un nuovo esperimento, ovvero la coltivazione del Pignolo (nella foto), la cui prima annata di produzione – il 2004 – sarà pronta nel 2014.
Giacomo Busulini
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| 2/6/2007 |
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