Rancate è una frazione del comune di Triuggio, nella recente provincia di Monza e Brianza; qui su un pendio esposto a sud, a 370 mt slm, in località Ronco Vecchio, c’era un vecchio vigneto.
Nel 2004, dopo aver fatto analizzare il suolo, ed avendoci trovato una forte componente argillosa, gli amici Rolando e Carlo hanno deciso di reimpiantarvi duemila ceppi di Merlot, allevati a Guyot, affidandone la cura a Cesare Bosio, produttore in quel di Franciacorta.
Nel 2007, da quelle uve, vinificate presso l’azienda La Costa, di Perego, sono uscite 500 magnum di "NON LO SO", questo infatti è il curioso nome dato al vino.
Galvanizzati da questa prima produzione i due amici hanno deciso di passare alla conduzione biologica del vigneto, ma sfortuna loro, l’annata 2008 è stata caratterizza da una notevole piovosità, di conseguenza non avendo forzato la mano con i trattamenti, non hanno praticamente raccolto uva.
L’anno seguente, memori di questa esperienza, hanno ben pensato di tutelarsi un poco, quindi, sempre una viticoltura rispettosa del vigneto e dell’ambiente, ma, anche in funzione del clima brianzolo, non propriamente secco, qualche trattamento è stato fatto, superficiale, quando possibile, e sistemico quando non se poteva fare a meno.
Dopo i diradamenti, che hanno ridotto la produzione di circa il trenta percento, si sono ottenuti dodici ettolitri di vino, che sono finiti in 1.500 tra bottiglie e magnum.
I due amici si sono nel frattempo attrezzati anche in cantina, comprando una piccola pigiadiraspatrice e l’attrezzatura di base per la vinificazione.
Il mosto, è stato fatto fermentare in acciaio, con una macerazione di circa sette giorni, durante i quali si sono succeduti sia follature che rimontaggi; l’affinamento si è svolto parzialmente in legno (tonneaux da sette ettolitri) e parte in acciaio, per circa un anno, durante il quale sono stati effettuati quattro travasi. Dopo l’assemblaggio finale, il vino è stato infine imbottigliato nei primi mesi del 2011, il tutto senza chiarifiche ne filtrazioni.
Nel 2010, il numero di bottiglie sarà simile, mentre si ipotizza un aumento delle stesse a partire dalla vendemmia 2011, annata che cambierà anche le caratteristiche del vino. Nel 2008 infatti, è stato effettuato un nuovo impianto: altri 1.000 ceppi di Merlot, ed altrettanti di Cabernet Franc.
Il vino che noi abbiamo assaggiato è il frutto dell’annata 2009; il colore è rubino luminoso, di buona intensità, l’unghia è violacea.
Pulito al naso, speziato, si colgono vaniglia, cannella ed una leggera nota di pepe fresco, con un buon frutto rosso ed accenni di tabacco, buona l’eleganza complessiva.
Di media la struttura alla bocca, morbido, con una buona venatura speziata ed un fin di bocca piacevolmente amaricante e sapido, buona infine la persistenza.
Un vino non molto complesso, più giocato su note d’eleganza che non di muscolosità, -peraltro assai difficile da ottenere in una simile zona- ma di buona e piacevole bevibilità.
Consideriamo inoltre che il vigneto è assai giovane, e quindi c’è da aspettarsi un sicuro miglioramento nelle prossime annate.
Di questo vino ci inoltre piaciuta molto l’etichetta, e non da ultimo la dedica in retroetichetta;
ai curiosi, soprattutto se brianzoli, ne consigliamo l’assaggio (del vino) e la lettura (della retroetichetta ovviamente), peccato che la cosa non sia così semplice.
Il vino infatti non è in vendita, però, presentandovi presso l’Enoteca Cattaneo, a Carate Brianza, e dicendo che il nostro articolo vi ha incuriositi, non è detto che una o due bottiglie riusciate a portarvele a casa.
Lorenzo Colombo
Per maggiori informazioni:
Enoteca Carlo Cattaneo
www.enotecacarlocattaneo.it
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