Abbiamo avuto la possibilità di partecipare, lunedì 30 giugno, a una interessante degustazione di OLTREPO PAVESE BONARDA, condotta da Paolo Massobrio e Marco Gatti, ed inserita nel programma della trentottesima edizione di Oltrevini, finalmente sganciatasi da quella kermesse paesana che si tiene solitamente alla fine di agosto nei padiglioni fieristici di Casteggio, e ora assurta a importante evento del mondo del vino nei più consoni locali della Certosa Cantù, sempre a Casteggio.
Non vogliamo certamente dirvi che il Bonarda (rigorosamente al maschile, come ha tenuto a precisare il direttore del consorzio oltrepadano, Carlo Albero Panont) è tra i nostri vini preferiti: sarebbe una spudorata menzogna. Anzi, abbiamo sempre avuto una certo preconcetto verso questo vino; dobbiamo invece ammettere che non siamo assolutamente rimasti delusi da questa batteria composta da quindici vini, dove oltre alla notevole facilità di beva, senza per questo scendere nella banalità, abbiamo trovato alcuni prodotti di grande valore. La maggior parte dei campioni si presentava pulita all’olfatto, senza quelle note a volte un poco animali, che in un passato anche recente caratterizzava buona parte di questi prodotti.
Prima della degustazione, da alcune informazioni fornite dal direttore del consorzio, veniamo a sapere che si producono annualmente diciottomilioni di bottiglie di Bonarda, primo vino nelle vendite nel nord Italia e quarto nel resto del paese; questo nonostante la confusione che regna attorno a questo nome, che, mentre in Oltrepò Pavese identifica un vino (prodotto con uve Croatina), in altre zone del nord Italia identifica un vitigno, con notevoli problemi d’identità e gravi danni d’immagine. Il consorzio si sta quindi fortemente impegnando su questo fronte, per valorizzare questo vino “vivace”, che si sposa magnificamente con i piatti del territorio padano.
L’identità del vino, negli intenti del consorzio, è quella di un vino vivace, come dicevamo, con un residuo zuccherino che non superi i quindici grammi/litro, e con residuo medio, da parte delle settantaquattro etichette attualmente in commercio, stimabile attorno agli 8/9 grammi litro.
Primo passo per elevarne l’immagine, è stato quello di eliminarne la vendita in damigiana ed in dame.
Di seguito un breve elenco, con alcune note descrittive, dei vini che abbiamo maggiormente apprezzato, seguendo il classico ordine delle preferenze; tutti i vini sono dell’annata 2007, e dal punto di vista visivo, se non diversamente specificato, si presentavano con un con colore rubino violaceo, generalmente di buona intensità, e molto luminosi.
Iniziamo quindi dal Bricco della Sacca di Flamberti, al naso si presenta con un bel frutto pulito e leggera nota speziata; pulito anche alla bocca, fruttato (ciliegia), con buona speziatura e discreta persistenza.
Segue la Rubiosa di Le Fracce, dal colore violaceo intenso, come intenso si presenta al naso, pulito e con notevole frutto maturo; in bocca è esuberante, un poco aggressivo, con tannino percepibile e buona persistenza.
Luogo della Milla, di Vercesi del Castellazzo; pulito al naso, piacevole, con un buon frutto; frutto che ritroviamo anche alla bocca, dove il vino si percepisce fresco, con una buona vena acida e discreta nota tannica, buona la persistenza.
Seguono a pari merito (nella nostra personale classifica) il Giada, di La Costaiola e il bonarda di Pietro Torti; il primo è dotato di buona intensità olfattiva, buon frutto, morbido, piacevole, un tantino corto; il secondo evidenzia al naso sentori di frutta speziata che ritroviamo anche alla bocca, dove il tannino è ben presente.
Pulito e non molto intenso al naso il vino di Cascina Gnocco, caratterizzato alla bocca dalla facilità di beva, buoni sia il frutto che la nota acida.
La Genisia, di Torrevilla, pulito al naso e con curiose note chinate che si ripresentano in bocca.
Viti di Luna, di Francesco Montagna: naso di media intensità, buon frutto, discreta nota speziata e buona morbidezza alla bocca.
Dopo questa degustazione, ci siamo trattenuti per alcuni assaggi nella bella sala dell’auditorium, dove poco meno di cinquanta aziende esponevano i loro vini; abbiamo apprezzato tra l’altro:
Anteo: azienda della quale abbiamo assaggiato quattro Metodo Classico, elencati in ordine di preferenza: Riserva del Poeta 2001, dal naso interessante e complesso, leggeri sentori di confetto e buona morbidezza. Rosè: non molto intenso ma piacevole al naso, abbastanza morbido in bocca, con discreta nota acida ed un buon frutto. Nature Ecrù 2002: dal naso abbastanza complesso e leggermente ossidativi, con alcune note vegetali alla bocca. Brut: un poco semplice al naso, con note di caramella; note erbacee alla bocca e leggera aggressività. Curioso ed interessante il Pinot Nero “Riserva Cà dell’Oca 2004”: vino dal bel naso, con note chinate che si ripresentano alla bocca unite ad un buon frutto, buona la persistenza.
Cantine Francesco Montagna: Chardonnay 2005-Bertè & Cordini, dalle note boisè al naso, date dall’utilizzo del legno, che appare evidente anche alla bocca, dove troviamo un vino morbido e strutturato.
Guerci: interessante il Metodo Classico, che presenta un buon frutto leggermente speziato, una buona struttura ed una notevole nota sapida.
Molto buono il Barbera 2005 de Il Castello di Gravagnago, caldo, pulito, con un buon frutto. Interessante anche il Merlato, vino prodotto con uve Merlot, che si presenta con un buon frutto speziato, buona nota alcolica e notevole struttura, lunga la persistenza.
La Versa: abbiamo assaggiato tre Metodo Classico, eccoli in ordine di preferenza: Testarossa 2003: complesso e sapido. Carta Oro: fresco, semplice, pulito, di buona piacevolezza; buon frutto e piacevole nota acida alla bocca. Testarossa Rosè 2004: bel naso, con frutti di bosco in evidenza; buona struttura, leggermente vegetale ed un poco amaro il finale di bocca.
Martilde: abbiamo apprezzato il Dedica 2006, una Malvasia vinificata secca: vino certamente non facile, con un bel naso elegante, in bocca si presenta con una buona struttura ed una leggera nota tannica data dalla vinificazione in “rosso”.
Interessante il Profilo 1997, Metodo Classico di Picchioni, dal naso complesso e leggermente ossidativo; note ossidative che ritroviamo alla bocca, dove il vino presenta struttura e persistenza medie.
Sempre su notevoli livelli qualitativi il Cavariola 2004 di Bruno Verdi, vino dal grande naso, con un frutto notevole; intenso e pulito in bocca, dotato di una buona struttura una notevole trama tannica ed una buona persistenza. Interessante anche il Pinot Nero 2006, dal naso molto “francese”; buono il frutto in bocca, dove è percepibile l’utilizzo del legno, buona la persistenza.
Lorenzo Colombo
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