La seconda degustazione del 2005 ha visto ancora protagonista una doc friulana. Non solo: siamo ritornati nel Collio, per assaggiare dopo la Ribolla, protagonista della prima serata un altro vino di quelle parti, il COLLIO BIANCO, che da qualche tempo a questa parte è stato promosso come vino simbolo del territorio Collio.
Sedici produttori hanno partecipato alla nostra serata con vini di annate comprese tra il 2000 e il 2003 che sono stati assaggiati, come sempre, da un gruppo di consumatori e da un panel di esperti, riunitisi in sedi separate per la degustazione dei campioni resi rigorosamente anonimi.
Ancora una volta dobbiamo sinceramente ringraziare tutte le aziende che con molta cortesia e a titolo assolutamente gratuito hanno reso possibile la nostra serata di assaggio e di approfondimento, una esperienza che, come nostra oramai consolidata tradizione, è una occasione di approfondimento per chi ha partecipato ma anche e soprattutto per i nostri lettori.
Cenni storici
Prima di parlare della nostra degustazione, cerchiamo di identificare meglio il vino che abbiamo assaggiato e il territorio da cui esso proviene.
Il Collio o più precisamente il Collio goriziano è una fascia collinare nella provincia di Gorizia, appunto, che si estende principalmente lungo un'asse che si sviluppa da oriente a occidente; da sempre vi nascono vini rinomati, anche grazie alla sua particolare posizione geografica, con le Prealpi Giulie a nord che creano un ostacolo naturale alle fredde correnti settentrionali e il mare Adriatico che da sud fa sentire la sua influenza, contribuendo a creare un microclima temperato. L'esposizione a mezzogiorno e la specifica composizione del terreno (marne e arenarie) completano il quadro particolarmente favorevole per la coltivazione della vite che a memoria d'uomo da sempre è un'attività caratteristica in quest'area.
In occasione della precedente degustazione dedicata alla Ribolla gialla, altro vino tipico di queste terre, abbiamo già avuto modo di raccontare un poco delle vicende dell'enologia di questa area nel corso dei secoli; sappiamo quindi che fin dall'antichità la coltivazione della vite era diffusa in queste terre e che furono soprattutto i Romani a dare un grosso impulso alla diffusione e alla razionalizzazione della viticoltura, fino a fare di questo territorio un importantissimo centro produttivo. La coltivazione dell'uva e la produzione del vino erano attività tanto capillari e diffuse nella zona che, secondo la tradizione, nel III secolo d. C. l'imperatore Massimino, proveniente dalla Tracia (regione a cavallo tra le attuali Grecia settentrionale e Turchia europea) e diretto ad Aquileia assediata, fu in grado di costruire un ponte sull'Isonzo utilizzando il legno delle botti e dei tini requisiti nel Collio!
Abbiamo anche visto che il dominio veneziano fu un altro momento storico di grande vitalità per la viticoltura locale: i vigneti erano una delle principali fonti di ricchezza nell'area e proprio per questo erano spesso di proprietà o comunque sotto il controllo dei vari potentati locali. Può risultare interessante a questo proposito citare una testimonianza tratta dalla "Historia della ultima guerra in Friuli" del veneziano Faustino Moisesso che narra di un attacco ad una fortificazione asburgica da parte dei soldati della Serenissima: nel racconto dell'episodio, avvenuto nel 1616, il cronista descrive lo scenario della battaglia, un colle dai fianchi terrazzati, e racconta poi della presa del castello da parte dei veneziani che vi trovarono un bottino ricchissimo tra cui "vini squisitissimi" in grande quantità.
Vini nobili e rinomati dunque, ricercati da molte corti d'Europa, che continuarono ad essere apprezzati anche sotto il dominio degli Asburgo.
Si arriva così alla seconda metà dell'Ottocento che rappresenta in un certo senso uno spartiacque nella viticoltura friulana e del Collio in particolare. Prima il conte Latour introduceva pregiati vitigni francesi e tedeschi che ancora oggi hanno una parte fondamentale della produzione vitivinicola locale; poi, solo qualche hanno più tardi, la fillossera cominciava, anche da queste parti, la sua opera distruttrice che avrebbe obbligato i produttori locali, alla fine del XIX secolo (IV° Congresso Enologico Austriaco, 1891), a introdurre abbastanza rapidamente le viti americane sulle quali sarebbero state gradualmente innestate le varietà locali. Sarebbe stato un processo lungo anni che avrebbe condotto infine ad individuare le varietà americane più adatte tra le molte introdotte e testate.
Proseguendo nel nostro sintetico excursus storico, non si può ovviamente non ricordare la Grande Guerra (1915-18) che provocò una sconvolgimento certamente drammatico e profondo di tutto il territorio, ma che, peraltro, indusse, dopo la fine delle ostilità, una ricostituzione dei vigneti seguendo tecniche nuove e più moderne, con l'impiego dei portainnesti più affidabili (Kober, Berlindieri-Riparia).
Il processo di crescita e di modernizzazione sarebbe quindi proseguito nei decenni successivi (vale la pena ricordare che, in generale, il FriuliVenezia Giulia è il principale fornitore italiano di barbatelle) fino ad ottenere il riconoscimento, tra i primi in Italia, della doc Collio nel 1968, che con successive modifiche ed integrazioni avrebbe raggiunto la sua formulazione definitiva con il decreto del 25 marzo 1998.
Il vitigno e il disciplinare
Veniamo ora ad inquadrare il vino protagonista della nostra serata di assaggio e partiamo proprio dalla doc che, come abbiamo già avuto modo di raccontare in occasione della precedente degustazione di Ribolla gialla, regola la produzione di ben diciannove vini.
Il Collio bianco che, come abbiamo già accennato in precedenza, ormai rappresenta in un certo senso il vino-immagine del territorio Collio è in effetti in questo contesto un vino un po' particolare, proprio perché il disciplinare fatte salve alcune normative fondamentali come per esempio la resa massima per ettaro (11 t./ha) o il grado alcolico (11°) lascia ampia discrezionalità al produttore in merito alla composizione dell'uvaggio che va definire il vino. Il disciplinare prevede infatti che il Collio bianco possa essere prodotto da un uvaggio di vitigni pregiati a bacca bianca ammessi e coltivati nel territorio del Collio e che a questo punto vale la pena di elencare: chardonnay, malvasia istriana, muller-thurgau, picolit, pinot grigio, pinot bianco, ribolla gialla, riesling renano, riesling italico, sauvignon, tocai friulano e traminer aromatico. Ad eccezione di una limitazione massima del 20% di muller-thurgau e traminer aromatico imposta nella composizione complessiva dell'uvaggio selezionato, le caratteristiche organolettiche finali possono conseguentemente variare consistentemente in funzione della scelte operate dal produttore proprio in merito alle varietà assemblate. E' dunque un vino che in qualche modo si caratterizza e si scopre a seconda della bottiglia che si va ad assaggiare e per il quale diventa più difficile definire dei parametri standard che lo identifichino univocamente. E questo è certamente un aspetto abbastanza peculiare che, come vedremo, è stato oggetto di interessanti commenti emersi sia dalla degustazione dei consumatori sia dalla degustazione del panel degli esperti.
Per quel che riguarda i dettagli relativi alle uve previste dal disciplinare, visto il numero dei vitigni utilizzabili e l'ampia discrezionalità nel loro impiego, rimandiamo ovviamente alla sezione "vitigni" consultabile nel nostro sito, che potrà fornire una descrizione dettagliata delle caratteristiche delle varietà elencate in precedenza.
La degustazione
Siamo dunque alla degustazione. Come detto, erano presenti campioni compresi tra le annate 2000 e 2003 e, come sempre, prima di entrare nel merito delle considerazioni emerse dalla degustazione ecco la classifica finale, ordinata secondo il punteggio attribuito a ciascun campione dal gruppo dei consumatori. A fianco di tale punteggio (in rosso) sono riportati anche i voti e la relativa posizione nella graduatoria espressa dal panel di esperti che, come già specificato, ha assaggiato gli stessi vini in separata sede.
1° - Collio bianco Doc "Broy" 2003
Collavini
Via della Ribolla Gialla, 2 - 33040 Corno di Rosazzo (Udine)
telefono 0432 753222 - fax 0432 759792
collavini@collavini.it - www.collavini.it
bottiglie prodotte 13.500 - costo medio in enoteca 15,50 euro
consumatori: 84; panel 80 (1°)
2° - Collio bianco Doc "Klin" 2000
Primosic
Via Madonnina d'Oslavia, 3 - 34070 Oslavia (Gorizia)
telefono 0481 535153 - fax 0481 536705
primosic@primosic.com - www.primosic.com
bottiglie prodotte 8.000 - costo medio in enoteca 25,00 euro
consumatori: 83; panel 77 (4°)
3° - Collio bianco Doc 2001
Terpin Franco
Località Valerisce, 6/a - 34070 San Floriano del Collio (Gorizia)
telefono 0481 884215 - fax 0481 884215
francoterpin@virgilio.it
bottiglie prodotte 6.000 - costo medio in enoteca 15,00 euro
consumatori: 81; panel 78 (3°)
4° - Collio bianco Doc "Tre Vignis" 2003
Venica & Venica
Località Cerò, 8 - 34070 Dolegna del Collio (Gorizia)
telefono 0481 61264 - fax 0481 639906
venica@venica.it - www.venica.it
bottiglie prodotte 4.000 - costo medio in enoteca 21,00 euro
consumatori: 78; panel 75,5 (7°)
4° - Collio bianco Doc "Col Disôre" 2002
Russiz Superiore
Località Russiz Superiore, 7 - 34070 Capriva del Friuli (Gorizia)
telefono 0481 991 - fax 0481 90270
info@marcofelluga.it - www.marcofelluga.it
bottiglie prodotte 10.000 - costo medio in enoteca 18,00 euro
consumatori: 78; panel 74 (9°)
4° - Collio bianco Doc "Leopold" 2002
Fiegl
Località Lenzuolo Bianco - 34070 Oslavia (Gorizia)
telefono 0481 31072 - fax 0432 534436
info@fieglvini.com - www.fieglvini.com
bottiglie prodotte 2.000 - costo medio in enoteca 13,00 euro
consumatori: 78; panel 76 (6°)
5° - Collio bianco Doc "Cicinis" 2002
Attems
Via Giulio Cesare, 36/a - 34070 Lucinico (Gorizia)
telefono 0481393619 - fax 0481 393162
info@attems.it - www.attems.it
bottiglie prodotte 9.800 - costo medio in enoteca 16,50 euro
consumatori: 77; panel 79 (2°)
6° - Collio bianco Doc "Bianco Carpino" 2002
Il Carpino
Via Sovenza, 14/a - 34070 Oslavia (Gorizia)
telefono 0481 884097 - fax 0481 884205
ilcarpino@ilcarpino.com - www.ilcarpino.com
bottiglie prodotte 3.000 - costo medio in enoteca 16,00 euro
consumatori: 76; panel 77 (4°)
6° - Collio bianco Doc 2003
Keber Edi
Località Zegla, 17 - 3071 Cormòns (Gorizia)
telefono 0481 61184 - fax 0481 61184
bottiglie prodotte 20.000 - costo medio in enoteca 15,00 euro
consumatori: 76; panel 75,5 (7°)
6° - Collio bianco Doc "Pertè" 2003
La Boatina
Via Corona, 62 - 34071 Cormòms (Gorizia)
telefono 0481 60445 - fax 0481 630161
info@boatina.com - www.boatina.com
bottiglie prodotte 2.400 - costo medio in enoteca 15,00 euro
consumatori: 76; panel 76,5 (5°)
7° - Collio bianco Doc "Pe ar" 2003
Skok Edi
Località Giasbana, 15 - 34070 San Floriano del Collio (Gorizia)
telefono 0481 390280 - fax 0481 390280
skokedi@libero.it
bottiglie prodotte 2.000 - costo medio in enoteca 10,00 euro
consumatori: 75; panel 76 (6°)
8° - Collio bianco Doc "Molamatta" 2003
Felluga Marco
Via Gorizia, 121 - 34072 Gradisca di Isonzo (Gorizia)
telefono 0481 99164 - fax 0481 960270
info@marcofelluga.it - www.marcofelluga.it
bottiglie prodotte 25.000 - costo medio in enoteca 14,00 euro
consumatori: 74; panel 76 (6°)
8° - Collio bianco Doc 2003
Cociancig
Località Pradis, 18 - 3071 Cormòns (Gorizia)
telefono 0481 61233 - fax 0481 61233
azienda_agricola_cociancig@libero.it
bottiglie prodotte 7.000 - costo medio in enoteca 6,00 euro
consumatori: 74; panel 75 (8°)
9° - Collio bianco Doc "Bianco di collina" 2003
Draga
Località Scedina, 9 - 34070 San Floriano del Collio (Gorizia)
telefono 0481 884182 - fax 0481 884182
info@draga.it - www.draga.it
bottiglie prodotte 3.000 - costo medio in enoteca 12,00 euro
consumatori: 73; panel 78 (3°)
10° - Collio bianco Doc "Agnul" 2003
Pascolo Giuseppe
Località Ruttars - 34070 Dolegna del Collio (Gorizia)
telefono 0481 61144 - fax 0481 662163
info@vinipascolo.com - www. vinipascolo.com
bottiglie prodotte 1.300 - costo medio in enoteca 9,00 euro
consumatori: 70; panel 76 (6°)
Veniamo a quello che è emerso dai commenti e dalle opinioni espresse dai consumatori nel corso della serata.
La denominazione Collio bianco era nota a circa il 70 per cento dei consumatori partecipanti alla degustazione e circa un quarto era a conoscenza del fatto che il Collio bianco è stato promosso a vino simbolo del territorio. Quest'ultimo aspetto ha probabilmente creato una aspettativa piuttosto alta dal punto di vista qualitativo e, come talvolta accade, ha in qualche misura innescato, forse inconsciamente, una ri-taratura verso l'alto della "soglia critica" di giudizio di una parte dei presenti, che potrebbe spiegare certi voti "di manica un po' stretta". Va detto che, comunque e ancora una volta, sono emersi alcuni fattori primo tra tutti probabilmente, come detto, proprio le caratteristiche strutturali dell'uvaggio che hanno un poco spiazzato i consumatori inducendoli a sottovalutare un vino forse più di quanto ci si potesse aspettare. In sede di discussione post-degustazione è emerso, per esempio, che per buona parte dei presenti era stato piuttosto arduo evincere delle caratteristiche standard per il Collio bianco, sulla base dei campioni assaggiati: evidentemente per la maggior parte dei partecipanti il concetto di tipicità e di "riconoscibilità" deve in qualche modo emergere, soprattutto in un vino presentato come bandiera di un territorio, come se il vino stesso ne rappresentasse la firma in calce. Visto con un'ottica diversa questo può semplicemente rimarcare una volta di più che il concetto di tipicità, oggi più che un tempo, è in realtà spesso difficilmente identificabile e, con ogni probabilità, questo vale a maggior ragione per un vino come il Collio bianco, che fa dei sapienti uvaggi assemblati con le diverse varietà bianche coltivate nel territorio uno degli aspetti caratteristici del prodotto. Si potrebbe dire che sono state riscontrate poche linee guida in un vino nel complesso celebrato e ciò ha in qualche modo disorientato soprattutto i consumatori "evoluti".
In realtà poi, leggendo tra le righe dei giudizi, alcuni caratteri comuni sono comunque emersi: la maggior parte dei campioni sono stati giudicati persistenti, intensi e ben strutturati, potenti e alcolici. Queste ultime due caratteristiche, per la verità, hanno creato una sorta di effetto saturazione nel corso dell'assaggio e ciò potrebbe avere costituito un ulteriore fattore penalizzante. Come considerazione più generale e non necessariamente legata a questa degustazione e a questo bianco ci verrebbe peraltro da aggiungere che forse bisognerebbe riconsiderare la volontà di produrre a tutti costi bianchi che "inseguono" i rossi, magari usando fuori misura i legni, invece di esaltarne la freschezza, la fragranza degli aromi, la leggera e gioiosa piacevolezza che gratifica la bocca. Ma ancora una volta, nel gioco delle contraddizioni che quasi sempre emergono dalle nostre serate, si rischia di restare spiazzati nelle proprie considerazioni: in fondo, due dei tre vini sul nostro podio sono i più invecchiati tra i campioni partecipanti...
Abbiamo parlato del podio ed ecco, quindi, in dettaglio il giudizio formulato dai consumatori sui tre migliori classificati della graduatoria.
Primo in classifica è risultato il Collio Bianco Doc "Broy" 2003 dell'azienda Collavini. Di colore paglierino carico, presenta secondo i consumatori profumi intensi e fruttati, con sentori di frutta bianca (mela) e note di caramella. Al gusto è sembrato pieno, strutturato, equilibrato, fresco, alcolico e dal retrogusto amarognolo.
Al secondo posto della graduatoria si piazza il Collio Bianco Doc "Klin" 2000 di Primosic. Il colore paglierino si accompagna ad aromi più tenui rispetto al vincitore, secondo la maggioranza dei presenti, dove prevalgono sentori di legno, miele e frutta bianca. In bocca è parso potente ed equilibrato, persistente e alcolico, di buona acidità e con retrogusto amarognolo (mandorla).
Il terzo gradino del podio è, infine, per il Collio Bianco Doc 2001 di Franco Terpin. Di colore paglierino carico, è risultato al naso ricco di aromi persistenti, intenso, con note fruttate (frutta bianca) e sentori vegetali. Il sapore è stato valutato potente e persistente, ben equilibrato e strutturato con retrogusto amaro.
Ma lasciamo spazio al panel degli esperti e, a seguire, ecco un sintetico giudizio sui campioni degustati e la valutazione relativamente ai "vini top" della loro graduatoria.
"La prima cosa che appare evidente, senza peraltro essere una sorpresa, è che la Doc Collio Bianco non possiede nessuna riconoscibilità; ciò è dovuto al disciplinare di produzione talmente "libero" nella scelta delle uve da far si che i vini possano essere completamente diversi fra loro.
Unico fattore che li accomuna, e questa è invece una seppur parziale sorpresa, è l'estrema alcolicità di tutti i campioni, a volte talmente elevata da rendere i vini "poco bevibili" e un poco squilibrati; si tratta d'altra parte di una moda imperante, che ratifica il fatto che gradazioni alcoliche superiori ai 13° vol. rappresentino ormai la normalità nella stragrande maggioranza dei vini bianchi, invadendo sotto questo aspetto il campo che è sempre stato appannaggio dei vini rossi.
Il vino che ha ottenuto il punteggio maggiore dal panel degli esperti è il Collio Bianco Doc "Broy" 2003, produttore Collavini, per il quale sono state riscontrate le seguenti caratteristiche organolettiche: giallo dorato scarico, brillante; profumo pulito, elegante e fine, con sentori di fiori gialli e frutta esotica, molto armonico; gusto fresco, con buona acidità, sapido, con finale leggermente amarognolo (ammandorlato) e buona Pai. Subito a ridosso si colloca il Collio bianco Doc "Cicinis" 2002 di Attems: giallo dorato, limpido e brillante; naso pulito, fine, buona intensità, con frutta molto matura, albicocca e frutta esotica (banana); in bocca, intenso, alcolico, sapido, complesso, con legno evidente, buona Pau. Una coppia di vini, infine, pari merito in terza posizione, ovvero il Collio Bianco Doc 2001 di Franco Terpin ed il Collio bianco Doc "Bianco di collina" 2003, produttore Draga. L'uno è stato giudicato di colore paglierino medio, brillante; al naso poco intenso e di media finezza, con frutta bianca, note di erbe officinali e vaniglia evidente; in bocca decisamente più interessante, sapido: l'altro è risultato invece paglierino medio, con parecchie bollicine sulle pareti del bicchiere; fine, di media intensità, sentori di fiori bianchi e frutta fresca (pesca), agrumato; al palato, fresco, di ottima acidità, alcolico, equilibrato, leggermente amarognolo il finale, notevole Pai".
Almeno tre aspetti interessanti si possono evidenziare dai punteggi e dai giudizi espressi dal panel. Il primo è che, una volta tanto, c'è una buona correlazione tra le due graduatorie (quella dei consumatori e quella degli esperti), dove lo stesso vino risulta vincitore per entrambe le classifiche. Il secondo aspetto è relativo alla classifica molto "corta" emersa dalle valutazioni degli esperti, dal momento che i punteggi assegnati ai vini sono compresi in un intervallo di soli sette punti (dagli 80 del primo in classifica fino a 74). Il terzo e più interessante aspetto da mettere in evidenza, infine, è l'assoluta coincidenza tra alcune delle considerazioni che abbiamo fatto a seguito della tradizionale discussione post-degustazione del gruppo dei consumatori ed il giudizio generale relativo ai vini assaggiati, espresso dagli esperti e che abbiamo appena riportato.
E poi, una curiosità: il vino risultato vincitore per entrambi i gruppi è prodotto da una azienda che, unica tra le presenti, non ha sede in provincia di Gorizia. Solo una curiosità, per carità, dal mopmento che un conto è la localizzazione dei vigneti, un altro la sede di una azienda...
Una annotazione "fuori concorso". Tra i vini che ci sono arrivati c'era un campione molto interessante. Stiamo parlando del Collio bianco Doc "Kaplja" 2002 di Podversic Damijan (Via Brigata Pavia, 61 - 34170 Gorizia, telefono 0481 78217, fax 0481 78217, damijan.go@virgilio.it), un vino che definire "particolare" è assolutamente riduttivo. Ebbene, in sede di verifica dei campioni (procedura che facciamo sempre prima di ogni degustazione) abbiamo appreso dall'azienda che l'intera produzone 2002 è stata "tolta" dalla denominazione, dalla Doc per alcune "differenze di vedute" con il consorzio circa la Ribolla gialla, temi che non abbiamo competenze sufficienti per disquisire. Ci piace però sottolineare che a nostro avviso questo vino si colloca tra quei prodotti creati secondo metodi che recuperano tecniche antiche di vinificazione, vini che fanno parlare molto di sè e che in questa parte del Friuli hanno campioni e paladini molto affermati. Per rispetto del lavoro di questa azienda abbiamo deciso di lasciare il vino in degustazione, anche per verificare (e "controllare") le impressioni dei due gruppi di assaggiatori. Dobbiamo dire che non sono state lusinghiere: a fronte di un paio di persone che si sono innamorate immediatamente di questa bottiglia (affermando che questo era un produttore di cui avremmo sentito molto parlare in futuro), gli altri degustatori sono rimasti molto perplessi e hanno assegnato il punteggio più basso (68 centesimi la media). Il panel degli esperti, di contro, ha preferito non esprimere alcun voto, in quanto la specificità di questo prodotto avrebbe meritato ben altra trattazione.
Rapporto qualità-prezzo
Dal punto di vista dei costi bisogna dire che i consumatori partecipanti alla nostra serata hanno giudicato il Collio bianco, sulla base dei campioni presentati, mediamente piuttosto caro. E in effetti il prezzo medio calcolato di poco superiore ai 14,7 euro rafforza un poco questa sensazione. Dal punto di vista del rapporto qualità/prezzo che come sempre cerchiamo di fornirvi per dare un'idea non solo della qualità di un vino (punteggio espresso dai consumatori), ma anche della sua convenienza per le tasche del consumatore medio (prezzo medio al pubblico fornito dal produttore) va citato il Collio bianco Doc 2003 di Cociancig, con un prezzo decisamente interessante di 6 euro, stacca piuttosto decisamente tutti gli altri campioni presenti. Da segnalare anche il rapporto qualità/prezzo del Collio bianco Doc "Agnul" 2003 di Giuseppe Pascolo che, al costo di 9 euro, è assieme al precedente il solo altro campione con prezzo inferiore ai 10 euro.
Ci fa piacere segnalare il Collio bianco Doc 2003 di Edi Keber produttore che non ha bisogno di presentazioni e che può essere a diritto riconsociuto come il "padre putativo" del Collio bianco, per averne fatto uno dei suoi vini portabandiera in tempi non sospetti che con 20mila bottiglie prodotte si aggiudica il "titolo" di vino che, accanto alla ottima qualità, garantisce una maggiore reperibilità sul mercato per il consumatore.
a cura di Giovanni Ciocca
ha collaborato Lorenzo Colombo
Un ringraziamento particolare al Consorzio di tutela vini Collio e al suo direttore, Paolo Bianchi, per la preziosa collaborazione prestata alla buona riuscita di questa degustazione panel-consumatori. |