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Capichera: un mattino in Sardegna
Incontro con Fabrizio Ragnedda, l'ultimo dei giganti
 
L’essere ha un profumo inebriante per chi lo sappia e lo voglia cogliere ma assolutamente inaccessibile ai toni grossolani e agli schemi facili dell’apparire. Ho sempre ritenuto che il terroir e in particolare le condizioni climatiche siano determinanti per ottenere un grande vino. Per quanto riguarda i grandi vini bianchi italiani le due regioni che offrono le migliori condizioni sono sicuramente l’Alto Adige e il Friuli, è stata perciò grande la mia sorpresa quando a Summa 2006, la manifestazione che riunisce ogni anno a Magrè alcuni fra i più noti produttori italiani, ho scoperto un grande vino bianco che veniva dalla Sardegna. Si tratta del Vermentino “Vendemmia Tardiva” 2003 dell’azienda CAPICHERA al cui artefice Fabrizio Ragnedda ebbi modo di esprimere la mia sorpresa per aver scoperto un Vermentino che meritava a mio parere il posto più alto del podio tra tutti i vini bianchi in degustazione prodotti con uve ben più nobili.
Fabrizio molto cordialmente mi invitò a visitare i suoi vigneti per capire come proprio dal terroir nasce un grande vino e questo si può trovare anche in Sardegna e io prontamente accettai. Così quest’anno nel mese di luglio, approfittando di una vacanza in Costa Smeralda, ho potuto finalmente mantenere la mia promessa. L’azienda Capichera, nata ben cento anni fa e una delle aziende di più antica tradizione nella produzione del Vermentino, deve la sua fama ai fratelli Ragnedda che nei primi anni Ottanta, dopo aver girato il mondo, hanno scoperto proprio a casa loro (nel vigneto di famiglia) quel tesoro che avrebbe cambiato la loro vita. Il terreno (sabbioso da disfacimento granitico) da cui prende il nome l’azienda c’era già, i vigneti anche, ma c’è voluto il sogno dei fratelli Ragnedda di trasformare il nome “Capichera”, forse derivato dal latino (caput erat), in un marchio di vini di alta qualità utilizzando esclusivamente vitigni autoctoni senza ricorrere all’impianto delle classiche varietà internazionali come Chardonnay e Cabernet Sauvignon.
Il vermentino “Vendemmia tardiva Capichera”, la cui prima annata di produzione risale al 1990, è stato il primo a essere invecchiato in barriques . Ma non è solo questa l’innovazione introdotta dai Fratelli Ragnedda come ho potuto scoprire grazie alla disponibilità di Fabrizio che mi ha dedicato un po’ del suo tempo prezioso nel periodo decisivo per la preparazione della vendemmia.
L’appuntamento con Fabrizio Ragnedda (nella foto, a sinistra, posa con l'autore dell'articolo) era alle 8 del mattino, un'ora insolita per una visita, ma non per Fabrizio che nelle prime ore del giorno è già in giro per le vigne per il diradamento dei grappoli. “Tre sono gli elementi fondamentali per fare un buon vino” così Fabrizio mi ha detto mentre con la sua jeep mi portava in giro fra i filari: "il terroir, l’annata (le condizioni meteo) e la passione (...esperienza...) del viticoltore”.
Per Fabrizio è venuto il tempo di rivalutare il viticoltore questa figura spesso trascurata, il lavoro in vigna è determinante per ottenere un vino di qualità, così non basta aver fatto investimenti in cantina, serbatoi di acciaio inox periodicamente lucidati e centinaia di barriques di quercia di Allier perfettamente allineate in un caveau simile a quello di una banca, se prima l’occhio vigile del viticoltore non ha controllato con cura maniacale di ogni particolare come si evolve la maturazione dei grappoli. Sembra quasi che Fabrizio conosca pregi e difetti di ogni filare e, anche se non lo ammetterà mai, mi piace pensare che quando si trova solo parla alle piante e ne viene corrisposto.

Quando è che si decide come sarà una annata?
"I l lavoro maggiore si fa in luglio e agosto è qui che si decide se una annata sarà ottima oppure no… è ora che l’attenta osservazione della crescita dei grappoli e il quotidiano controllo delle previsioni meteorologiche può fare la differenza fra un buon vino e un grande vino”

Di fronte alla mia insistenza nel raccogliere ulteriori indizi per scoprire la tecnica di lavorazione Fabrizio si concede si concede con lodevole modestia: "Sono necessari almeno due diradamenti e una pre-raccolta per eliminare i grappoli in eccesso ma questa non è una regola sempre applicabile dipende dall’annata…” e a proposito della quantità d’acqua che è necessaria al vigneto usa una similitudine molto suggestiva: "Così come il neonato ha bisogno del latte nel vigneto giovane l’acqua non deve mancare, 8/10 litri ….ogni 15/20 giorni per pianta in funzione dello stress idrico ...dipende dal livello di disidratazione”, un altro dettaglio.
Ma allora lo stress fa bene alla vite? “nelle viti adulte si ottengono le uve più belle, più concentrate, che sviluppano la più tipica caratteristica del vermentino, quando queste soffrono un moderato stress idrico; questo è un fattore importante che contribuisce alla complessità dei vini di Capichera e, ovviamente non è il solo: è necessario infatti che ogni vigna sia condotta fino alla piena maturazione dell'uva non secondo un modello standardizzato ma secondo le esigenze e le caratteristiche specifiche di quella vigna…
I vigneti dell’azienda Capichera sono localizzati in tre comprensori diversi della Gallura orientale-costiera ; all'interno di ogni vigneto si trovano vigne diverse, per esposizione, struttura del terreno, disposizione dei filari e questo comporta una diversità di approcci proprio perchè diverse sono le vigne...questo è molto interessante e anche divertente!”
Ormai è chiaro qui nulla è lasciato al caso e il segreto del successo ha un solo nome attenzione e cura di ogni dettaglio: “oltre che garantire una complessità eccezionale, difficilmente riproducibile in serie, questo fattore diversità ci impone di mettere in discussione il nostro lavoro tutti gli anni…”. Ecco perchè in ogni annata il fattore "viticoltore" è , dei tre fattori fondamentali, forse il più importante:
”L'annata e il terroir devono essere "letti", "interpretati" e "tradotti" in interventi viticoli dal viticoltore-enologo che induce così nelle viti una attività vegetativa che in funzione dell'annata deve portare al miglior risultato possibile...in cantina poi diventa tutto un gioco , un vero gioco per grandi...e perfino avverse condizioni meteo in fase di pre-raccolta o durante la raccolta non possono preoccuparci più di tanto perchè la gestione del vigneto si svolge anche in previsione di quelle situazioni, escluso ovviamente gli eventi atmosferici eccezionali, per fortuna viviamo sotto il cielo...!”

La vista intorno a noi è molto suggestiva, il vigneto immerso nel verde mentre il sole già caldo illumina spalliere in dolce declivio creando laddove affiorano le pietre di granito riflessi dorati. A poche centinaia di metri da qui si trova un complesso archeologico dominato dal nuraghe la Prisciona mentre più a valle troviamo la Tomba dei giganti di Coddu Vecchiu, che è diventato il simbolo dell’azienda a testimonianza che la rivoluzione compiuta dai fratelli Ragnedda si sposa con l’attaccamento alla tradizione e l’amore per la terra. Prima di congedarmi e ringraziarlo per l’ospitalità Fabrizio mi parla dei suo progetti per il futuro: "Abbiamo in progetto di produrre tre grandi cru (un altro vocabolo sconosciuto in Sardegna) vini longevi per almeno 10 anni… l’anno scorso siamo partiti con il Santigaini ( annata 2003 il primo cru della tenuta Capichera da Vermentino in purezza non filtrato)… vogliamo creare una storia del Vermentino in purezza mettendo a confronto il risultato di un periodo di dieci annate…”.
La fede granitica di Fabrizio ci porta a pensare che anche questo sogno si realizzerà, la cultura del vino e quella della pietra in Sardegna nascono dalla stessa civiltà, e ci piace immaginare che dopo 3000 anni una nuova generazione di giganti stia nascendo a Capichera.
Giacomo Busulini


Una nota di degustazione sul "Capichera vendemmia Tardiva".
Colore: giallo paglierino con riflessi dorati.
Bouquet:intenso e avvolgente ricorda la freschezza vellutata e naturale di piante aromatiche e selvagge, fiori d’arancio, lavanda e biancospino, un cuore allo stesso tempo virile e romantico infine sentori di glicine, timo e miele.
Gusto: un accordo caldo e coinvolgente, una sensualità che nasce dalla struttura forte addolcita dal miele, un corpo dalle forme pronunciate e morbide che lascia dietro di sé un eco persistente di profumi mediterranei dove i voluttuosi sentori delle zagare si mescolano ai leggerei aromi delle erbe degli aridi pascoli estivi… una sequenza di sensazioni...un’onda sconvolgente magica e sensuale… il mondo diventa palpitante, frizzante, raggiante…

 
7/10/2007