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I Barbaresco firmati Rizzi
Un'altra, piacevole tappa in quel delle Langhe
 
Nell’articolo “Piacere Barbaresco” pubblicato all’inizio di ottobre, nel quale riferivamo della nostra esperienza nell’omonima manifestazione, citavamo un’azienda dicendo che ne avremmo parlato in seguito; finalmente, approfittando di queste festività di fine anno, abbiamo trovato il tempo di riordinare gli appunti presi in quell’occasione.
Si tratta dell’AZIENDA VITIVINICOLA RIZZI di Treiso, dove siamo stati gentilmente ospitati in occasione della suddetta manifestazione.
L'azienda nasce nel 1974 sugli antichi possedimenti della famiglia Dellapiana per opera di Ernesto, imprenditore nel settore cartotecnico che – innamorato della sua terra, la Langa – decide di abbandonare la città per dedicarsi alla campagna e alla produzione di vino. Riacquistate le antiche proprietà, polverizzate da questioni ereditarie, e ricostruita la cascina di famiglia – la Cascina Rizzi, dotandola di una moderna cantina – si inizia a vinificare in proprio sin dal 1974.
Nel corso di oltre trent’anni l’azienda si è notevolmente ampliata, con successivi e ben dilazionati acquisti: Cascina Boito nel 1984, Cascina Villa Manzola nel 1993 ed infine nel 2003 un vigneto nello storico Cru Pajoré, sino ad arrivare agli attuali trentacinque ettari, che ne fanno una delle più importanti realtà della zona del Barbaresco.
Recentemente sono entrati definitivamente in azienda i figli: Jole, che si occupa principalmente della parte commerciale/amministrativa, ed Enrico, enologo, che si dedica agli aspetti tecnici di vigneti e cantina. I vigneti della Tenuta Rizzi – dove sono coltivati Nebbiolo da Barbaresco, Dolcetto, Barbera, Moscato, Freisa e Chardonnay – sono situati in quattro grandi zone viticole del Barbaresco, la cui altitudine varia tra 220 e 370 metri di altitudine, dando quindi la possibilità di avere vini appartenenti a diversi cru storici, nel cui interno sono situate alcune delle recenti menzioni geografiche aggiuntive recepite dal recentemente rinnovato disciplinare di produzione della Docg Barbaresco: Crü Rizzi, (con il vigneto Boito), Crü Manzola, (con il vigneto Manxionis); Crü Nervo, (con il vigneto Fondetta) e infine Crü Pajorè, (con il vigneto Suran).
Parlavamo all’inizio dell’ospitalità che la famiglia Rizzi ci ha gentilmente offerto. Non possiamo quindi non citare l’agriturimo dell’azienda, due appartamenti, adiacenti alla Cascina Rizzi, magnificamente ristrutturati, in una stupenda posizione nel cuore delle Langhe, a due passi dalla città di Alba, ideale base d’appoggio per escursioni sul territorio.

E’ giunta l’ora di parlare dei vini, alcuni dei quali degustati dopo una visita alla cantina, cominciamo dal Langhe Chardonnay 2006; il vitigno è piantato in epoca non ancora sospetta e inflazionata, siamo nel 1978; il processo produttivo prevede l’esclusivo uso di serbatoi d’acciaio, anche se utilizzando la tecnica del “batonnage su feccie fini”. Il vino si presenta con un colore paglierino scarico luminoso; il naso è un poco pungente, con leggeri sentori di solforosa, probabilmente dovuti ad un recente imbottigliamento; in bocca le cose migliorano nettamente, con un buon frutto ed una notevole sensazione pseudocalorica dovuta all’alcol. Certamente è il vino che ci ha meno entusiasmato, ma ci ripromettiamo di riassaggiarlo ina latra occasione.
Veniamo dunque ai vini rossi, iniziando con il Dolcetto d’Alba 2006; i sei ettari di vigneto hanno un’età compresa tra oltre venti ed oltre trent’anni, la produzione prevede solamente l’utilizzo di acciaio. Il colore è rubino/violaceo luminoso; buona l’intensità olfattiva, con richiamo ai piccoli frutti rossi; non molto strutturato in bocca, con un buon frutto ed un tannino ben presente ma giustamente dosato. Si tratta di un prodotto molto buono nella sua tipologia.
Barbera d’Alba 2005; poco più di un ettaro con viti molto vecchie, quasi quarant’anni; vinificazione in acciaio e vasche di cemento. Rubino luminoso il colore; intenso al naso; piacevole la nota acida e buona la persistenza gustativa; un vino che lascia la bocca molto pulita.
Veniamo infine ai Barbaresco, abbiamo assaggiati tre diversi cru dell’ultina annata in commercio, la 2004, iniziamo dal Nervo “Fondetta”, impianti di oltre trent’anni in piena esposizione Sud; vinificazione in acciaio e affinamento in botti di rovere da 25 a 50 ettolitri. Il colore è granato non molto carico; al naso si presenta intenso con un buon frutto ed una nota speziata; in bocca si nota la buona struttura e la notevole eleganza.
Barbaresco Rizzi “Boito”, diverso il cru e diverso l’affinamento del vino: oltre un anno in botti da cinquanta ettolitri, seguito da ulteriori dodici mesi in acciao e cemento, per ultimo un ulteriore anno in bottiglia prima della commercializzazione; ne deriva un vino completamente diverso dal precedente, iniziando dal colore, dove si notano ancora ricordi rubini su un sottofondo granato; ma le differenze si notano soprattutto nelle successive analisi, al naso sembra più alcolico, con sentori di frutta matura, quasi macerata; in bocca il vino è muscoloso, dotato di grande corpo e tannini eleganti in evidenza, ritorna prepotente la frutta matura.
Pajoré “Suran”, qui le vigne sono notevolmente vecchie, sessanta-settant’anni, la quota altimetrica è più bassa, non oltre i 300 metri, il suolo molto povero, tutte caratteristiche che marcheranno inconfondibilmente il vino; l’affinamento è simile al Boito, con la differenza che le botti utilizzate sono più piccole (trenta ettolitri). Granato scarico luminoso il colore; bel naso, intenso, fruttato, con note cioccolatose; di grande struttura e notevole nota tannica in bocca; l’unica pecca è data dall’estrema gioventù. Da riassaggiare tra qualche anno.
Chiudiamo in bellezza con un Barbaresco 1990: dal colore granato con unghia aranciata; elegante e misurato il naso, grandissimo, ricorda alla lontana alcuni Porto della famiglia degli ossidativi (Tawny Aged); in bocca è intenso, con note di confettura e leggera nota ossidativa, tannino ancora in evidenza. Si tratta certamente di un grande vino.
Lorenzo Colombo

 
2/1/2008

http://www.cantinarizzi.it/