Terza edizione e nuova formula per questo appuntamento dedicato al Barbaresco; sembrerebbe la formula definitiva, come ci confermava Giancarlo Montaldo, presidente dell’Enoteca del Barbaresco; manifestazione quindi aperta a tutti, e dedicata soprattutto al pubblico di appassionati, i quali possono partecipare a tutti i numerosi eventi connessi alla manifestazione.
Quindi nulla di dedicato specificatamente agli operatori, ma una grande kermesse dove tutti hanno la possibilità di conoscere meglio questo grande vino di Langa, spesso ritenuto a torto un prodotto solo per conoscitori esperti.
La sede principale di PIACERE BARBARESCO è stata situata quest’anno a Treiso, mentre nei due anni precedenti era focalizzata su Neive; da Treiso comunque, una serie di navette gratuite, davano la possibilità ai partecipanti di spostarsi nei diversi altri comuni del Barbaresco, in ognuno dei quali c’erano appuntamenti particolari.
Nella palestra comunale di Treiso è stato allestito il banco d’assaggio (con 15 euro d’ingresso, che scendevano a 10 iscrivendosi gratuitamente al Club Piacere Barbaresco), si potevano degustare una novantina di vini (barbaresco) proposti da 52 aziende e serviti dagli stessi produttori, coadiuvati da Sommelier Ais; in un locale attiguo c’era inoltre la possibilità di acquistare i vini posti in degustazione.
Alla stampa era riservata una minuscola e un poco spartana saletta, comunque decisamente funzionale allo scopo, ovvero poter degustare da seduti in santa pace; nei due giorni passati a Treiso questa saletta non è mai stata affollata, generalmente eravamo in due, e saltuariamente in tre.
Prima di passare alle nostre degustazioni vediamo cosa offriva il programma.
L’inaugurazione, alla quale è seguita la cena di gala presso il ristorante La Ciau del Tornavento, si è tenuta venerdì sera, il 4 settembre. Sabato, domenica e lunedì era aperto il banco d’assaggio; mentre nel pomeriggio degli stessi giorni c’era la possibilità di effettuare gratuitamente – su navette – un interessante tour tra i crus del Barbaresco; cene e merende aperte a tutti sia sabato che domenica sera.
Sempre a Treiso, sabato e domenica, “Il sesto senso del Barbaresco”, gioco di analisi sensoriale; sabato pomeriggio “Vino e ciclismo” con il giornalista di Tuttosport, Beppe Conti; domenica visita guidata ai vigneti.
A Neive, domenica mattina, “Prima della Vendemmia”, notizie e commenti sulla prossima vendemmia, nel pomeriggio visita guidata al borgo.
Barbaresco: sabato mattino presentazione del calendario 2010 “Immagini dal Barbaresco"; domenica pomeriggio visita guidata al paese ed a seguire presentazione della ristampa del volumetto – scritto nel 1908 da Domizio Cavazza – “Barbaresco e i suoi vini”.
LA DEGUSTAZIONE
Noi di Vinealia non abbiamo partecipato a nessuno degli eventi collaterali, essendoci fermati a Treiso nella sola giornata di sabato, e nella mattinata di domenica, abbiamo dedicato tutto il tempo alle degustazioni, partecipando, sabato pomeriggio, al Tour dei Cru del Barbaresco, che all’incirca era simile a quello effettuato lo scorso anno.
Veniamo quindi alle degustazioni; la maggior parte dei vini erano del 2006, annata attualmente in commercio, tutti i produttori presenti – all’infuori di due- presentavano appunto vini di quest’annata, spesso in due differenti tipologie, oppure di diversi crus; erano inoltre presenti una ventina di campioni del 2005 ed un paio del 2004.
Abbiamo optato per degustare tutti i sessantadue vini del 2006, più i 2005 dei produttori che non presentavano l’ultima annata.
L’impressione generale – pensiamo che con 52 aziende presenti, sebbene siano meno della metà dei produttori di Barbaresco, si possa avere un’idea globale dell’annata – è stata quella di vini generalmente non pronti, o meglio non ancora al meglio delle loro possibilità, con spesso profumi chiusi e ancora coperti dal legno, botte piccola o grande che fosse; il tannino inoltre, ma questo è normale, la faceva spesso da padrone, rendendo impegnativi gli assaggi.
Da notare che quasi tutti i produttori presentavano i loro vini utilizzando le “Menzioni Geografiche Aggiuntive”, da poco regolamentate dal disciplinare di produzione, erano infatti pochissimi i vini presentati semplicemente come “Barbaresco”.
L’ordine di presentazione non prevedeva purtroppo la distinzione dei diversi comuni, e seguiva semplicemente un ordine alfabetico; risulta quindi impegnativo fare un’analisi comparata delle diverse espressioni territoriali, come abbiamo fatto lo scorso anno.
Procediamo quindi nella nostra sintetica esposizione – ovviamente non citeremo tutti i vini assaggiati, ma solo quelli maggiormente apprezzati – utilizzando come solitamente facciamo l’ordine di preferenza, questa volta abbiamo inoltre suddiviso i vini in tre fasce, sempre seguendo i punteggi tratti dalle nostre note; tra parentesi è indicato il prezzo in euro fornito dagli organizzatori.
A tal proposito una considerazione è d’obbligo: il range di prezzo è risultato estremamente elevato, diremmo troppo elevato, con variazioni di oltre il 400% tra i vini meno cari (€ 12,00) ed il più costoso (€ 50,00); non sempre questa differenza è giustificata, come noterete leggendo i nostri commenti.
Prima fascia: vini con valutazione uguale o superiore agli 88/100.
La nostra miglior valutazione spetta all’Asili, di Cà del Baio: color granato/rubino scarico; naso pulito, fine, elegante, con sentori di fiori appassiti e note di frutta (ciliegia), con leggera speziatura; elegante anche alla bocca, dotato di buona struttura e con un buon frutto speziato, tannico e dalla buona persistenza. Un naso veramente notevole. (24,00)
Gaia Principe, di Sarotto Roberto: dal color granato di buona intensità; intenso ed al contempo elegante al naso, si percepiscono fiori appassiti, erbe officinali, un buon frutto (ciliegia); notevole l’eleganza anche alla bocca, dove ritroviamo un buon frutto, sentori di erbe officinali, un tannino ben dosato ed una buona persistenza. Un naso fine e molto ampio; interessante inoltre il prezzo. (18,00)
Montefico, di Giacosa Carlo: il colore è granato di media intensità, con riflessi rubino; di media intensità olfattiva, elegante, con sentori di fiori appassiti e note chinate; media la struttura alla bocca, elegante, tannico e dalla lunga persistenza. Non estremamente complesso ma molto buono; anche in questo caso molto interessante il prezzo. (16,00)
Santo Stefano, di Castello di Neive: color granato scarico; molto elegante e delicato al naso, dove si colgono fiori appassiti ed accenni speziati; buona la struttura alla bocca, dove la note speziata emerge più netta unita ad un tannino deciso. Vino dalla notevole eleganza olfattiva. (22,50)
Barbaresco, di Socrè: dal color granato di buona intensità; naso pulito, delicato ed elegante, sentori di fiori appassiti ed accenni speziati; elegante anche alla bocca, intenso, con speziatura decisa e legno percepibile, buona la persistenza. Notevole il naso e decisamente interessante il prezzo. (16,50)
Sorì Paitin, di Paitin: granato non molto intenso alla vista; naso elegante, caldo, con sentori di fiori appassiti e note vegetali di fieno; elegante anche alla bocca, con tannino deciso e leggermente verde, bella la spina acida. (25,00)
Vigna Gianmatè, di Giacosa F.lli: il colore è granato di media intensità; non molto intenso al naso, delicato, ampio, molto elegante, con sentori di fiori appassiti e di rabarbaro; media la struttura alla bocca, con tannino deciso, sentori speziati e note amaricanti di rabarbaro, buona la persistenza. Un vino dotato di notevole eleganza. (Prezzo non comunicato)
Sorì Valgrande, di Grasso F.lli: dal color granato non molto intenso; floreale al naso (fiori appassiti), elegante; dotato di media struttura e tannino non fastidioso, buona infine la persistenza. Un prodotto non molto complesso che gioca la sua carta migliore sull’eleganza. (21,00)
Sanadaive, di Adriano Marco e Vittorio: il colore è granato scarico, luminoso; elegante al naso, con sentori di fiori appassiti e frutto leggermente speziato; dotato di buona struttura, tannico e con una bella vena acida. Un vino dal grande naso, ancora un poco scomposto alla bocca; imbattibile infine il rapporto qualità/prezzo. (12,00)
Valgrande, di Cà del Baio: il colore è granato/rubino; bel naso, molto elegante, intenso, con sentori di frutto maturo ed erbe officinali; buona la struttura alla bocca, buono il frutto, leggermente speziato, tannino deciso, leggere note affumicate, buona la peristenza. (23,00)
Rabajà, di Bruno Rocca: dal colore granato con unghia aranciata; media l’intensità olfattiva e buona l’eleganza, con delicata speziatura e note floreali; buono il frutto alla bocca, speziatura discreta, tannino deciso ma non fastidioso, non lunghissimo ma elegante. (48,00)
Bric Balin, di Moccagatta: molto bello il colore, granato intenso e luminoso; bel naso, con sentori di fiori appassiti, frutto maturo e note speziate; strutturato alla bocca, rotondo, con sentori fruttati-speziati, bella trama tannica, acidità vibrante e buona persistenza. (30,00)
Seconda fascia
Narin, di Giacosa Carlo: il colore è rubino-granato, di media intensità; bel naso, elegante, con sentori di fiori appassiti e frutta speziata; buona la struttura alla bocca, tannino deciso ma non fastidioso, note chiane e buona persistenza. Interessante il prezzo. (16,00)
Bric Mentina, di La Cà Nova: dal colore granato non molto intenso; media anche l’intensità olfattiva, con note floreali di fiori appassiti, buona l’eleganza; strutturato alla bocca, elegante, con tannino deciso ma ben fuso, buona la persistenza. Decisamente favorevole il prezzo. (13,50)
Bric Ronchi, di Rocca Albino: il colore è granato-rubino di discreta intensità; non molto intenso al naso, elegante, delicato, ampio, floreale (fiori appassiti) e con note di erbe officinali; di buona struttura, con un buon frutto alla bocca, tannino non fastidioso e buona persistenza. Notevole il naso. (29,00)
Rabajà, di Cascina Luisin: granato di media intensità, con unghia aranciata; buona l’intensità olfattiva, con sentori speziati e note calde d’umidità e di sottobosco; strutturato alla bocca, con un buon frutto speziato, tannino deciso ma non fastidioso ed accenni di legno, lunga la persistenza. (28,50)
Martinenga, di Tenute Marchesi Gresy: dal colore granato scarico; bel naso, elegante, con un buon frutto e sentori di fiori appassiti; elegante anche alla bocca, con frutto speziato e legno ben percepibile, lunga la persistenza. Naso notevole. (36,00)
Noemy, di Vigin: granato di buona intensità con unghia aranciata; notevole il frutto al naso (ciliegia), intenso, pulito, di grande piacevolezza; buono il fruttoalla bocca, con tannino deciso e note di legno. Naso molto interessante, come pure il prezzo. (16,00)
Lorens, di Eredi Lodali: granato-aranciato di media intensità; fiori appassiti al naso, frutta speziata, sentori di sottobosco, note chianatee di rabarbaro; buona la struttura alla bocca, tannico ma al contempo morbido, note chiante, buona la persistenza. (32,00)
Cascinotta, di Negro Angelo: dal color granato luminoso di buona intensità; intenso al naso, alcolico, ampio, con note di fiori secchi in evidenza e setti di frutta speziata; buona la struttura alla bocca, floreale, con tannino netto che ricorda la pellicina delle castagne, lunga la persistenza. (19,00)
Santo Stefanetto, di Busso Piero: color granato; pulito al naso, elegante, mediamente intenso, con un piacevole frutto, note speziate e di fiori appassiti; buona la struttura alla bocca, elegante, speziato decisamente tannico e dalla lunga persistenza. (32,00)
Ovello, di Cascina Morassino: il colore è granato-rubino di buona intensità; bel naso, mediamente intenso, caldo, con sentori di frutta matura, spezie e fiori appassiti; strutturato alla bocca, tannico, snote di frutto maturo e legno percepibile. Un vino muscoloso e dal naso interessante. (25,00)
Terza fascia:
Gallina, di Lequio Ugo: dal colore granato-rubino di buona intensità; alcolico al naso, speziato, con sentori di frutta matura; buona la struttura alla bocca, alcolico, fruttato, con speziatura decisa ( pizzicava leggermente), tannino ben fuso e buona persistenza. (26,50)
Rombone, di Nada Fiorenzo: dal color granato luminoso, di buona intensità; alcolico al naso, caldo, con note umide e sentori fruttati-speziati; buona la struttura alla bocca, tannino deciso, speziato (quasi piccante), buona la persistenza. (Prezzo non comunicato)
Montestefano, di La Cà Nova: granato-rubino di media intensità; media anche l’intensità olfattiva, caldo e con note di frutto maturo; buona la struttura alla bocca, morbido, speziato, con sentori di legno e buona persistenza. Interessante il prezzo (14,00)
Basarin, di Adriano Marco e Vittorio: dal color granato scarico, luminoso; frutto maturo al naso, leggermente speziato; strutturato e tannico alla bocca, un poco verde. Prezzo interessante (14,00)
Vitalotti, di Boffa Carlo: color granato non molto intenso; di media intensità olfattiva, con un buon frutto e sentori di fiori appassiti; buona la struttura alla bocca, tannino deciso, buon frutto e buona vena acida, lungo. (20,00)
Rio Sordo, di Cascina Bruciata: color granato-aranciato; intenso al naso, speziato (cannella), con sentori di frutta e di erbe officinali; strutturato, tannico ma senza morbidezza, con un bel frutto speziato e buona persistenza. (21,00)
Rio Sordo, di Cascina delle Rose: color granato scarico; bel naso, intenso, pulito, speziato, fruttato; di media struttura con un tannino piacevole, speziato e mediamente persistente. (19,50)
Bernardot, di Ceretto: granato di media intensità; buona l’eleganza olfattiva, don sentori di frutto speziato e fiori appassiti; buon frutto alla bocca, speziato, con tannino deciso ma non fastidioso, note di legno. (45,00)
Basarin, di Negro Angelo: color granato luminoso, di buona intensità; alcolico al naso, fruttato-speziato e con sentori di fiori appassiti; di buona struttura, morbido, alcolico, con tannino deciso e sentori di castagne, buona la persistenza. (27,00)
Canova, di Ressia: granato di buona intensità; di buona intensità olfattiva, speziato, con note chinate e di rabarbaro, buono il frutto; di buona struttura, asciutto, con tannino deciso, sentori di legno e buona persistenza. Naso interessante. (20,00)
Pajorè, di Rizzi: color granato non molto intenso, con unghia aranciata; bel naso, elegante, con un buon frutto e sentori di fiori appassiti; elegante alla bocca, tannico, asciutto, con note chinate. (20,00)
Da menzionare inoltre: La Ganghija; Casot, di Boffa Carlo; Pian Cavallo, di Negro Giuseppe; Giaia Fratin, di Piazzo; Ro Sordo, di Ca’ Romè; Asili, di Giordano Luigi; Prunotto.
Chiudiamo infine con i produttori che non presentavano vini dell’annata 2006, e dei quali abbiamo assaggiato i prodotti del 2005, solamente due per la verità, si tratta di:
Marcorino, di Cantina del Glicine: il colore è granato rubino non molto intenso; di media intensità olfattiva, elegante e pulito, floreale-fruttato; equilibrato alla bocca, anche se con legno ancora percepibile. Un vino dalla notevole eleganza olfattiva, che ha ottenuto la nostra migliore valutazione in assoluto. (23,00)
Barbaresco, di Castello di Verduno: granato di media intensità, con unghia aranciata; bel naso, elegante, fine, delicato, con accenni di rabarbaro; buono l’equilibrio alla bocca, con tannino deciso e leggermente amarognolo. Un vino notevole, soprattutto al naso, e dall’interessante rapporto qualità/prezzo. (16,00)
Altri vini, sia del 2005 che del 2004 sono stati assaggiati velocemente in piedi e quindi non riteniamo corretto fornirne valutazioni affrettate.
Lorenzo Colombo
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