Anche Civiltà del Bere ha proposto al pubblico milanese un proprio evento, in occasione della presentazione della guida WHO'S WHO IN WINE realizzata dalla storica testata, e che contiene tutti i nomi che contano nel panorama enologico italiano, con oltre 800 voci tra cui 180 schede delle principali aziende del mondo del vino e dei distillati.
Con piacere abbiamo partecipato a questo avvenimento, assai diverso rispetto alle numerose manifestazioni dedicate al vino che si tengono a Milano; innanzitutto per la location, ovvero le Officine del Volo, ex officine aeronautiche Caproni, molto scenografiche ed affascinanti, anche se invero non comodissime da raggiungere, soprattutto a causa della mancanza di parcheggi.
Poi per il modo in cui l’evento è stato organizzato, ovvero su tre livelli; spieghiamoci: il primo livello era dedicato ai “Best Buys: grandi etichette a prezzi accessibili”, ventitre aziende ed oltre settanta tra vini e grappe presentati. Il secondo livello “Who’s Who: i protagonisti del vino e della grappa”, quarantasette aziende ed oltre duecento tra vini e distillati, scelti tra i top aziendali. Infine il terzo livello, ovvero le “Verticali: miti dell’enologia in verticale, raccontati dal produttore”, sei verticali di quattro annate ciascuna, dedicate e vini mito: Tignanello, Montiano, Cabreo il Borgo, Barolo Pio Cesare, San Leonardo e Chardonnay Planeta.
Noi di Vinealia, gentilmente invitati da Alessandro Torcoli, capo redattore di Civiltà del Bere, e recentemente – in occasione di Vinitaly – premiato come “migliore giovane giornalista italiano dell’anno” dal Comitato Grandi Cru d’Italia, abbiamo potuto partecipare a ben tre di queste verticali, oltre ad aver assaggiato random, nella sala dei Who’s Who.
Presentati e commentati dai produttori o dagli enologi che li hanno concepiti ecco le tre verticali alle quali abbiamo partecipato.
Cominciamo dal Tignanello. Albiera Antinori ci parla di questo vino, prodotto per la prima volta nel 1970, anche se la prima uscita ufficiale è del 1971, gli ettari di questo vigneto sono circa quarantasette, posizionati ad un’altitudine variabile tra i 350 ed i 400 metri s.l.m.; la composizione del vino solitamente prevede 80% di Sangiovese, 15% di Cabernet Sauvignon ed il rimanente Cabernet Franc.
Ecco le nostre impressioni:
2006: Dopo dodici mesi di barrique, il vino si presenta con un bel colore, rubino di buona intensità. Bel naso, dal notevole frutto e dalla buona speziatura, si percepiscono inoltre leggeri accenni animali ed una tenue nota affumicata. Un poco aggressivo alla bocca, dotato di buona struttura, fresco, pepato e leggermente affumicato, buone sia la nota alcolica che la persistenza gustativa.
Un buon vino, decisamente giovane e dal notevole frutto.
2004: Su livelli decisamente più elevati quest’altro prodotto, dal colore granato intenso e di buona luminosità. Di media intensità olfattiva, elegante e balsamico, con un buon frutto che sfocia in leggeri sentori di confettura; si percepisce inoltre il tabacco. Morbido alla bocca, seppure con tannino ben presente ma ben fuso, dotato di buona struttura e discreta nota acida, si percepiscono leggeri sentori animali. Un vino dotato di buona complessità ma al contempo facile da bersi.
2001: Da colore granato, al naso si fa notare per la sua grande eleganza e complessità; sentori animali (cuoio) e tabacco le principali caratteristiche olfattive. Eleganza e complessità anche alla bocca, non molto strutturato e con note date dall’evoluzione che rimandano nuovamente a ricordi animali.
1997: Il colore sta ormai virando su tonalità granato/aranciate. Non molto intenso ed un poco chiuso al naso, dove la sua dote principale appare nuovamente l’eleganza, caratteristica principale anche della fase gustativa, dove il vino, caratterizzato da una media struttura, appare ancora fresco, con un tannino deciso e leggermente vegetale. Un vino che ci colpisce principalmente per la sua freschezza.
A seguire il Montiano, presentato da Riccardo Cotarella; l’innesto di marze di Merlot, provenienti da St.Emilion, su un vigneto preesistente di Trebbiano, è del 1989, la prima produzione di questo vino è del 1991; i vigneti sono situati a circa 500 metri s.l.m. su un terreno vulcanico.
2006: Alla vista si presenta con un color rubino violaceo. Al naso, leggermente chiuso, esprime sentori fruttati (ciliegia matura) e di ciliegia sotto spirito. Anche al naso la nota alcolica è decisa, con un buon il frutto ed un tannino ben fuso; lunga la persistenza.
2004: Il colore è granato intenso; al naso, inizialmente chiuso, si presentano leggeri sentori animali, con ricordi di cuoio, note minerali, quasi metalliche ed in successione sentori balsamici. Non molto strutturato alla bocca, di notevole eleganza e con buona persistenza gustativa..
2001: Granato luminoso alla vista. Con un naso complesso ed elegante, dove si notano anche in questo caso sia leggeri sentori animali (cuoio) che note metalliche. Di media struttura, appare fresco alla bocca, leggermente vegetale, balsamico e nuovamente con ricordi animali.
1998: Dopo averci fatto sostituire la prima bottiglia, leggermente tappata, ci ritroviamo nel bicchiere un vino dal colore granato mattonato. Al naso, elegante e di notevole complessità, i sentori sono in maggior parte terziari, senza peraltro coprire un buon frutto e nuovamente una sensazione metallica, tutt’altro che fastidiosa, che abbiamo trovato come comune denominatore in questa verticale. Elegante anche alla bocca, dove nuovamente si percepiscono note animali unite ad una balsamica sensazione mentolata.
Quattro vini notevoli, dei quali, se dovessimo stilare un ordine di preferenza, andremmo a scalare, dal più vecchio al più giovane.
Chiudiamo la serie delle verticali con il Cabreo Il Borgo; Ambrogio Folonari commenta il suo vino, frutto di un blend 70% Sangiovese e 30% Cabernet Sauvignon, nato nel 1982 e la cui prima uscita sul mercato risale al 1985.
2001: Rubino/granato il colore. Un gran bel naso, di media intensità, elegante, balsamico, con leggeri accenni animali. Alla bocca il tannino è prorompente, tale da rendere il vino ancora astringente, si percepiscono note terziarie di cuoio.
1999: Dieci anni di vino spostano le tonalità su un granato luminoso. Al naso, di media intensità e molto elegante, emergono soprattutto i sentori balsamici. Pure alla bocca le note balsamiche di fanno sentire, il vino è ancora molto fresco, con ricordi metallici.
1995: Il tempo passa ed anche il colore evolve, granato-mattonato nel nostro caso. Nuovamente eleganza e note balsamiche al naso, senza tuttavia aver perso i sentori fruttati. Fresco in bocca, balsamico, mentolato, elegante e di lunga persistenza; un vino ancora in forma smagliante.
1988: Vent’anni di vino, il colore è simile al precedente, più mattonato che granato. Al naso lo spettro olfattivo è notevole, con sentori che spaziano dal cioccolato al latte alle note mentolate; di grande eleganza. Fresco in bocca, con tannino ancora in evidenza e con un piacevole sentore di cioccolato alla menta; anche in questo caso l’eleganza è la caratteristica che contraddistingue il prodotto.
Nella nostra personale classifica, anche per questo vino procederemmo a scalare, dal più vecchio al più giovane.
Andiamo ora a spaziare sui prodotti per noi più interessanti, assaggiati tra i banchi degli Who’s Who:
Igt Isola dei Nuraghi: Barrua 2005, di Agricola Punica, un vino di grande interesse, frutto di un blend a prevalenza Carignano (85%) più Cabernet Sauvignon (10%) ed il rimanente Merlot.
Naso elegante, fruttato, balsamico e mentolato, con sentori di tabacco dolce; alla bocca entra morbido, fresco ed elegante, una leggera nota affumicata chiude su una lunga persistenza.
Doc Carignano del Sulcis Superiore: Terre Brune 2004, di Cantina Santadi, Carignano 95% ed il rimenente Bovaleddu le uve utilizzate. Sentori umidi di terra bagnata e note vegetali caratterizzano il naso di questo grande vino; morbido alla bocca, fresco, complesso ed elegante con la sua nota di sottobosco umido in evidenza.
Sui livelli del precedente anche l’Igt Valli di Porto Pino: Shardana 2005, anche lui prodotto da Santadi, utilizzando sempre Carignano più una piccola parte di Syrah. Intenso al naso, fruttato, elegante; in bocca è morbido e speziato, con note affumicate e terrose di grande eleganza.
Igt Toscana: Cabreo il Borgo 2006, dalle Tenute del Cabreo di Ambrogio e Giovanni Folonari; della composizione del vino abbiamo già parlato in occasione della verticale. Vino giovane, dal bel naso intenso, con sentori di frutta matura; notevole l’impatto alla bocca, con acidità pronunciata e lunga persistenza.
Igt Toscana: Il Pareto 2006, Cabernet Sauvignon in purezza, della Tenuta di Nozzole. Un vino dal naso strepitoso, e dalla grande morbidezza gustativa, seppur con una trama tannica notevole.
Igt Isola dei Nuraghi: Cerdeña 2006, di Argiolas, Vermentino al 95% più Nasco. Naso intenso, complesso, vanigliato, elegante, con sentori di frutta tropicale; di grande struttura alla bocca, morbido, sapido, agrumato, persistente. Un vino di grande equilibrio.
Docg Gavi: La Meirana 2007, uve Cortese in purezza, di Broglia Gian Piero: dal naso pulito ed agrumato; in bocca è fresco, sapido, minerale, intenso e con buona persistenza. Un vino di grande piacevolezza gustativa.
Altro Gavi Docg della stessa azienda, si tratta del Bruno Broglia 2007: al naso appare meno intenso del precedente, altrettanto pulito e decisamente più complesso; di buona struttura alla bocca, con una nota agrumata quasi citrina, sapido e dalla lunga persistenza.
Docg Vino Nobile di Montepulciano: Vigneto Poggio Enrico 2001, di Carpineto; Sangiovese in purezza: naso elegante, con un buon frutto; alla bocca denota una media struttura, una buona eleganza ed un tannino asciutto che ricorda la pellicina di castagna, lunga la persistenza.
Altro Vino Nobile di Montepulciano della stessa azienda, si tratta dalla Riserva 1988: il colore mattonato denota l’età del prodotto, che si pone al naso in modo delicato ed elegante, con sentori di tabacco dolce; ancora vivo e fresco alla bocca, con un buon tannino e dalla lunga persistenza.
Doc Collio Bianco: Broy 2007, di Eugenio Collavini: 40% Chardonnay, 40% Friulano (ex Tocai) e 20% Sauvignon: il bel naso, fresco, agrumato ed interessante è segnato parecchio dal Sauvignon; buona la struttura alla bocca, grasso, imponente, sapido e lungo, anche se ancora non perfettamente amalgamato: ci vuole ancora tempo.
Igt Colli di Salerno: qui abbiamo fatto un’interessante verticale di tre annate di Montevetrano, un vino frutto di assemblaggio di 60% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot e 10% Aglianico: iniziamo dal 2005, l’annata che più ci è piaciuta, senza togliere nulla alle altre: non molto intenso il naso ma di grande eleganza, con note umide e sentori di sottobosco; fresco alla bocca, affumicato, lungo e con una bella trama tannica.
2004: dal naso fruttato e caldo; complesso alla bocca, con un buon frutto e tannino ed acidità decise.
2006: non molto intenso ma elegante, con un bel naso che riporta a calde note di umido sottobosco; morbido e di media struttura alla bocca, elegante e con un buon frutto.
Igt delle Venezie: Braide Alte 2006, di Livon, frutto di un curioso blend di Chardonnay, Sauvignon, Picolit e Moscato Giallo: dal bel naso intenso, complesso, agrumato e vanigliato; di notevole struttura alla bocca, agrumato e fresco, lungo, con nota alcolica un poco bruciante.
Doc Lugana: Sergio Zenato 2006, di Zenato, Trebbiano di Lugana in purezza: bel naso, non molto intenso, fruttato ed elegante; di media struttura, fresco alla bocca, sapido e dalla buona bevibilità.
In conclusione si è trattato di uno tra i più interessanti eventi che si sono svolti a Milano in questi primi mesi dell’anno, ben organizzato e con una elevata qualità di prodotti presenti, tale da mettere nell’imbarazzo della scelta i visitatori, bellissima la sede scelta, anche se con le problematiche descritte in apertura, e questo con buona probabilità è stata la causa della non eccezionale partecipazione di pubblico. Peccato, perché ne valeva veramente la pena.
Lorenzo Colombo
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