Ancora in Friuli per questa nostra terza degustazione della stagione 2005. Rispetto alle due precedenti, che hanno visto protagonisti due vini del Collio, ovvero Ribolla gialla e Collio bianco, ci siamo spostati a nord-ovest, nel territorio di RAMANDOLO, sottozona dei Colli orientali friulani, per degustare il celebre e celebrato vino omonimo, che vanta tra gli altri titoli quello di aver ricevuto, primo e finora unico tra i vini friulani, la docg. Un obbiettivo importante, che pone questo "vino dolce" nel gotha delle denominazioni italiane.
Abbiamo avuto così il piacere di assaggiare dieci campioni di annate comprese tra il 2000 e il 2003, gentilmente messi a disposizione da nove produttori che hanno scelto di partecipare alla nostra degustazione, grazie anche alla collaborazione del Consorzio tutela vini doc Ramandolo (www.ramandolo.it) e del suo direttore, Anna Maria Visintin.
A dire il vero ci aspettavamo una partecipazione più numerosa....
Ecco quindi il racconto della nostra serata, preceduto come sempre da qualche notizia per conoscere un po' meglio il vino e il territorio protagonisti della nostra serata.
Cenni storici
Pare storicamente accertato che il verduzzo friulano venisse coltivato in queste terre già in epoca pre-romana ed è quindi considerato a tutti gli effetti un vitigno di origine autoctona. L'avvento della dominazione romana portò certamente un miglioramento nelle tecniche enologiche locali e anche nei territori friulani a vocazione vitivinicola si verificò, in generale, una evoluzione di questo tipo, come peraltro abbiamo avuto modo di raccontarvi più volte, in occasione delle degustazioni di vini del Friuli, organizzate in passato da vinealia, ultime proprio quelle recentissime e già citate di Ribolla gialla e Collio bianco.
Le prime interessanti notizie documentate relative al Ramandolo, o meglio a quello che potremmo forse definire il suo progenitore, risalgono comunque al Basso Medioevo. Narrano infatti le cronache che nel 1300, durante alcuni lavori di ristrutturazione al castello di Coja, vicino a Tarcento, gli addetti ai lavori impiantarono nei terreni circostanti nuovi filari di una uva dolce "et dorata come lo sole". Un paio di secoli dopo, nel 1532, per festeggiare il corteo dell'imperatore Carlo V venne allestito da queste parti un ricchissimo banchetto che prevedeva, tra le bevande servite, il vino dolce di Tarcento, vino molto pregiato e dal ragguardevole costo di "cinque soldi la boccia".
Qualche decennio più tardi, nel 1564, il conte Cornelio Frangipane, umanista e signore di Tarcento, descriveva il paesaggio di queste zone pedemontane come "...verdi colli piantati a vigna che fanno preciosi vini dorati et dolci".
Come si vede, dunque, pare proprio che alcune delle caratteristiche salienti del Ramandolo costituissero la norma anche per i vini prodotti nel passato in questa parte del territorio dei Colli friulani orientali.
Proseguendo nella nostra divagazione storica, è opportuno ricordare ancora che una mappa dei luoghi, disegnata da Cellaro nel 1750, segnalava i "ronc", ovvero quei terreni disboscati in cui erano stati messi a dimora i vigneti dai quali si produceva il rinomato vino che, messo nelle piccoli botti del posto costruite secondo le antiche tradizioni locali celtiche e longobarde, veniva inviato verso l'Austria e la Germania a bordo di carri trainati da cavalli. A questo proposito vale la pena di sottolineare che il significato di "ronc" sia in realtà quello più generico di "terreno disboscato destinato alla messa a coltura" e che solo in un secondo momento questo vocabolo abbia assunto il significato più peculiare di vigneto di collina; lo si ritrova comunque frequentemente nella onomastica e nella toponomastica di queste terre.
Ma andiamo avanti nel nostro viaggio nella storia del Ramandolo con i versi con i quali James Joyce, nel suo capolavoro "Ulysses", scritto agli inizi del secolo scorso, descriveva il vino che aveva visto produrre nelle terre del Ramandolo e che l'autore, vissuto alcuni anni a Trieste, aveva appunto visitato: "Il vino risplendente sul suo palato perdurava inghiottito. Pigiare nel tino grappoli d'uva. È calore del Sole. Simile a un tocco segreto che mi risveglia ricordi".
Arriviamo così ai giorni nostri, giorni di eccellenza che vedono la zona di Ramandolo diventare il primo "cru" del Friuli, sottozona ritagliata all'interno della doc Colli orientali del Friuli (Cof) e autorizzata a dare il nome al
vino ivi prodotto, e, più tardi, prima docg della regione con decreto ministeriale del 9 ottobre 2001.
Il vitigno e il disciplinare
Il Ramandolo viene prodotto, come detto, utilizzando le uve della varietà verduzzo friulano raccolte nei vigneti che crescono in un'area ben precisa dei territori dei comuni di Nimis e, in parte, di Tarcento, a nord-est di Udine, una sorta di anfiteatro naturale che crea un ambiente ideale per la coltivazione di questa varietà particolare.
Il metodo di produzione prevede l'impiego di uve surmature, anche solo in percentuale; le uve vengono lasciate appassire sulla pianta, come vuole la tradizione, oppure vengono raccolte e deposte in luogo ben areato per l'appassimento. A tempo debito, i grappoli vengono quindi raccolti, diraspati e sottoposti a pressatura soffice. Durante la fase di fermentazione il vino raggiunge un elevato grado alcolico (il titolo alcolometrico minimo è del 14%) che induce uno stop al processo di fermentazione stessa.
L'alta percentuale zuccherina contenuta nel mosto, conseguente alla surmaturazione, fa sì che una parte degli zuccheri rimanga non svolta, conferendo così al vino il suo caratteristico sapore dolce, una dolcezza che equilibra naturalmente il contributo dei tannini da una lato e dell'acidità dall'altro.
Secondo il canone, il Ramandolo è un vino che si presenta quindi di un bel colore giallo dorato intenso e brillante; è caratterizzato da profumi floreali e da aromi di miele e frutta passita. In bocca, la sua struttura si accompagna ad un sapore gradevolmente dolce, con retrogusto di essenze aromatiche.
È un vino prezioso, prodotto, come si è visto, in un'area decisamente limitata di territorio, nella quale il disciplinare prevede oltretutto una produzione massima di uva non superiore alle 8 tonnellate per ettaro, con una resa in vino del 65%, che infine si traduce in una produzione che non supera le 150mila bottiglie.
Il vitigno, considerato autoctono, viene in realtà classificato in diverse sottovarietà (verde, giallo). È vigoroso, ha germogliamento medio e cresce bene in terreni non eccessivamente fertili. Ha foglia con seni scarsamente evidenti a conformazione trilobata. Il grappolo mediamente compatto e di forma tronco piramidale con ali, è caratterizzato da acini di media grandezza e di forma all'incirca ellissoidale. Il loro colore è giallo dorato ed hanno buccia spessa e coperta di pruina mentre la polpa è dolce, succosa e vagamente aromatica. È un vitigno forte che resiste bene alle tradizionali malattie della vite.
Per ulteriori notizie su questa varietà vi invitiamo a consultare come sempre la sezione "vitigni" del nostro sito.
La degustazione
Eccoci finalmente a parlare della degustazione del Ramandolo che, in considerazione dei punteggi espressi dai consumatori, potremmo quasi definire trionfale: raramente (forse mai) ci era capitato di stilare una graduatoria nella quale tutti i vini eccetto uno hanno punteggi superiori agli 80 punti e, comunque, anche l'unico "sotto-soglia" ha pur sempre meritato un ottimo voto di 77. Andiamo dunque a presentare l'elenco dei vini partecipanti, come sempre ordinato secondo le preferenze espresse dal gruppo di assaggio dei consumatori. A fianco del voto da loro assegnato riportiamo il punteggio assegnato dal panel degli esperti e la relativa posizione ottenuta nella graduatoria stilata da questi ultimi.
1° - Ramandolo Docg 2003
Cussigh Maria
Via Ramandolo, 9 - 33045 Nimis (Udine)
telefono 0432 790427 - fax 0432 790427
bottiglie prodotte (ml 500) 5.000 - costo medio in enoteca 15,00 euro
consumatori: 86; panel 82,5 (3°)
1° - Ramandolo Docg 2001
Vizzutti Sandro & Marco
Via Vuanello, 14 - 33045 Nimis (Udine)
telefono 0432 790167 - fax 0432 785897
sandrovizzutti@hotmail.com - www.vizzutti.it
bottiglie prodotte (ml 500) 4.000 - costo medio in enoteca 16,00 euro
consumatori: 86; panel 80,5 (5°)
2° - Ramandolo Docg 2003
Camelut
Via del Molino, 13 - 33045 Nimis (Udine)
telefono 0432 790336 - fax 0432 797877
info@camelut.com - www.camelut.com
bottiglie prodotte (ml 500) 7.000 - costo medio in enoteca 10,00 euro
consumatori: 85; panel 75,5 (8°)
3° - Ramandolo Docg 2003
Micossi
Via Bernadia, 20 - 33045 Nimis (Udine)
telefono 0432 783276
gigio.billy@libero.it
bottiglie prodotte (ml 750) 1.500 - costo medio in enoteca 9,00 euro
consumatori: 84; panel 81 (4°)
4° - Ramandolo Docg 2003
Bernardis
Via San Sebastiano,16 - 33045 Nimis (Udine)
telefono 0432 790140 - fax 0432 790140
info@bernardis.biz - www.bernardis.biz
bottiglie prodotte (ml 750) 4.200 - costo medio in enoteca 12,00 euro
consumatori: 83; panel 82,5 (3°)
4° - Ramandolo Docg "Setimo cielo" 2002
Zaccomer Maurizio
Via Sedilis, 31 - 33045 Nimis (Udine)
telefono 0432 790234 - fax 0432 790234
bottiglie prodotte (ml 500) 3.000 - costo medio in enoteca 16,00 euro
consumatori: 83; panel 81 (4°)
4° - Ramandolo Docg 2000
Berra Anna
Via Ramandolo, 29 - 33045 Nimis (Udine)
telefono 0432 790296 - fax 0432 797507
annaberra@libero.it
bottiglie prodotte (ml 500) 18.000 - costo medio in enoteca 18,00 euro
consumatori: 83; panel 84 (2°)
4° - Ramandolo Docg 2001
Coos Dario
Via Ramandolo, 5 - 33045 Nimis (Udine)
telefono 0432 790320 - fax 0432 797807
dariocoos@libero.it - www.dariocoos.it
bottiglie prodotte (ml 500) 7.800 - costo medio in enoteca 27,00 euro
consumatori: 83; panel 86 (1°)
5° - Ramandolo Docg 2002
Zaccomer Maurizio
Via Sedilis, 31 - 33045 Nimis (Udine)
telefono 0432 790234 - fax 0432 790234
bottiglie prodotte (ml 750) 4.000 - costo medio in enoteca 10,00 euro
consumatori: 82; panel 77,5 (7°)
6° - Ramandolo Docg 2003
Cantine Blasanth
Via Cloz, 40 - 33045 Nimis (Udine)
telefono 0432 783914 - fax 0432 783914
info@cantineblasanth.it www.cantineblasanth.it
bottiglie prodotte (ml 750) 7.000 - costo medio in enoteca 12,00 euro
consumatori: 77; panel 79 (6°)
Come commento generale oltre a sottolineare ancora l'alto valore medio dei voti pronunciati possiamo dire che una volta tanto i consumatori sono sembrati nel complesso pienamente soddisfatti, un appagamento che ha persino reso quasi troppo tranquilla la tradizionale discussione del dopo-degustazione, solitamente un poco più accesa e talvolta tendente piuttosto alla ricerca del classico "pelo nell'uovo".
La stragrande maggioranza dei presenti aveva già assaggiato in passato il Ramandolo ed è parso evidente che sono state decisamente apprezzate le caratteristiche dei vini assaggiati in funzione delle aspettative prefigurate. Accanto a ciò sono stati individuati nei campioni degustati dei parametri comuni che hanno dato la possibilità di inquadrare bene il Ramandolo dal punto di vista della "riconoscibiltà" del vino, fattore che pare proprio emergere sempre più spesso nelle degustazioni che facciamo. D'altra parte, parallela a questa considerazione, è stata evidenziata dai più la forte sensazione di avere assaggiato un vino decisamente legato al territorio di provenienza.
Altro fattore positivo messo in evidenza è stato quella dell'accessibilità dei prezzi, quanto meno in rapporto alla tipologia del vino assaggiato.
Da segnalare anche una certa discrepanza nella valutazione di certe caratteristiche tra il gruppo consumatori e il panel di esperti, in particolare relativamente alle aspettative e alla struttura percepita nei vini assaggiati.
Come sempre, vediamo ora più nel dettaglio il commento relativo ai vini che hanno formato il podio dei consumatori.
In prima posizione, un ex-aequo: si piazzano infatti al primo posto il Ramandolo Docg 2003 di Maria Cussigh e il Ramandolo Docg 2001 di Sandro e Marco Vizzuti. I consumatori hanno giudicato il Ramandolo di Cussigh di un bel colore dorato e dai profumi intensi e persistenti, con sentori di miele e uvette. In bocca lo hanno trovato ben strutturato, intenso e persistente, armonico e giustamente alcolico. Il Ramandolo dei Vizzuti è apparso di un bel colore dorato carico, dai profumi fini ed eleganti, persistenti, con note floreali, di miele e uva passa. Al palato è sembrato, pieno, di buona persistenza ed intensità.
Al secondo posto si colloca il Ramandolo Docg 2003 di Camelut che i presenti hanno valutato di un bel giallo dorato carico, con profumi intensi e persistenti, con sentori di fiori, frutta e muffe nobili. In bocca è parso ben strutturato ed intenso con leggero retrogusto amarognolo.
La terza posizione è invece occupata dal Ramandolo Docg 2003 di Micossi che è stato giudicato di un bel colore dorato, con profumi intensi e persistenti ricchi di note floreali e surmature. Buona intensità e persistenza anche alla bocca dove è parso ben strutturato ed armonico.
Come sempre, dopo quello dei consumatori, riportiamo il parere degli esperti. Ecco quindi in sintesi il giudizio del panel ed il commento relativamente ai campioni meglio classificati nella graduatoria formulata dagli esperti.
"I vini degustati si presentano nel complesso abbastanza semplici e non molto strutturati (probabilmente le aspettative erano maggiori) salvo alcune piacevoli eccezioni.
Simile il colore dei campioni, con differenze basate sull'intensità del medesimo.
Al naso si percepiscono maggiori differenziazioni, ed alcuni campioni presentano un principio di ossidazione.
Molto più uniformi dal punto di vista del gusto/olfatto, con discreta acidità e presenza di frutta candita/disidratata.
Si tratta comunque di prodotti in genere piacevoli, facili da bere, che non richiedono eccessive "elucubrazioni mentali".
Il miglior vino secondo il parere del panel è risultato il Ramandolo Docg 2001 di Dario Coos con il seguente giudizio: dorato carico, quasi ramato, brillante. Di media intensità, erbe officinali molto presenti, frutta disidratata (albicocca), chinotto. Intenso, con chinotto evidente e finale ammandorlato, buona la Pai.
A seguire il Ramandolo Docg 2000 di Anna Berra con la valutazione che segue: giallo dorato, di media brillantezza. Di media intensità olfattiva, complesso, con sentori di frutta disidratata, chinotto, tamarindo ed erbe officinali. Equilibrato, con evidente frutta sciroppata (pesca ed albicocca).
Due campioni pari-merito in terza posizione: il Ramandolo Docg 2003 di Bernardis ed il Ramandolo Docg 2003 di Maria Cussigh. Il Ramandolo di Bernardis è stato valutato come segue: giallo dorato scarico, brillante. Di media intensità e non molto complesso, sentori di frutta sciroppata, miele e salvia. Fresco, con evidente pesca sciroppata. Il giudizio per il Ramandolo di Maria Cussigh è invece stato il seguente: oro antico, con riflessi ramati. Mediamente intenso, frutta disidratata, agrumato. Evidente l'agrume (scorza d'arancia), frutta candita, leggermente amarognolo il finale, media la Pai".
Rapporto qualità-prezzo
Come già accennato, i consumatori sono rimasti tutto sommato favorevolmente impressionati dai prezzi comunicati per i campioni presentati, con un prezzo medio per campione di 14,5 euro, nel complesso più che ragionevole alla luce dei prezzi correnti per i vini di qualità e della tipologia del vino assaggiato. Per questa degustazione, il rapporto qualità prezzo è risultato in generale buono, anche in funzione dei punteggi elevati ottenuti da tutti i vini assaggiati, Davvero rilevanti, però, i coefficienti del rapporto qualità-prezzo per il Ramandolo Docg 2003 di Micossi (terzo classificato) e per il Ramandolo Docg 2003 di Camelut (secondo classificato): entrambi, accanto a un ottimo voto assegnato dai consumatori, presentano un costo davvero interessante, rispettivamente di 9 e 10 euro (ricordiamo ancora una volta che il coefficiente qualità-prezzo per un vino è dato dal rapporto tra il punteggio espresso dai consumatori ed il prezzo medio comunicatoci dal produttore). In questo contesto, da citare anche il Ramandolo Docg 2002 di Maurizio Zaccomer, anch'esso presentato al pubblico a un costo medio di 10 euro.
Per quel che riguarda la reperibilità, solo il Ramandolo Docg 2000 di Anna Berra ha avuto un volume di produzione superiore alle diecimila bottiglie (esattamente diciottomila bottiglie da 500 ml.), ma d'altra parte alti volumi di produzione sono praticamente impossibili tenuto conto delle peculiarità di questo vino e del territorio (decisamente limitato) nel quale viene prodotto.
a cura di Giovanni Ciocca
ha collaborato Lorenzo Colombo
|